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Domenica, 14 Agosto 2022
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Infortuni sul lavoro: 1.567 quelli registrati nel Pescarese nei primi 5 mesi del 2022, la crescita è del 55 per cento

La denuncia della Cgil: la regione terza a livello nazionale, la crescita è del 66 per cento su tutto il territorio, tra i fattori che hanno determinato la crescita la precarizzazione, per il sindacato servono decise e immediate azioni di prevenzione e controllo

Abruzzo maglia nera per gli infortuni sul lavoro: nel periodo gennaio-maggio 2022 l'aumento è stato del 66 per cento rispetto allo stesso periodo del 2021 e il dato è peggiore di quello che si registra nel resto d'Italia, dove la crescita media è stata del 48 per cento. La regione è dunque terza nella triste classifica: peggio fanno solo Campania e Liguria. A denunciarlo e a parlare di conferma delle preoccupazioni già espresse è la Cgil Abruzzo-Molise, per voce del segretario regionale Francesco Spina.

Dei 7.628 infortuni sul lavoro registrati nei primi mesi dell'anno (3.046 in più rispetto al 2021), 1.567 riguardano la provincia di Pescara dove si registra una crescita del 55 per cento. Provincia peggiore in termini percentuali, anche a livello nazionale, quella di Teramo he con i suoi 1.208 infortuni ha raddoppiato il triste dato registrandone il 109 per cento in più.A livello numerico la provincia peggiore è Chieti dove gli infortuni sul lavoro nei primi 5 mesi del 2022 sono stati 2.333 pari al 56% in più. Chiude L'Aquila con 1.411 infortuni e un incremento del 45 per cento.

.”Un aumento causato in particolare da scelte organizzative volte ad affrettare i tempi di lavorazione sia per ragioni di offerta commerciale, che per 'corsa al bonus – denuncia Spina - . Non è un caso, infatti, che se si escludono gli 'infortuni Covid', ad essere maggiormente colpiti sono i settori del trasporto e magazzinaggio (794 infortuni) e quello delle costruzioni (367). “A ciò si somma la sempre più elevata precarizzazione del mondo del lavoro (ogni 10 nuovi contratti, 8 sono precari e 3 di questi di durata inferiore ad un mese) – incalza -. Una condizione che espone maggiormente al rischio infortuni: scarsa conoscenza della professione, formazione spesso assente, elevata ricattabilità di chi rischia di non vedersi rinnovato il contratto nel caso denunci problemi di sicurezza, sono il 'mix perfetto' perché aumenti il rischio di incidenti”.

Per la Cgil quello che serve è dunque un immediato “intervento energico e risolutivo che metta la sicurezza sul lavoro al centro di azioni preventive e di controllo. Le aziende devono investire in sicurezza, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte e dell'esposizione ai rischi; la cultura della sicurezza deve diventare una costante nella formazione, a partire dai percorsi scolastici; gli enti preposti ai controlli devono essere messi in condizione di operare davvero, aumentando le somme a disposizione per evitare che arrivino sempre e solo troppo tardi. Il lavoro, sicuro, stabile e retribuito in maniera adeguata, deve essere lo strumento di crescita di un Paese e di una regione in cui – conclude il segretario regionale del sindacato - va invertita la tendenza che continua a scaricare su lavoratrici e lavoratori i costi sociali di scelte che non vengono fatte”.

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