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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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Caso Ferragni-Balocco, esposto del Codacons nelle procure abruzzesi: "Ingannati i consumatori"

Le procure di Pescara, Teramo, L'Aquila e Chieti si aggiungono alle 104 cui si è rivolta l'associazione per chiedere di indagare sull'ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dei consumatori. Chiesto anche alla finanza di sequestrare i conti delle società legate all'influencer

Si aggiungono anche le procure abruzzesi alle 104 a quelle cui il Codacons ha presentato un esposto a seguito della vicenda che vede protagonisti l'influencer Chiara Ferragni e il pandoro Balocco. Anche la sezione abruzzese dell'associazione a tutela dei consumatori, infatti, si è rivola alle procure di Pescara, Chieti, Teramo e L'Aquila per chiedere di aprire un'indagine sul territorio per la possibile fattispecie, specifica nella nota diffusa, “di truffa aggravata a danno dei consumatori”.

Non solo, alla guardia di finanza l'associazione ha chiesto di sequestrare “i conti delle società legate a Chiara Ferragni a tutela delle azioni di rivalsa da parte dei consumatori che hanno acquistato il pandoro griffato, i quali, anche in assenza di scontrino, possono chiedere la restituzione di quanto pagato inviando una mail all’indirizzo info@codacons.it”.

Tornando al prodotto natalizio “la campagna promozionale invitava ad acquistare un pandoro Balocco-Ferragni e spronava all'acquisto facendo capire che il ricavato della vendita sarebbe andato interamente in beneficenza”, sottolinea il Codacons. “Tutti i messaggi veicolati al pubblico per presentare l’iniziativa benefica e cioè il comunicato stampa, una pagina sul sito Balocco con l’indicazione della finalità della partnership, i post e le stories pubblicate dalla signora Chiara Ferragni – specifica l'associazione -, sono stati realizzati associando le vendite del pandoro griffato Ferragni al reperimento dei fondi utili alla donazione all’ospedale Regina Margherita di Torino, pur nella consapevolezza che la donazione era stata fatta mesi prima dell’inizio delle vendite dell’indicato pandoro”.

“Appare evidente e doveroso un intervento da parte delle competenti autorità per accertare e in caso sanzionare le pratiche commerciali sopra denunciate in quanto, sulla scia dei sentimenti solidaristici e alla sensibilità verso le cure per poveri bambini bisognosi, sono stati indotti comportamenti commerciali, ovvero l'acquisto di un determinato pandoro limited edition). Nello specifico – continua il Codacons - la modalità di presentazione della campagna per la vendita del pandoro limited edition è risultata ingannevole e aggressiva, in spregio ai consumatori, i quali sarebbero tati sensibilmente influenzati nella loro capacità decisionale, soprattutto alla luce della destinazione dei ricavati ai bambini gravemente malati. Ingannevole in quanto essa induce o comunque è risultata idonea a indurre in errore il consumatore medio inducendolo ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso o che comunque non avrebbe preso con l'auspicio di concorrere per le cure pediatriche di patologie gravissime”.

Queste le ragioni che hanno spinto l'associazione a rivolgersi alle procure italiane comprese quelle abruzzesi, chiedendo a queste “di voler utilizzare ogni strumento investigativo consentito dalla legge e dal rito allo scopo di predisporre tutti i controlli necessari per accertare quanto esposto ed in caso positivo di verificare il configurarsi di eventuali illeciti e responsabilità penali e quindi la sussistenza dei presupposti per la contestazione del reato di truffa aggravata ovvero altre fattispecie penalmente rilevanti, oltre che, in caso affermativo, di esperire l’azione penale nei confronti di eventuali autori/responsabili di fatti penalmente rilevanti”.

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