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Emergenza sicurezza, l'affondo di Pettinari: "Il prossimo sangue potrebbe essere il nostro"

Il consigliere regionale del M5S interviene in merito alla questione dell'emergenza sicurezza in città, attaccando le forze dell'ordine che minimizzano il problema criminalità

"Il prossimo sangue potrebbe essere nostro". Parole forti dal consigliere regionale del M5S Pettinari, che attacca le forze dell'ordine in merito alla questione dell'emergenza sicurezza in città. Pettinari da anni denuncia una situazione di illegalità e di invivibilità soprattutto delle periferie e di alcune zone del centro a Pescara, con i cittadini costretti a tacere e non denunciare per non avere pesanti ritorsioni.

Dopo gli episodi degli ultimi giorni, Pettinari chiede un aumento massiccio di forze di polizia in città e la convocazione del Conferenza regionale delle Autorità di Pubblica Sicurezza alla quale partecipano i Prefetti, i Questori, i Generali comandanti regionali dei Corpi militari e delle Forze dell’Ordine per chiedere lo stato d'emergenza al Governo:

Vorrei ricordare a Lor signori delle Istituzioni (che oggi mi considerano un nemico, un appestato da non invitarmi nemmeno più agli incontri istituzionali) che domani, quel sangue, potrebbe essere di ognuno di noi. Come lo è stato qualche anno fa in Via Caduti per Servizio.

Vi spiego come funziona. E’ scomodo ammettere la verità e darmi ragione. Riconoscere l’emergenza sicurezza significa per le Istituzioni ammettere di aver fallito e questo non lo faranno mai. Ma se serve per salvare delle vite umane va fatto. E subito! Non voglio dare lezioni a chi ne sa più di me, ma da oltre 15 anni combatto nei quartieri a rischio della mia Regione, ho diretto una organizzazione antiracket e antiusura e sono stato minacciato di morte diverse volte

Pettinari ricorda come nel 2011, quando fu attuato un controllo capillare e massiccio del territorio, Fontanelle era diventato un quartiere sicuro e vivibile aggiungendo che i cittadini quotidianamente denunciano la presenza di spacciatori nelle case popolari occupate abusivamente.

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