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Detenuto evaso dal carcere, il sindacato Uilpa: "Muro di cinta, basso e inadatto alla sua funzione"

Il sindacato della polizia penitenziaria auspica che l’amministrazione penitenziaria intervenga direttamente per verificare le responsabilità dell’attuale situazione del carcere di Pescara

L'evasione di un detenuto dal carcere San Donato di Pescara, avvenuta ieri, domenica 11 luglio, riporta d'attualità il discorso relativo all'adeguatezza della casa circondariale.
Da più punti di vista viene sottolineato come la struttura penitenziaria pescarese non sia più in grado di svolgere al meglio la sua funzione.

Tra questi punti di vista c'è anche quello di Giovanni Di Ruggero, segretario generale regionale del sindacato Uilpa-Polizia penitenziaria Abruzzo.

«Dopo quasi un anno ci risiamo, un altro detenuto si fa beffe dello stato ed evade nel più classico dei modi, scavalcando un muro di cinta, basso ed inadatto alla sua funzione», scrive il sindacalista Di Ruggero, «inutili e inascoltate le segnalazioni dei sindacati di categoria, la Uilpa polizia penitenziaria da tempo denuncia la situazione gestionale e strutturale di un carcere che fatica a garantire la propria funzione sociale sia per mancanza di uomini che di direttive certe ed efficaci. Già, perché in quel carcere vediamo giornalmente personale lasciato solo a gestire l’ordinario ed ancora più solo durante le criticità. Turni di lavoro a 6 ore solo sulla carta che diventano, giorno per giorno, a 8 o più ore, e continui cambi turno fanno sì che i lavoratori non possano neanche organizzarsi la vita al di fuori del luogo di lavoro, creando così le condizioni ideali affinché lo stress lavoro-correlato diventi patologico. Il carcere di Pescara era all’avanguardia per automazione e video sorveglianza, ormai quasi tutti gli impianti automatizzati non sono più funzionanti, il personale non basta più a garantire l’ordinaria gestione delle attività necessarie ed il concetto di sorveglianza rimane tale solo sulla carta».

Di Ruggero poi aggiunge: «Parliamo di un istituto che nell’ambito dell’imminente previsione di incremento di personale, legato alle nuove assunzioni, non vedrà garantito nemmeno il turn-over legato ai pensionamenti, questo rispetto a una carenza nel solo ruolo degli agenti-assistenti prossima al 30% (- 40 unità), ovvero una carenza tale da non vedere garantiti nessuno dei diritti dei lavoratori. Come sindacato dei lavoratori auspichiamo che l’amministrazione penitenziaria intervenga direttamente per verificare le responsabilità dell’attuale situazione del carcere di Pescara, ovviamente non ci riferiamo solo all’evasione, infatti in questo caso presumiamo che sarà facile individuare un lavoratore da usare come vittima sacrificale ma, dal nostro punto di vista, vanno ricercate le responsabilità reali che risiedono nel tipo di organizzazione, o forse è meglio parlare di disorganizzazione, che si è scelto di dare al carcere che, sovente, vede disposizioni difficilmente applicabili al lavoro giornaliero e che nel complesso sembrano più studiate per garantire chi le impartisce rispetto all’oggetto della disposizione stessa, infatti è ormai divenuto “normale” affidare ad un solo lavoratore l’onere di gestire 4 o 5 postazioni di lavoro, salvo poi essere pronti a puntare il dito contro il poliziotto di turno per aver omesso di svolgere al meglio il proprio compito!?!».

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