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Sabato, 21 Maggio 2022
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Criminalità organizzata, a Pescara il rischio di infiltrazioni è alto: spaccio ed estorsione tra i reati più diffusi

La fotografia dell'Abruzzo scattata dalla Dia (Direzione investigativa antimafia) nel primo semestre 2021: non c'è radicamento, ma i legami con 'ndrangheta, mafia, camorra e sacra corona sono fortemente presenti

Se la criminalità organizzata non è una realtà consolidata sul territorio, restano alti i rischi di infiltrazione criminale attraverso imprese legate a sodalizi extraregionale in Abruzzo. La provincia di Pescara per il suo vivace tessuto economico ha un alto rischio di infiltrazione di gruppi provenienti da Puglia e Campania con sul territorio una consolidata attività illecita che va dallo spaccio di stupefacenti all'usura passando per gioco d'azzardo, truffe, estorsioni e riciclaggio che sarebbero riconducibili alla comunità rom. E' quanto emerge dalla relazione sull'attività svolta e i risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) nel primo semestre 2021. I rischi di infiltrazione criminale a Pescara, si legge nella relazione, sono resi particolarmente alti oltre che dalla vivacità sociale ed economica della città, anche dal fatto che è il centro urbano più grande della regione, uno snodo autostradale e ferroviario che collega il territorio a Roma e al sud Italia, sede di uno dei più grandi porti del territorio e realtà dotata di un aeroporto che la collega ai Paesi balcanici per cui forte è la presenza di comunità straniere, soprattutto albanesi e macedoni.

Dall'attività svolta dalla Dia emerge una sostanziale differenza tra la fascia costiera e quella dell'interno con la prima che si caratterizza per spaccio, estorsioni, sfruttamento della prostituzione e reati predatori favoriti da una maggiore presenza di gruppi criminali pugliesi e di matrice straniera, mentre la seconda risulta maggiormente esposta a fenomeni di infiltrazione economica in parte originate dalle vicine realtà campana e laziale. In riferimento alla criminalità straniera il territorio regionale è interessato principalmente dal traffico di sostanze stupefacenti: l’attuale monitoraggio dei fenomeni criminali consente infatti di affermare, si legge nella relazione, che i cittadini di origine albanese siano principalmente dediti al traffico eroina e cocaina mentre i cittadini nord-africani sono maggiormente impegnati nello spaccio al dettaglio di hashish e marijuana.

Proprio in tema di spaccio a Pescara sono stati riscontrati anche legami con la mafia siciliana e nello specifico con il clan Sparta. A giugno 2021 infatti, nell'ambito dell'attività investigativa “Red drug” è stato scoperto e smantellato un traffico di droga sull'asse Roma-Pescara-Messina che ha evidenziato la capacità del clan di interagire con altri sodalizi criminali mantenendo un consolidato e stabile collegamento criminale anche con con un clan pescarese. Altro episodio quello del 19 gennaio 2021 quando la guardia di finanzia ha eseguito una misura cautelare del tribunale di Pescara nei confronti di tre persone indiziate di aver organizzato un traffico di stupefacenti sull’asse Lombardia-Abruzzo. Il principale indagato tra loro era già stato condannato a 30 anni di reclusione per traffico di ingenti carichi di cocaina con il Sud America e di eroina con la Turchia ed è figlio di un noto boss mafioso assassinato. Sul fronte delle organizzazioni camorristiche, sul territorio si conferma la presenza di soggetti legati al cartello dei Casalesi e Belforte nonché ai gruppi napoletani Contini, Amato, Pagano, Moccia e Mallardo in riferimento all'attività di riciclaggio e, di nuovo, la vendita di sostanze stupefacenti. Secondo quanto emerge dalla relazione della Dia la criminalità pugliese in Abruzzo estenderebbe la propria influenza e orienterebbe i propri interessi anche verso i reati predatori come dimostra, tra l'altro, il recente assalto all'Ivri di San Giovanni Teatino. Intensa anche l'attività sul fronte del traffico illecito dei rifiuti e la gestione non autorizzata degli stessi. A questo proposito una delle indagini più importanti è stata quella condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Foggia e il Noe di Bari e Pescara che il 21 aprile 2021 ha portato all'arresto di sei persone nell'ambito dell'operazione “Eco”.

Per quanto riguarda la provincia dell'Aquila a far gola continua ad essere la ricostruzione post-sisma con diverse operazioni portate a termine dalle forze grazie alla ostante ed efficace l’attività del gruppo provinciale interforze nel controllo delle ditte che operano nei cantieri provinciali e nel cratere sismico al fine di prevenire l’infiltrazione mafiosa negli appalti per la ricostruzione degli edifici pubblici e privati. Sul territorio sono state anche rinvenute, nello specifico nell'area del Fucino, piantagioni di cannabis riconducibili a pregiudicati contigui a clan camorristici napoletani. Nell'aquilano cresce anche la presenza della criminalità africana e in particolare nigeriana come dimostrano li arresti eseguiti il 26 aprile 2021 dalla polizia di Stato nell'ambito dell'operazione nazionale “Hello Bross” che, proprio nel capoluogo, ha portato all'arresto del capo del gruppo Black Axe. La provincia di Chieti, invece, non sarebbe al momento particolarmente interessata da fenomeni legati alla criminalità organizzata, ma non mancano persone ad essa collegati con la costa e in particolare la città di Vasto che risulterebbe la maggiormente interessata dai tentativi di infiltrazione non solo da parte della criminalità pugliese ma anche di quella calabrese, campana e albanese. Infine Teramo dove l'interesse maggiore sarebbe quello della criminalità calabrese per gli investimenti nell’economia legale dell’area. Dall'attività svolta sembra infatti che vi sia frequentazione e contiguità di interessi tra soggetti riconducibili a contesti di ‘ndrangheta e incensurati residenti nella provincia teramana ma originari della Calabria. Tra i sodalizi criminali autoctoni di maggiore spessore storicamente operanti sul territorio teramano, si annoverano le famiglie rom dei Ciarelli, degli Spinelli, dei Di Giorgio, dei Di Rocco, dei Guarnieri e dei Levakovic che tra i Comuni di Alba Adriatica, Martinsicuro e Giulianova estendono la loro area di operatività. Gruppi dediti, in particolare, allo spaccio di stupefacenti.

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