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Martedì, 16 Agosto 2022
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Nella riserva dannunziana rinascono i primi pini e sono "figli" di quelli divorati dalle fiamme

Se l'uomo è chiamato a fare la sua parte, la natura la sua la conosce benissimo: sono alti "solo" 20 centimetri i nuovi esemplari, ma sono il simbolo più autentico di una rinascita possibile

Morire e rinascere. E' la grandezza della natura. E la natura, ancora una volta, ci dona una grande lezione. Rinascono i pini all'interno della riserva dannunziana e alcuni di loro hanno già raggiunto i 20 centimetri.

Niente, si dirà, rispetto alla maestosità di quelli che abbiamo visto andare letteralmente in fumo il 1 agosto 2021 quando il grande polmone verde della città è stato avvolto dalle fiamme. Momenti drammatici e di grande paura. Impossibile dimenticare l'evacuazione della zona, con persone portate via di peso dai soccorritori, ma anche i volti dei tanti cittadini che con secchi e catini volevano dare il loro contributi. Immagini che rimarranno impresse nella memoria di chi c'era che diventeranno il racconto del dramma, ma anche della grandezza e la maestosità della natura che oggi, con forza, si riprende il suo spazio. Certo, perché non subiscano danni e crescano in sicurezza c'è bisogn della mano dell'uomo e nello specifico degli esperti chiamati a raccolta dall'amministrazione subito dopo i fatti per avviare un lento, ma deciso cammino verso la rinascita della riserva. Quei semi che oggi sono piante, però, sono proprio quelli caduti dalle pigne delle piante distrutte dall'incendio che su quei terreni bruciati hanno riportato la vita. Sì perché le pigne, in particolare quelle del pino d'Aleppo, si schiudono con le fiamme facendo cadere quei semi che oggi sono già nuovi piccoli alberi. 

A spiegare come la riserva sta rinascendo è il generale Nevio Savini intervenuto oggi insieme al professor Gianfranco Pirone alla conferenza stampa convocata dal sindaco Carlo Masci, cui hanno preso parte anche il vicesindaco Gianni Santilli e l'assessore comunale Albore Mascia, per fare il punto sullo stato dei lavori di ripristino ed annunciare che, nella disponibilità dell'amministrazione, entreranno 1 milione e 200 mila euro di risarcimento danni che proprio alla pineta saranno destinati.

Ad andare a fuoco, spiega Savini, sono stati 11 ettari complessivi della riserva. Un incendio devastante perché, sottolinea, si è trattato di un incendio di chioma ed ha dunque sprigionato energie elevatissime portando a focolai secondari a distanza e tutti noi le fiamme che sono arrivate fino agli stabilimenti balneari, ce le ricordiamo bene. Già a novembre il gruppo di lavoro ha presentato all'amministrazione una relazione. Un decalogo sulle azione e breve e medio termine utili a ricostruire la copertura vegetale. “Ad oggi – sottolinea Savini – sono state tutte compiute”. Se a permettere la rinascita dei pini sono stati proprio quelli che da quell'incendio non si sarebbero salvati verso i quali compito dell'uomo è oggi la tutela perché possano un giorno diventare grandi come quelli che li hanno generati, per altre specie arboree, le cosiddette latifoglie come l'olmo e l'alloro, si è proceduto al taglio “sulla base della rigenerazione agamica”, ha spiegato ancora Savini, per cui grazie all'emissione dei cosiddetti polloni, dei fusti sostitutivi se così possiamo definirli, rinascono dallo stesso tronco.

I pini rinati, intanto, aggiungono il sindaco Carlo Masci e il vicesindaco Gianni Santilli, sono stati segnalati da chi sta lavorando all'interno della pineta con delle bandierine e su di loro, anche grazie all'università dell'Aquila, il monitoraggio è costante.

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