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Scuola, gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione manifestano contro il precariato: appuntamento in piazza Salotto

Sabato 25 marzo dalle 16 arriveranno da tutto Abruzzo i precari "più precari" del sistema scolastico riunitisi nel Misaac per chiedere al governo l'approvazione del disegno di legge che li riconoscerebbe come personale scolastico a tutti gli effetti

I precari “più precari” della scuola, come si definiscono, scendono in piazza in tutta Italia e lo fanno anche a Pescara dandosi appuntamento per un flash-mob in piazza Salotto sabato 25 marzo alle 16. Sono i professionisti che si occupano di accompagnare nella comunicazione e l'inserimento i ragazzi titolari di 104, ma loro non dipendono dal ministero: arrivano dalle cooperative, eppure è al governo che si rivolgono perché approvi il ddl 236 del 2022, ovvero il disegno di legge per l’introduzione del profilo professionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione nei ruoli del personale scolastico promosso dall'onorevole Bucalo (Fratelli d'Italia).

Alla manifestazione pescarese parteciperanno i precari di tutto Abruzzo ma anche alcuni ragazzi che usufruiscono del servizio e i loro genitori. Il Misaac, il movimento che rappresenta questi professionisti in una nota spiega chiaramente il perché della protesta rivolgendosi a tutti: enti, sindacati e società civile. “Noi siamo sempre più poveri”, gridano a chi dice di voler combatter il precariato. “Svolgiamo un lavoro assistenziale scolastico essenziale per i nostri alunni, per garantirgli la vera ed effettiva inclusione, lavoriamo a fianco di loro ogni giorno, non ci assentiamo neppure quando per mesi non veniamo pagati - sottolineando riferendosi al fatto che i pagamenti sono ad ore e quando la scuola non c'è come in estate per loro non ci sono compensi - Eppure, nonostante i titoli, le competenze, la professionalità, l’esperienza che abbiamo acquisito negli anni, siamo pagati con 6-8 euro l’ora lorde, quando veniamo pagati, con un lavoro di fatto a cottimo”, denunciano. Un costo che varia da Regione a Regione.

“Ci chiamano in diversi modi - aggiungono - Assistenti educativi, educatori professionali, assistenti scolastici e così via, ma svolgiamo tutti la medesima funzione: quella dell’assistenza all’autonomia e comunicazione in favore degli alunni con disabilità più fragili e siamo tutti figli maledettamente di un dio minore”.

In piazza ci saranno dunque per raccontare le loro difficoltà e per chiedere che quel disegno di legge, legge la diventi facendo sì che possano dipendere direttamente dal ministero. Il loro sogno, aggiunge il Misaac, è quello “di uscire da questa situazione, di essere come tutti gli altri lavoratori della scuola, a cui sentiamo di appartenere, che hanno contratti e retribuzioni certe, rispettate e che possono costruirsi un futuro migliore, che noi non possiamo neppure immaginare”.

Locandina protesta Misaac

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