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Martedì, 24 Maggio 2022
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Emergenza Covid a Londra, il pescarese Alessio Capacchietti: “La città non si è mai fermata”

Alessio Capacchietti, un giovane pescarese che vive Londra dal 2012 dove lavora come tassista, ci racconta la sua esperienza all’estero durante il Covid-19

Alessio Capacchietti, un giovane pescarese che vive Londra dal 2012 dove lavora come tassista, ci racconta la sua esperienza all’estero durante il Covid-19.

Come ha reagito Londra alla pandemia?

«Credo che la situazione qui a Londra sia molto diversa dalla percezione che si è avuta in Italia. Faccio il tassista e ogni giorno accompagno tantissime persone da un capo all’altro della città. C’è moltissima gente che va in aeroporto e tante persone che si spostano per riunirsi con amici e magari fare anche un bel barbecue. Io mi sono fermato soltanto una settimana, ma per mia volontà, durante la quale sono rimasto a casa. Essendo un lavoratore autonomo, quindi non tutelato dallo Stato, ho dovuto adeguare il mio mezzo con un divisorio in plexiglass per poter tornare subito a lavoro».

È preoccupato?

«Sono molto preoccupato. Vedo parchi affollati tutti i giorni e gente che gira senza dispositivi di protezione. Noi, in pochi, che indossiamo guanti e mascherine, siamo i visti quasi con sospetto.  Fuori dai supermercati ci sono file ordinate e i clienti sono adeguatamente distanziati tra di loro ma molto spesso all’interno di essi si crea folla e gli addetti ai lavori non indossano dispositivi. Ovviamente le zone turistiche sono vuote dato che non ci sono visitatori che vengono da fuori e data anche la chiusura di attività di intrattenimento ma le parti residenziali della città diciamo che non hanno mai smesso di vivere. Sono molto preoccupato anche di come qui gestiscono la sanità. C’è una mia conoscente, peraltro abruzzese, che ha la febbre a 38 da una settimana e, nonostante le sue ripetute richieste di tampone, le dicono che non ci sono i presupposti per farlo. Ci sono tanti morti da Coronavirus ogni giorno in Inghilterra e credo che l’intero Paese abbia preso la cosa con molta superficialità».  

Non ha avuto l’idea di tornare in Abruzzo?

«Ovviamente la voglia di riabbracciare i miei genitori c’è. Peraltro sono ancora residente a Pescara quindi sarei potuto rientrare ma credo di aver fatto la scelta più saggia, evitando di esporre la mia famiglia al rischio del contagio. Ho deciso che a pandemia finita tornerò nella mia città e mi prenderò un bel periodo di vacanza da tutta questa vicenda».

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