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Esposto di Wwf e Legambiente alla Procura per fermare l’inquinamento a Bussi

I dettagli dell'iniziativa sono stati presentati dalle 2 associazioni nel corso di un incontro davanti all'elefante in piazza Salotto

Un esposto alla Procura di Pescara per fermare l’inquinamento a Bussi sul Tirino.
È quello che annunciano Wwf e Legambiente dopo la diffusione dei dati dell'Arta sui danni che continuano a derivare dai rifiuti interrati per decenni.

Le 2 associazioni ritengondo anche «assurda la querelle giudiziaria del ministero dell'Ambiente.  

«Vogliamo sottolineare l’elefantiaco comportamento della pubblica amministrazione, ministero in testa, incapace di tutelare in tempi ragionevoli la salute dei cittadini e dell’ambiente anche a fronte di un caso clamoroso come quello rappresentato dalle discariche di Bussi Officine», dice Filomena Ricci, delegato regionale del Wwf Italia insieme a Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo, e all’avvocato Tommaso Navarra che nella lunga vicenda giudiziaria connessa alle discariche ha rappresentato entrambe le associazioni. 

«Le analisi dell’Arta», aggiunge Di Marco, «confermano che la situazione ambientale connessa a quel sito è tutt’altro che tranquilla: i rifiuti abusivamente interrati per decenni continuano a inquinare terra, acque e aria mentre tra ministero dell’Ambiente (che ha nei fatti fermato il procedimento di bonifica già avviato) da una parte, Regione e Arta dall’altra è in corso una battaglia giudiziaria francamente assurda: l’interesse di tutte le autorità competenti dovrebbe essere quello di arrivare alla bonifica e di farla materialmente pagare a chi ha inquinato: un obiettivo che andrebbe perseguito insieme confrontandosi su tavoli istituzionali, non certo in un’aula di tribunale». 

Le 2 associazioni ambientaliste ricordano che l'unica e vera giustizia può esserci con la bonifica di quella che è stata definita la discarica abusiva più grande d'Europa. Di Bussi Officine e delle sue discariche (2A e 2B, oggi al centro dell’attenzione e “Tremonti”) si parla con continuità dal 2007, dopo la scoperta (meglio sarebbe tuttavia dire la “riscoperta”) da parte dell’allora corpo forestale dello Stato di rifiuti interrati abusivamente nella discarica Tremonti: «Il vero inizio c’era tuttavia stato molti decenni prima: nel 1972 l’assessore comunale di Pescara Giovanni Contratti denunciò pubblicamente la situazione di Bussi puntando l’indice contro Montedison. Il risultato fu per lui una sorta di damnatio memoriae mentre la questione inquinamento veniva tranquillamente dimenticata alla luce dei consueti discorsi sulla salvaguardia dell’occupazione e del motto “quieta non movere et mota quietare” che troppo spesso e da troppo tempo è, non solo qui in Abruzzo, alla base della gestione della cosa pubblica».  

«Ci si è mossi dunque con 35 anni di ritardo rispetto alle prime segnalazioni», sottolineano Wwf e Legambiente, «dal 2007 a oggi sono trascorsi inoltre altri 13 anni, e i rifiuti sono ancora lì. Recentemente l’Arta ha ufficialmente testimoniato che “le attività di controllo condotte a partire dal 2015 hanno accertato l'inefficacia delle misure di prevenzione in essere nelle aree situate a monte dello stabilimento. In particolare non hanno funzionato né gli interventi di capping, ovvero di copertura e impermeabilizzazione della discarica, né il sistema di emungimento delle acque sotterranee, vale a dire il procedimento che permette di prelevare l'acqua di falda, depurarla con carboni attivi e rimetterla in circolo. Questo significa in buona sostanza che i rifiuti continuano a inquinare, il terreno, le acque e l’aria (per l'immissione in atmosfera di contaminanti volatili), in maniera certamente preoccupante».
«Per questo», spiega Navarra, «Legambiente e Wwf, che da sempre seguono le vicende delle discariche anche con la diretta partecipazione alle diverse e lunghissime vicende giudiziarie, hanno chiesto attraverso un esposto l’intervento della Procura della Repubblica perché accerti ogni responsabilità e intervenga al fine di accelerare la rimozione dei rifiuti, unica strada possibile per garantire un futuro migliore a quel territorio». 

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