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Festa della Madonna dei 7 Dolori senza venditori ambulanti: "Siamo invisibili"

Esplode la rabbia dei commercianti: "Solo ieri ci hanno comunicato che non avremmo potuto aprire le bancarelle, ma noi eravamo lì dal 2 giugno: avrebbero potuto farcelo sapere prima. Non è giusto che ci impediscano di lavorare"

La frase è inequivocabile: "Siamo invisibili". Esplode la rabbia dei commercianti ambulanti che sono stati esclusi dalla Festa della Madonna dei 7 Dolori a causa dell'emergenza sanitaria legata al coronavirus. Loro però non ci stanno, e a IlPescara.it spiegano le proprie ragioni.

«Siamo stati dimenticati da tutti - ci dice un venditore di noccioline - Ci sentiamo abbandonati, nessuno ci tutela. Solo ieri ci hanno comunicato che non avremmo potuto aprire le bancarelle, ma noi eravamo lì dal 2 giugno: avrebbero potuto farcelo sapere prima. Noi paghiamo regolarmente i contributi e tutto il resto, e non è giusto che ci impediscano di lavorare. Ci andava bene anche di metterci vicino alla chiesa, senza fare assembramenti. Avevamo predisposto tutto: la distanza di sicurezza, l'uso di mascherine e guanti... eravamo pronti, e invece l'ultimo giorno è arrivata la doccia fredda».

Proibire a queste persone di svolgere la loro professione significa creare un grosso problema di sostentamento: «Non potremo partecipare a nessuna manifestazione, nessun evento, nessuna sagra. Ma noi lavoriamo stagionalmente: se ci saltano tutte le feste, di che cosa campiamo? Non ci aiuta nessuno, non abbiamo niente e non sappiamo come fare».

Come si diceva, tutto nasce dal fatto che questo è un impiego esclusivamente stagionale: «Noi lavoriamo da marzo-aprile fino a ottobre e novembre. Se ci tolgono questa stagione ci fanno fallire. Non sappiamo con che cosa poter andare avanti. Non diamo la colpa di questa situazione al Comune di Pescara ma alla Regione, perché è quest'ultima a non dare le specifiche e a non fornirci le linee guida, come si è fatto ad esempio per i mercati rionali. Le altre regioni si stanno dando da fare in tal senso. È la Regione Abruzzo che deve dirci: "Ok, si deve fare così, la festa deve svolgersi in questa maniera etc.". Siamo messi da parte. Chiediamo maggiore attenzione da parte di chi dovrebbe occuparsi della questione».

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