Covid-19, il cuoco pescarese Fabrizio Ferri: “Chiederò giustizia per mia mamma”

Il Coronavirus non ha risparmiato nemmeno la famiglia del cuoco pescarese noto per la sua partecipazione alla settima edizione di Masterchef, che ha perso la mamma il 2 aprile. La sorella invece, risultata positiva al tampone, sta bene

Fabrizio Ferri con la madre

Il Coronavirus non ha risparmiato nemmeno la famiglia di Fabrizio Ferri, il cuoco pescarese noto per la sua partecipazione alla settima edizione di Masterchef, che ha perso la mamma lo scorso 2 aprile. La sorella invece, risultata positiva al tampone, fortunatamente sta bene e ha seguito soltanto l’iter dell’isolamento domiciliare. Abbiamo intervistato Ferri.

Ci racconta la sua storia?

«Tutto è iniziato il 12 marzo scorso quando mia mamma, di 81 anni, è arrivata all’ospedale di Pescara in seguito ad una frattura al braccio. Cinque giorni dopo ha subito un intervento, a causa dalla rottura, ed è stata ricoverata nel reparto di ortopedia. Lo stesso giorno dell’operazione è stata sottoposta a tampone, dato che in reparto era stato riscontrato un primo caso di Corvid; il suo tampone ha dato esito positivo. Con altissima probabilità è stata infettata in ospedale. Da quel momento in poi io e mia sorella, che andavamo a farle visita e ad aiutarla con i pasti, abbiamo deciso di metterci in isolamento volontario. Nel frattempo mia sorella, che aveva iniziato a manifestare i sintomi da Coronavirus, si è sottoposta a tampone ed è risultata positiva anche lei. In seguito alle positività di mia mamma e di mia sorella, sono stato contattato dalla Asl che mi ha invitato a mettermi in isolamento, cosa che già avevo fatto da giorni. Mi hanno anche comunicato che da quel momento in poi ero entrato in sorveglianza attiva da parte della Asl, che mi avrebbe chiamato due volte al giorno. In realtà nelle due settimane di isolamento sono stato chiamato solo due volte. Non sono stato sottoposto a tampone, nonostante la mia richiesta, poiché ero asintomatico».

Nel frattempo che notizie avevate di sua mamma?

«Da un certo punto in poi l’unico contatto che abbiamo avuto è stato quello telefonico con il personale sanitario, che ci ha rassicurato diverse volte dicendoci che mia mamma stava bene e che era stata trasferita in geriatria per la convalescenza post intervento. Mentre il 2 aprile dall’ospedale di Pescara hanno chiamato mia sorella comunicandole che mia madre era deceduta. All’improvviso e senza alcuna giustificazione, semplicemente per complicanze da Covid».

Qual è stato il vostro primo pensiero?

«Eravamo increduli: qualche giorno prima ci avevano rassicurato e poi all’improvviso il decesso, com’era possibile? Oggi abbiamo metabolizzato questa triste e surreale notizia e ci rendiamo conto che ci sono state tante storie come la nostra. Tanti casi di persone entrate in ospedale per un’altra causa e, una volta infettate nella stessa struttura ospedaliera, così com’è successo a mia mamma, non ce l’hanno fatta. È una vergogna. Personalmente denuncerò l’accaduto, come stanno facendo tante altre vittime di situazioni assurde quanto la mia».

Come si sente dopo questa esperienza?

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«Sono molto arrabbiato, completamente sfiduciato nei confronti delle strutture ospedaliere e del personale medico stesso. Dopo aver raccontato pubblicamente la mia vicenda sono stato contattato da moltissime persone che hanno vissuto la nostra stessa esperienza di malasanità. Sono a conoscenza di almeno dieci storie reali come la nostra. Allora mi chiedo: se nel mio piccolo ho riscontrato tante esperienze come la mia, che cosa sarà accaduto davvero? Come sono andate veramente le cose? In fin dei conti sa che cosa penso? Che in questa vicenda i veri eroi siano stati coloro che sono entrati in ospedale per una patologia lontana anni luce dal virus e che, una volta infettati, non ne sono usciti vivi».

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