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Martedì, 28 Maggio 2024
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Per il tecnico sanitario pescarese Prosperi inizia il lungo viaggio di ritorno dal campo base dell'Everest [FOTO]

La riattivazione della Piramide nel campo base dell'Everest e gli esperimenti scientifici in quota sono terminati fa sapere Pierpaolo Prosperi e la missione scientifica "Progetto Himalaya" ha iniziato il viaggio di ritorno

Si è conclusa, per quanto riguarda la fase sperimentale e scientifica, la missione nel campo base dell'Everest "Progetto Himalaya" che vede come capofila l'università d'Annunzio di Chieti - Pescara e alla quale partecipa anche un tecnico di fisiopatologia respiratoria dell'Uoc Pneumologia dell'ospedale di Pescara Pierpaolo Prosperi. La spedizione che è arrivata a superare quota 5 mila metri, aveva come obiettivo il campo base dove si trova la piramide laboratorio-osservatorio del Cnr italiano. Il viaggio è partito il 20 ottobre scorso con il volo da Roma fino a Katmandu, e il gruppo ha poi proseguito con un altro volo l'avvicinamento alla regione dove si trova l'Everest, prima di iniziare la lunga marcia in salita durante la quale sono stati condotti diversi esperimenti scientifici ed in particolare Prosperi si è occupato dell'adattamento del sistema respiratorio dei partecipanti con il cambiamento d'altitudine conesami spirometrici, emogasanalisi e poligrafie per valutare i disturbi respiratori nel sonno.

Da noi contattato, Prosperi ha spiegato:

"Gli esperimenti in piramide sono terminati. La piramide ha riaperto l'attività di ricerca dopo 3 anni con il nostro gruppo. Da stamattina è iniziato il trekking di rientro che ci riporterà a Katmandu fra 4 giorni dove ripeteremo nuovamente tutti gli studi effettuati in quota. Lavorare in questo centro è stata un'esperienza indescrivibile. Ovviamente non vedo l'ora di riportare i dati nel nostro centro (Uoc di Pneumologia e fisiopatologia respiratoria di Pescara) e valutarli assieme al responsabile del mio progetto Antonella Spacone primario di pneumologia)"

Il tecnico ha raccontato il suo viaggio anche attraverso la pagina Facebook, parlando di un'esperienza unica, emozionante ma anche particolarmente difficile che ha messo a dura prova non solo la resistenza fisica dei partecipanti, ma anche quella mentale considerando le condizioni estreme in cui si è svolto per gran parte del tempo il viaggio, richiedendo quindi una grande capacità d'adattamento al cambiamento d'altitudine e ai repentini cambiamenti e sbalzi termici e meteorologici. L'altitudine massima raggiunta dalla spedizione è stata 5.600 metri, il Kala Patthar che Prosperti ha definito "una delle prove fisiche più dure che io abbia mai sostenuto".

Pierpaolo Prosperi Everest

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