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20 marzo, giornata mondiale della felicità, ma un italiano su due è scontento

Il 55,5% della popolazione

Un italiano su due è scontento, anche oggi, 20 marzo, giornata mondiale della felicità. Tutta colpa, come è facile immaginare, della situazione attuale, ossia dell’emergenza Covid-19. Il 55,5% della popolazione, per la precisione, è insoddisfatta, vive la propria vita nell’incertezza (sindrome della capanna) non riesce nemmeno a fare previsioni a breve e lungo termine.

Tutto ciò emerge dall’indagine condotta da Unione europea delle cooperative (Uecoop) sui dati dell’ultimo rapporto Best Istat.

I più scontenti sono in Campania (68,3%), Sicilia (60%) e Lazio (58,9%).

La crisi economica e l’emergenza sanitaria stanno condizionando la percezione di famiglie e imprese sulla situazione attuale e sul medio periodo con solo poco più di 1 italiano su 4 (28,9%) che esprime un giudizio positivo sulle prospettive future. Un trend pessimista influenzato dalla lunga guerra contro il Covid che sta logorando il tessuto sociale e imprenditoriale.

Nel 2020 hanno chiuso quasi 100 imprese cooperative ogni mese con quasi tutti i settori colpiti – spiega l’analisi di Uecoop su dati Unioncamere – dalle costruzioni ai servizi, dalle attività professionali allo spettacolo, dalla sicurezza al commercio, dalla logistica all’istruzione per un comparto cooperativo che a livello nazionale impiega oltre un milione di persone.

Fra le imprese cooperative 1 su 5 (21%) pensa che nel 2021 non ci sarà alcuna ripresa a causa delle pesanti conseguenze dell’emergenza Covid con bilanci in rosso, tagli del fatturato e crollo dei consumi, mentre per oltre la metà delle aziende (51%) teme che ci vorrà almeno un anno per vedere la partenza di qualche piano legato alle risorse europee.

Una situazione preoccupante che rende ancora più urgente da una parte lo sblocco e il potenziamento del piano vaccinale per uscire prima possibile dalla situazione di emergenza e dall’altra serve un rapido ed efficiente utilizzo delle risorse europee del Recovery Plan. Anche se il 65% delle imprese pensa che bisognerà aspettare almeno la seconda metà del 2021per una ripresa dell’economia.

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