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Lunedì, 15 Agosto 2022
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Dragaggio del porto, presentato il progetto di fattibilità, Sospiri: "L'obiettivo è rimuovere 60mila metri cubi di sabbia"

Vertice in Regione per presentarlo, ora manca l'ultimo passaggio, ma lo smaltimento potrebbe far aumentare i costi: al momento disponibili ci sono 1 milione e 400 mila euro

“Parte l’esame definitivo del progetto di dragaggio del porto canale di Pescara redatto dall’ingegner Giovanna Brandelli, al fine di valutare la qualità dei fanghi da estrarre dai fondali e di garantire il ripristino della loro agibilità, con una valutazione autentica dei costi dell’intera operazione. Si parte con una prima disponibilità complessiva pari a 1milione 400mila euro, alla quale la Regione Abruzzo sommerà ulteriori risorse per finanziare un intervento che mira, innanzitutto, a garantire la sicurezza dei nostri operatori del mare e a restituire vitalità al nostro stesso scalo. È quanto emerso nel corso dell’ultimo vertice tecnico sul dragaggio svoltosi negli uffici della direzione marittima della Capitaneria di porto di Pescara”.

Lo annuncia il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri per il quale l'incontro è stato “un ulteriore passo avanti in avanti in una procedura sicuramente complessa, che dunque merita ogni approfondimento possibile per assicurare la sua esecutività”. Il problema dell'insabbiamento del porto, sottolinea, si potrà risolvere solo con le opere di potenziamento dello scalo e dunque con la realizzazione della nuova scogliera “che impedirà materialmente i depositi”, precisa, ma nel frattempo il materiale va rimosso per consentire ai pescherecci di entrare ed uscire in piena sicurezza.

“La Regione è stata più che tempestiva e grazie alla sensibilità del governatore Marsilio abbiamo stanziato per l’obiettivo ben 2milioni di euro trasferiti al Comune di Pescara già a febbraio 2021, e nel frattempo abbiamo svolto le procedure per affidare all’Aca di Pescara, guidata dal presidente Brandelli, l’incarico di eseguire gli esami sulla qualità ambientale dei fanghi da rimuovere dai fondali. L’Aca per accelerare quanto più possibile quelle procedure si è affidata a una struttura di certificazione toscana, al fine di non gravare ulteriormente sull’Arta – prosegue Sospiri -. Evidentemente i carotaggi sono fondamentali e obbligatori: secondo le stime, potrebbe esserci il rischio che solo il 10 per cento di quei materiali possa essere ristoccato in mare, a ridosso della diga foranea, mentre la rimanente parte potrebbe avere bisogno di un trasporto in discarica per essere smaltito come rifiuto”. Questo si tradurrebbe in un aumento di spesa e una minore quantità di sabbia rimossa.

“Il nostro obiettivo è ovviamente rimuovere non 30mila metri cubi di sabbia, ma almeno 60mila – dichiara ancora Sospiri -, fermo restando che l’ideale per garantire l’agibilità del porto è la rimozione di almeno 150mila metri cubi”. Nel corso dell'incontro è dunque stato presentato il primo studio di fattibilità. Progetto “rimesso allo studio del dottor Corropolo, al fine di fornire un parere preliminare di merito per il seguito della progettazione e la successiva autorizzazione del competente servizio rifiuti. Da questo parere dipende il quantum economico che sarà richiesto alla Regione, in aggiunta alle provvidenze finanziarie messe a disposizione dall’Autorità del sistema portuale, pari a 1milione 200 mila euro, cui si aggiungono i residui del finanziamento già concesso che ammontano a circa altri 200 mila euro”, conclude il presidente del consiglio.

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