Covid 19 e nuove povertà, parla don Marco Pagniello: "Segnato un cambiamento"

Da marzo 18mila pasti sono stati distribuiti nelle mense e 350 famiglie vengono assistite dagli empori di Pescara e Montesilvano. Ecco l’intervista al direttore della Caritas diocesana, che fa il punto della situazione di questi ultimi due mesi

Don Marco Pagniello

È cambiato sicuramente il modo di vivere, sono mutate le abitudini ma la solidarietà non si è certo fermata alla Caritas diocesana Pescara-Penne. Numerosi i servizi attivi per tutta la fase di emergenza da Coronavirus e tanti i volontari che hanno lavorato senza sosta per garantire le attività. Dal 15 marzo al 3 maggio sono stati 18mila i pasti distribuiti nelle mense di Pescara e Montesilvano e 350 le famiglie con minori assistite dai due Empori della Solidarietà. Il direttore don Marco Pagniello fa il punto della situazione di questi ultimi due mesi.

In seguito all’emergenza determinata dalla pandemia da Covid-19 i servizi erogati dalla Caritas hanno subito delle modifiche?

«L’esperienza del Covid ha sicuramente segnato un cambiamento nello stile di vita delle persone facendo emergere delle situazioni di povertà che probabilmente sono transitorie. Secondo i primi dati raccolti, abbiamo avuto un aumento dei pasti distribuiti nelle nostre mense e questo è stato dovuto anche al fatto che molti altri servizi simili sul territorio sono stati sospesi. C’è stato sicuramente un incremento della richiesta per approvvigionamento alimentare; molte famiglie si sono ritrovate improvvisamente senza reddito oppure hanno subito ritardi nella ricezione della cassa di integrazione o altre forme di sostegno e si sono rivolte a noi per i beni di prima necessità. Credo, e mi auguro, che queste siano forme di bisogno transitorie. Però ritengo che per avere una situazione più chiara dovremo aspettare ancora un po’ di tempo e cercare di capire effettivamente cosa accadrà».

Cosa accadrà secondo lei?

«Tra un mese o anche più sapremo quante attività effettivamente ripartiranno, quante riusciranno a sopravvivere e soprattutto quanti posti di lavoro saranno garantiti. I dati degli ultimi due mesi non sono attendibili, non si riferiscono ad una situazione reale ma ad una condizione di stallo. Siamo sicuri che torneremo tutti al bar a fare colazione o in palestra? Siamo sicuri che avremo tutti la possibilità e le risorse per poter fare colazione al bar tutte le mattine? Questo è solo un esempio, ma ne potrei aggiungerne tanti altri. Credo che tutto debba ripartire dal lavoro e dalla possibilità di ciascuno di poter tornare a pensare a se stesso in maniera autonoma e dignitosa. Per questo spero che le tante promesse governative si traducano in fatti concreti».

Chi sono coloro che si sono rivolti alla Caritas per i beni di prima necessità?

«Principalmente i lavoratori in nero: badanti, addetti alle pulizie e altre categorie non contrattualizzate. A queste si sono aggiunte numerose richieste di coloro che hanno perso il lavoro o non hanno ricevuto subito il sostegno economico dallo Stato. Fortunatamente ci sono state molte aziende ma anche tante persone che hanno fatto la propria parte, donando prodotti alimentari nei supermercati e facendo donazioni in denaro che hanno permesso l’acquisto dei beni. Poi ci sono state altre forme ammirevoli di solidarietà come la donazione di tablet usati, anche se non di primissima generazione, alle famiglie che non avevano gli strumenti per far studiare i bambini da casa. Questo avvalora la mia tesi, da sempre sostenuta, che siamo un popolo di brava gente che mostra in ogni occasione di saper fare la propria parte».

Dal punto di vista umano cos’è cambiato?

«Purtroppo molti non hanno retto questa difficile situazione dal punto di vista psicologico e sono quelle persone che faticano ad accettare il cambiamento. Ci troviamo ancora in una fase transitoria, come racchiusi in un’enorme bolla e la non accettazione del mutamento funge da meccanismo di difesa. Stiamo elaborando quanto accaduto e credo che tutti dovremmo accettare il cambiamento come opportunità, ogni crisi porta con sé fatica ma anche tanta nuova bellezza. Ci siamo riappropriati del tempo, abbiamo liberato del tempo per fare delle cose impensabili fino a qualche tempo fa, abbiamo riscoperto il valore delle piccole cose. È stato bello vedere i genitori che sono tornati ad aiutare con più attenzione i propri figli nei compiti. Ecco, io credo che quando liberiamo il tempo è sempre una buona cosa».

Potremo tornare a essere e vivere come prima della pandemia?

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«Credo che le cose per adesso non potranno tornare ad essere come prima, per lo meno fino a quando non sarà stato trovato un vaccino. Questo ci fa comprendere che qualcosa che sconvolge la nostra vita può essere sempre dietro l’angolo. Perciò dobbiamo scegliere con accuratezza le cose che devono diventare patrimonio ordinario della nostra vita. È il momento della responsabilità, siamo chiamati ad essere responsabili della nostra vita e di quella degli altri».

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