Eriberto Mastromattei, la Befana "spericolata" e le sue tante bizzarre imprese

Il ricordo di un uomo che ha segnato l'epoca più bella e vivace di Pescara. Le sue iniziative stravaganti restano nella memoria collettiva

Sono passati quasi undici anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 2008 dopo una lunga agonia. Un banale incidente, (fu investito da un motorino su viale Bovio), che spense la vitalità di un uomo capace di imprese al limite della follia. Sprezzante del pericolo, dotato di un'esuberanza fuori dal comune e inventore di mode e tendenze.

Le "imprese" di Eriberto

Eriberto. Unico, inimitabile e immortale. Personaggio autentico e genuino che i pescaresi di ieri e di oggi ricordano con immutato affetto e tanta nostalgia. Proprio nel giorno dell'Epifania, la sua immagine riaffiora tra i ricordi stampati nella mente e nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. La Befana che viene dal cielo in elicottero, o dal mare cavalcando le onde con gli sci d'acqua, fa parte di quelle bizzarrie che hanno reso Pescara sfavillante e originale. I tuffi dal ponte Risorgimento per salutare l'anno nuovo, compiuti in sella ad una moto per rendere il gesto ancor più spettacolare, sovrastano le imprese nel Tevere del romano "mister Ok". Lo chalet "Albatros" trasformato in circolo tennis, palestra all'aperto, ristorante sul mare, spiaggia d'élite super attrezzata con le palme al posto degli ombrelloni e, soprattutto, salotto elegante frequentato dalla media ed alta borghesia.

DEMOLITA LA BARCA DI ERIBERTO

Eriberto osava, da buon anticonformista. Fu il primo ad indossare un pareo maldiviano, un costume maculato, un cappello di paglia sfrangiato, presentandosi a torso nudo come un moderno Nettuno, ma restando divinamente chic. Quando tutte le signore perbene e aristocratiche si recavano nel suo stabilimento con il cagnolino nella borsa, ecco lui ad accoglierle con Yuma al guinzaglio, un simpatico leoncino nato nella savana e catapultato in quella giungla pescarese, caotica e disordinata, fuori da ogni schema e da ogni regola ma terribilmente vera e divertente. Eriberto e quel megafono che amplificava il suo modo di pensare, facendo eco sui bagnanti per nulla infastiditi dai suoi messaggi a volte irriverenti e conditi da sarcasmo.

Il sogno di Eriberto

Quel lungo pontile galleggiante che doveva collegare al sogno mai realizzato dell'isola con i trabocchi, la piscina e l'imbarcadero. Un atollo artificiale rimasto incompiuto per colpa della burocrazia. La stessa che, rigida e rigorosa riguardo gli abusi edilizi e i condoni mai concessi, fa sì che la zona ristorante dello stabilimento resti in balìa del degrado e dell'abbandono assoluto. Anche del galeone, ormai, non v'è più traccia, inghiottito dall'incuria e dalla scarsa volontà degli amministratori locali. Gli attuali gestori del "Tartarughino" e del "Jambo" sono da ammirare per aver conservato parte di quell'identità storica, riposta in un tratto del lungomare che oggi si chiama "passeggiata Eriberto". Circa 200 metri di riviera che rappresentano un pezzo di storia cittadina lunga un'eternità. 

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