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Martedì, 6 Dicembre 2022
Attualità Portanuova / Viale Guglielmo Marconi

Di Giampietro (webstrade) su viale Marconi: "Quella non è una zona 30"

L'architetto di webstrade.it commenta la decisione dell'amministrazione comunale di attivare la zona 30 in viale Marconi

Quella istituita in viale Marconi non è una vera zona 30. A dirlo l'architetto Giuseppe Di Giampietro di webstrade.it, che commenta la decisione dell'amministrazione comunale di porre il limite di velocità lungo l'arteria strada che, secondo Di Giampietro, soffre per un progetto nato male e a cui la moderazione del traffico non darà risposte definitive in termini di sicurezza dopo la nascita delle quattro corsie che ha creato problemi di parcheggio, di scarsa attrattiva per le attività commerciali e di gestione dell'intera mobilità sia debole che su gomma.

"La zona 30 è un'altra cosa. Certamente non è l'apposizione dei segnali e telecamere per multare chi supera i limiti di velocità o cambia corsia. La zona 30 è un trattamento ambientale, a zona della strada, diverso dal segnale Limite di velocità 30 km/h. Accanto ai segnali occorre un trattamento ambientale, delle corsie, delle pavimentazioni, delle porte di ingresso e uscita, con alberi, luci e arredi, dissuasori di velocità, che migliorano lo spazio stradale, favoriscono gli utenti deboli, facendo percepire all'automobilista di essere entrato in un dominio speciale, al di fuori del codice della strada dei 50 km/h, in cui rallentare e guardare con occhio diverso quella zona e gli altri utenti della strada.

In Italia la zona 30 è solo un segnale che indica un limite di velocità per un tratto stradale fino al raggiungimento del segnale fine zona 30. Mancano le linee guida e le raccomandazioni, con esempi e casi studio. In Europa si è sviluppata una cultura fatta di norme tecniche, raccomandazioni e best practice, in Olanda, Germania, Francia, Svizzera, ormai ricche di quasi mezzo secolo di esperienze. Una zona 30 deve essere self explaining - self enforcing, autoesplicante, chiaramente percepibile, e in grado di frenare i comportamenti scorretti. Non per i segnali o le telecamere, ma per l'ambiente "speciale" che la caratterizza."

Secondo Di Giampietro, dunque, occorre inserire degli elementi che indichino chiaramente l'ingresso e l'uscita dalla zona 30, totem portali di accesso, pavimentazioni differenziate, luci, arredi, che aiutano l'automobilista a capire di essere entrato in un dominio diverso evidenziando le corsie con minore velocità magari protette da cordoli con un colore distintivo delle corsie per il trasporto pubblico, protette da isole pedonali.

Inoltre è necessario un programma di caratterizzazione di arredi, luci, pavimentazioni, rallentatori, verde, dovrebbero aiutare l'automobilista a percepire la zona a moderazione di traffico, migliorare la percezione della zona speciale, e valorizzare la strada per tutti.

"Non bastano i segnali e le telecamere, per cambiare il modo di usare ua strada. Occorre un progetto che cambi le caratteristiche ambientali e percettive della strada. E magari discutere preventivamente il progetto con cittadini e portatori di interesse, per migliorare le soluzioni e far sentire tutti attori e protagonisti del cambiamento. Non subalterni che subiscono cambiamenti che non hanno condiviso. Anche la partecipazione dei cittadini non è un perditempo, ma un requisito fondamentale di una città europea."

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