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Martedì, 18 Giugno 2024
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Autismo, la Cgil sull'interruzione delle terapie per il poco budget stanziato dalla Asl: "Gravissimo, a rischio anche i posti di lavoro"

Massimo Di Giovanni (Fp-Cgil) e la rappresentante sindacale dei dipendenti della fondazione Oltre le Parole temono non solo per il benessere dei ragazzi e delle loro famiglie, ma anche per gli operatori e intanto l'Angsa diffida alla Asl

Non ci sono solo i ragazzi e i bambini che non si vedranno più erogare il servizio con pesanti conseguenze su di loro e sulle loro famiglie, a rischio ci sono anche i posti di lavoro dei professionisti che lavorano per la fondazione Oltre le Parole. Professionisti che nella struttura pescarese che da lunedì vedrà dovrebbe vedere ridursi drasticamente il numero dei ragazzi presi in carico (35 utenti in ambulatorio e 25 al centro diurno), sono più di 30. A lanciare l'allarme sono Massimo Di Giovanni (Fp Cgil) e la rappresentante sindacale dei dipendenti nonché psicologa della fondazione che eroga le terapie.

Sedici le famiglie che da lunedì 13 febbraio vedranno letteralmente stravolgersi le loro vite con le lettere di dimissioni dei figli già arrivate: il budget stanziato dalla Asl, questo ha denunciato l'Angsa Abruzzo (associazione nazionale genitori persone con autismo), non è sufficiente e l'effetto cascata del problema, se non si troverà una soluzione, sarà inevitabile. Un problema serio che non coinvolge solo Pescara, ma anche Celano dove la fondazione ha un altro centro che accoglie 17 ragazzi e dove lavorano 10 operatori e per il quale non sarebbe stato previsto alcun budget. Da sottolineare che il centro pescarese è sia ambulatoriale con il servizio che viene erogato il pomeriggio ai bambini, sia centro diurno per i ragazzi che hanno terminato il percorso scolastico e che lo frequentano la mattina. Proprio questi ultimi sarebbero i maggiormente penalizzati con 13 di loro che non potranno più usufruire delle percorso terapeutico Aba (Applied behaviour analysis). 

“Le società e le fondazioni che erogano il servizio lo fanno in virtù degli accreditamenti e attraverso i bandi delle Asl: si tratta quindi di un servizio esternalizzato. È chiaro che – dichiara a IlPescara Di Giovanni – nel momento in cui si riducono i pazienti, cosa che quando parliamo di autismo non dovrebbe neanche essere un tema da discutere per le terapie vanno garantite senza se e senza ma, il rischio che si perdano anche i posti di lavoro è evidente. Se il servizio venisse meno, come ormai sembra evidente, educatori professionali, psicologi, logopedisti, tecnici della riabilitazione psichiatrica, terapisti della neuro e psicomotricità potrebbero perdere l'occupazione. Un problema grave a fronte di quello ancor più grande della perdita di continuità delle terapie che per questi ragazzi sono importantissime”.

Le dimissioni, ci viene spiegato, saranno fatte in ordine cronologico e cioè in base alla data d'ingresso dei ragazzi: chi è arrivato ultimo paga il prezzo più salato. Una situazione “sconcertante” aveva denunciato già l'Angsa e a farle da eco ci sono i sindacalisti laddove l'Azienda sanitaria dovrebbe essere ben consapevole di quanti sono gli utenti e dunque avere contezza dei fondi necessari a garantire il servizio. Questo perché, ci spiega la referente sindacale, alla fondazione i ragazzi arrivano a seguito della cosiddetta valutazione Uvm della Asl e cioè dopo la visita fata dall'equipe interna dell'unità di valutazione multidimensionale “che stabilisce il numero di ore, le figure necessarie e il tipo di setting riabilitativo che ciascun paziente deve seguire”. Percorsi terapeutici che non possono essere interrotti, sottolinea, perché parliamo di ragazzi che seguono una routine, con gravi difficoltà che se si trovano di fronte ad un cambiamento improvviso possono avere reazioni difficili da controllare sfociando anche nell'autolesionismo.

Il timore ora, oltre che per le conseguenze che si avranno sui ragazzi se non si farà un passo indietro, è quello che si perdano posti di lavoro tra licenziamenti e casse integrazioni. La fondazione, fa sapere la rappresentante sindacale, ha chiesto chiarimenti alla Asl, ma risposte ad oggi non ne sarebbero arrivate. Per questo l'Angsa ha inviato una diffida alla Asl perché sia convocato, come già richiesto, un tavolo di confronti e si trovi una soluzione che dia una risposta ai pazienti, alle loro famiglie e anche agli operatori. 

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