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Martedì, 24 Maggio 2022
Attualità

L'Abruzzo rischia di dire addio al brodetto e alla frittura di paranza

Se le marinerie dovessero fermarsi i nostri piatti tipici potrebbero sparire dai menù, un allarme condiviso dal presidente Confcommercio Riccardo Padovano che rincara la dose: "Tanti ristoranti a rischio chiusura, un applauso al premier Draghi"

Pensate di andare in un ristorante sulla riviera pescarese o comunque abruzzese e non trovare più sul menù il brodetto, la frittura di paranza e neanche l'arrosto di pesce rigorosamente dell'Adriatico. Il rischio c'è e per due motivi: perché le marinerie potrebbero fermarsi e non portare più pesce in porto e sulle tavole dei ristoranti e perché molti di questi potrebbero nel frattempo chiudere. Una notizia, quest'ultima, che a IlPescara la dà il presidente della Confcommercio della provincia nonché presidente Sib Abruzzo (Sindacato italiano balneatori) Riccardo Padovano cui abbiamo chiesto un commento sul se davvero rischiamo di perdere la tipicità dei nostri piatti di mare qualora le marinerie italiane, non ottenute le risposte che chiedono al governo, dovessero decidere di fermare le aziende e licenziare i dipendenti. Una domanda che giriamo a Padovano dopo quanto dichiarato oggi da Francesco Caldaroni, presidente delle marinerie d'Italia, nel corso dell'incontro tenutosi all'Aurum. Se le marinerie fermassero l'attività a oltranza allora, ha dichiarato, “non ci sarebbe più pesce nazionale sui banconi”. Non ci sarebbe dunque neanche il nostro pesce alla banchina e men che meno in tavola.

“E' l'obiettivo del presidente Draghi – dichiara Padovano con amara ironia -. Non tiene conto di queste realtà. Per noi la ristorazione e i servizi sulla costa sono un anello della fliera turistica. Un anello importante: a Roma non sanno che significa investire su queste attività produttive. Le marinerie hanno ragione quando pagano un euro e trenta il carburante: già a 0.70 centesimi vanno in crisi. Con questi numeri non conviene lavorare è meglio la disoccupazione. E sì - incalza - rischiamo di perdere i nostri piatti tipici: il brodetto, la frittura di paranza, l'arrosto alla brace. Con un po' di malizia penso che l'Europa stia raggiungendo il suo obiettivo: farci mangiare il merluzzo surgelato o che arriva da chissà dove. Io da Sulmona o da Roma a Pescara ci vengo a mangiare i piatti tipici del territorio e all'insegna della qualità. Una riflessione politica va fatta seriamente”. “Noi come Confcommercio – prosegue Padovano – siamo al finaco delle marinerie -. La filiera è preoccupata anche perché se ora si ferma il settore e poi a luglio c'è il fermo tecnico, di pesce non se ne avrà”.

Quindi l'annuncio: “Ieri sera – racconta – ho ricevuto telefonate dai molti miei colleghi. Mi hanno detto che se continua di questo passo si rischia che pure i ristoranti chiudano. Un po' non hanno personale, un po' le spese dei consumi di energia che sono aumentate fino al 200 per cento, ora si rischia di pagare una frittura 20 euro al chilo più i 4 euro di olio necessari per prepararla se addirittura di non averlo più. Il fermo della marineria significa il fermo della filiera che si portano dietro: dai grossisti alle pescherie, incluse quelle che sono nei supermercati e che vendono il pesce italiano e dell'Adriatico. Anche loro prenderanno una mazzata. Per come stanno le cose possiamo solo fare un applauso al presidente Draghi”.

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