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Lega del cane, sei rinunce di proprietà in pochi giorni: è questa la nuova piaga in città

Storie tristissime quelle che racconta la presidente Paola Canonico, con il dramma del covid che ha portato alla scoperta di situazioni incredibili: "La gente si stufa, noi accogliamo tutti, ma i costi sono enormi e ci serve aiuto"

Sei rinunce di proprietà in pochi giorni: è questa la piaga che si registra in città. L'abbandono come siamo abituati ad immaginarlo, cioè di cani lasciati liberi chissà dove, non è più un problema a Pescara e in generale nelle zone urbanizzate se non, di rado, nelle zone di campagna, ma quello delle rinunce di proprietà sta diventando un fenomeno sempre più diffuso. E se è vero che sono tanti i molossi e cani terrier come i pitbull che sono finiti in canile perché di proprietà di persone finite in carcere, o perché di persone abusive sgomberate dagli appartamenti o, appunto, perché lasciati legati ai cancelli del canile, ce ne sono tanti altri di cui ci si libera improvvisamente, persino dopo 11 anni di vita insieme. E' accaduto anche questo nei giorni scorsi al canile di Pescara e a raccontarci di questo orribile fenomeno che, tra l'altro, a volerci mettere anche del cinismo se possibile, significa ulteriori costi per i volontari e le casse pubbliche, è la presidente della Lega del cane di Pescara Paola Canonico. Costi che durante la pandemia si sono triplicati vista la tanta assistenza che è stata data a chi al suo amico a quattro zampe voleva rinunciare perché non più in grado neanche di comprargli le crocchette. Situazioni che hanno portato alla scoperta di un altro fenomeno sommerso: la vita reclusa di padroni e animali, padroni spesso anziani o disabili e completamente soli.

Ciò che lascia senza parole, parlando con Canonico, è che è molto più rara la situazione in cui la rinuncia di proprietà è inevitabile rispetto a quella in cui la motivazione è a dir poco futile: dal cambio di casa, a fantomatiche allergie improvvise, alla non volontà di accudire il cane anziano di un genitore morto e così via. Cani troppo spesso adulti quelli che cui si rinuncia che la loro vita, quasi certamente, spiega con rassegnazione la presidente, la finiranno in canile senza che nessuno possa loro far comprendere cosa sia accaduto perché loro la parola “rinuncia” non sanno neanche cosa significhi. Nonostante per molti la motivazione non sia sufficiente valida, cosa che consentirebbe al Comune di non farsi carico della spesa di accoglienza dell'animale, aggiunge, si tende sempre a prendergli quegli animali perché almeno una chance di essere amati, ce l'hanno. “A Pescara – spiega Canonico – c'è un problema di adozioni superficiali e di mancate sterilizzazioni. Sono ancora troppi quelli che fanno accoppiare le loro cagnette e poi danno i cuccioli a non si sa chi. E le storie che ci racconta, solo di questi ultimi giorni, sono difficili da commentare”.

ALCUNE STORIE DI CANI CUI I PADRONI HANNO "RINUNCIATO"

In canile sono arrivati due cuccioli di 6-7 mesi, incroci di pastore abruzzese, presi da un ragazzo che ha poi deciso di trasferirsi all'estero e ora i suoi genitori non vogliono prendersi cura dei due animali; c'è una cagnetta di tre anni che ha sempre vissuto sola sul balcone; altro esempio quello di un cane preso per una persone con dei problemi che ha vissuto cinque anni in un metro per un metro: “è stato riempito di psicofaramci e si è mangiato la coda. Entrerà in canile non ne uscirà”, aggiunge Canonico sottolineando che per casi così, quando consigliato da uno psicologo, esistono centri per la pet-terapy adatti. Nella lista c'è anche una piccola jack russel di 6 mesi “che hanno lanciato oltre il cancello del canile con tanto di guinzaglio e pettorina”, chiosa la presidente della Lega del Cane di Pescara. Inutile dire che non ha microchip.

Storie che si fa fatica persino ad ascoltare perché ad un cane la parola “rinuncia” non gliela puoi certo spiegare e per loro c'è solo il dolore del distacco, sebbene in alcuni casi sia meglio così a sentire certe storie.

