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L’Italcaccia contro il nuovo disciplinare per la caccia al cinghiale nelle ore notturne in Abruzzo

Per il presidente Gabriele Ermesino «l’attività venatoria come imposta dalla Regione va sospesa»

L'Italcaccia di Pescara esprime la propria contrarietà al disciplinare per la caccia al cinghiale nelle ore notturne.
Parliamo della decisione della Regione Abruzzo, che pochi gioni fa, attraverso una modifica al nuovo disciplinare, ha introdotto la possibilità del prolungamento dell'orario di prelievo dei cinghiali fino alle ore 24, con il ricorso a strumenti per il miglioramento della visione notturna, come visori a infrarossi, visori termici, torce e fari e, per la prima volta nella nostra regione, l'utilizzo dell'arco, che risulta una tecnica a bassa invasività e un'alternativa valida laddove l'utilizzo di un'arma da fuoco può risultare inopportuno per via del disturbo.

«L’atto emanato dalla Regione potrebbe ritenersi illegittimo in quanto in pieno contrasto con la legge nazionale 157/92 che vieta espressamente l’esercizio dell’attività venatoria nelle ore notturne soprattutto con l’uso di strumentazione non contemplata (visori infrarossi, torce, fari ecc..) e prevista nella legge stessa», sottolinea, senza giri di parole, Gabriele Ermesino, presidente provinciale della sezione di Pescara dell’Italcaccia.
«In merito alle autorizzazioni concesse all’utilizzo delle armi rigate per il “controllo”/ caccia/ abbattimenti selettivi ecc. delle popolazioni di ungulati in pianura o terreni collinari densamente abitati e coltivati», aggiunge Ermesino, «ci si chiede se in territorio pianeggiante, il tiro con armi rigate può anche avvenire in condizioni sicure: visibilità di tutto lo spazio percorso dalla traiettoria e con zona di impatto finale in forte declivio, comunque ampiamente visibile , al contrario lo stesso tiro in zone densamente coltivate inframezzate da zone cespugliate, con coltivi ad altezza d’uomo (ad es. granturco , vigneti noccioleti o frutteti a spalliera) percorse da strade comunali ma anche provinciali e statali, costituisce ad avviso dello scrivente un forte azzardo con estremo pericolo per la vita umana».

Poi il presidente provinciale di Italcaccia prosegue: «La legge prescrive che per l’uso delle armi da caccia si debba considerare come indispensabile un raggio d’azione sicuro di una volta e mezzo la gittata massima del binomio arma munizione impiegata. Pertanto l'Italcaccia provinciale, chiede che, con i poteri di pubblica sicurezza, si vieti la caccia con armi rigate e arco in tutte le aree di pianura o collinari soprattutto nelle ore notturne. Altro aspetto da non tralasciare è che attualmente il cinghiale è in piena riproduzione e allattamento dei cuccioli pertanto va, rispettato e tutelato come ogni altra specie cacciabile. Il controllo degli ungulati può essere tranquillamente risolto in molteplici altre soluzioni che, sicuramente non arrecano pericolo all’incolumità pubblica e soprattutto non arrecano pericoli ai singoli imprenditori agricoli che nelle ore notturne, molte volte, sono impegnati nel lavoro dei campi. A fronte di una netta diminuzione degli agenti preposti alla vigilanza venatoria, la possibilità di caccia durante le ore notturne porterà ad un aumento esponenziale del bracconaggio e del disturbo della fauna selvatica (non ungulati) che solitamente nelle ore notturne escono per cibarsi. Un provvedimento, quello adottato dalla regione Abruzzo che già fa storcere il naso ai tecnici e allo stesso mondo venatorio, il quale ormai da diversi decenni è stanco di sopportare i continui disallineamenti con la legge nazionale 157/92».

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