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Giorno della Memoria, i Testimoni di Geova ricordano anche a Pescara le "vittime" dimenticate del Terzo Reich

Furono oltre 13mila quelli perseguitati, ricorda la comunità religiosa che pagò il suo caro prezzo durante l'occupazione nazista in Europa. Nella giornata mondiale dedicata al ricordo della Shoah, anche loro ricordano le loro vittime perseguitate o uccise per essersi rifiutate di abbandonare la loro fede e aderire al regime

In occasione della Giornata della Memoria che si celebra il 27 gennaio i Testimoni di Geova, anche quelli di Pescara e di tutto l'Abruzzo, ricordano le vittime che anche tra di loro fece il regime nazista: vittime “dimenticate” sottolinea la comunità. La data è quella con cui si ricorda la liberazione di Auschwitz Birkenau, il più grande campo di concentramento e sterminio nazista dove in tanti trovarono la morte.

Tra qui 6 milioni di vittime dunque, ricordano i Testimoni di Geova, c'erano anche loro. Dei circa 35mila presenti nell'Europa Occupata circa 13mila 400 furono vittime della persecuzione: 11mila 300 furono quelli arrestati, 4mila 200 quelli mandati nei campi di concentramento, circa 600 bambini furono sottratti alle loro famiglie con la persecuzione che riguardo 1.250 Testimoni di Geova. Almeno 72 furono quelli uccisi con l'eutanasia, altri 548, tra cui minori, morirono per esecuzione o per omicidio volontario. Si stima che circa 6mila furono detenuti in prigioni o campi ci concentramento per un totale di 1.600 persone che persero la vita per mano dei nazisti.

“I testimoni di Geova, che nel Terzo Reich subirono un’implacabile persecuzione, sono tra le cosiddette vittime dimenticate del regime nazista – sottolinea il professor Detlef Garbe, ex direttore del Memoriale del campo di concentramento di Neuengamme -. Per decenni sono stati ignorati nonostante il fatto che un considerevole numero di testimoni di Geova subì persecuzione e morte”. La loro cola sarebbe stata quella di rifiutarsi di imbracciare le armi e conformarsi all'ideologia nazista.

“I testimoni di Geova erano l’unico gruppo cristiano sotto il Terzo Reich a essere contrassegnato da un simbolo specifico per i prigionieri: il triangolo viola. Erano perseguitati solo sulla base delle loro

convinzioni religiose - sottolinea Luca Didò, portavoce dei Testimoni di Geova di Abruzzo e Lazio -. I nazisti offrirono loro la libertà se avessero rinunciato alla loro fede e avessero sostenuto il regime. Eppure hanno avuto il coraggio di attenersi ai valori cristiani: la lealtà a Dio e l’amore per il prossimo”, conclude.

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