“La maggior parte dei problemi c'è perché l'adozione avviene senza passare per i controlli delle associazioni. Noi li facciamo sia pre che post affido, ci occupiamo noi di riprenderlo e ricollocarlo se le cose non vanno bene e offriamo anche un educatore cinofilo come sostegno quindi c'è anche un'assistenza adatta. In canile non si viene e si dice 'voglio quello', si guarda alle esigenze di una persona. Se ad esempio si tratta di una persona di 70 anni gli si affida un cane già avanti con l'età perché il suo bisogno di muoversi è inferiore rispetto ad un cucciolo più adatto, magari ad una giovane coppia. Stessa cosa se entro in una casa dove mi fanno mettere le pattine: sai di non potergli dare un cucciolo che fa bisogni per tutta casa, tornerebbe subito indietro. In quel caso può andar bene un cane che ad esempio ha già un anno un anno e mezzo”.

Alcuni dei cani ospitati in canile, molti dei quali per rinuncia di proprietà

I DRAMMI DI PADRONI E CANI SCOPERTI DURANTE LA PANDEMIA

Un problema quello della mobilità che ha portato alla scoperta di un ulteriore fenomeno sommerso durante la pandemia: quello di cani e padroni letteralmente reclusi in casa. Ci sono stati quelli che volevano rinunciare ai loro cani perché indigenti e non in grado di comprare neanche le crocchette “e di questo ci siamo fatti volentieri carico”, spiega Canonico. Certo c'è stato anche chi ne ha approfittato, ma anche chi vive in condizioni davvero difficili. Tra i tanti casi che ci racconta c'è quello di una ragazza che ha chiamato in lacrime perché il cane stava morendo soffocato. Un cane che poi ricoverato ci ha passato due settimane a spese sella Lega: 800 euro per salvarlo. Casi limite che fanno il paio con quelli che sono veri e propri drammi della solitudine che, in primis, colpiscono le persone e di riflesso anche i loro quattro zampe. E' avvenuto ad esempio, in piena pandemia, in via Palermo, ci spiega la presidente della Lega, dove un appartamento ha preso fuoco e al suo interno sono stati trovati una donna con gravi problemi di mobilità e il suo cane di otto anni: un cane che nessuno aveva neanche mai visto, perché non era mai uscito di casa. “Durante il covid – prosegue – sono uscite tante situazioni che avevano il cane che stava morendo e siamo andati a casa per praticare l'eutanasia. Parliamo di persone che non hanno né amici né parenti. Un fenomeno tanto diffuso che la protezione civile ci ha dato un permesso speciale per poter raggiungere le abitazioni”.

Covid che ha portato anche ad un altro fenomeno: tanti hanno perso il lavoro e tanti anche la casa. Le strutture in cui possono ospitarli non accolgono gli animali domestici e così, in molti casi, questi sono finiti in canile. Senza dimenticare che troppo spesso i cani vengono tolti, a volte anche a torto sottolinea Canonico, ai senzatetto che invece riescono a trattarli spesso meglio di tanti che li isolano sui balconi perché si sono stufati del giocattolo e che hanno proprio l'animale come unica compagnia. E' il caso di Rocky (lo trovate nella gallery) abituato a vivere in libertà e che or in canile, spiega la presidente della Lega del Cane, "sta impazzendo". Un appello questo rivolto proprio a chi gestisce le strutture perché si apra alla possibilità di far entrare anche gli animali.

PAGARE LE CURE PER I CANI DI PROPRIETA' E QUELLI CHE VENGONO LASCIATI IN CANILE E' ONEROSO: L'APPELLO 

Tante situazioni diverse, a cominciare da quelle determinate dalle rinunce di proprietà, che si sono tradotte oltre che nel bisogno di trovare una nuova sistemazione agli animali, anche in un grande debito per il canile: un debito da 20mila euro. Se settemila sono proprio del canile e dunque sono stati pagati dal comune, gli altri 13 sono derivati dalle carenze dimostrate dai privati. Dai cani fatti curare dai volontari perché i padroni non avevano soldi, da quelli lasciati alle porte del canile perché malati, e anche dai tanti gatti, anche di proprietà, che per incuria finiscono investiti. "Sarebbe utile  pensare ad un fondo cassa per assistere i privati indigenti", aggiunge Canonico. Ora, da pagare, restano circa 8mila euro e l'appello è a tutti perché, anche con poco, diano il loro contributo per raggiungere la cifra entro fine agosto o sarà difficile avere accesso alle cure per quelli che già in canile ci sono, ma anche per i tanti che, purtroppo, sono destinati ad arrivarci.

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