Coronavirus, un infermiere dell'ospedale di Pescara: "Abbiamo paura ma aiutateci restando in casa"

A tal proposito riceviamo e pubblichiamo un paio di pensieri di un infermerie del reparto di Terapia Intensiva Neonatale che insieme ai suoi colleghi lotta da giorni per assistere i malati da Covid-19

L'emergenza Covid-19 (Coronavirus) che ha travolto in pochi giorni anche la nostra regione e la nostra città sta mettendo a dura prova tutto il personale sanitario degli ospedali.
A tal proposito riceviamo e pubblichiamo un paio di pensieri di un infermerie del reparto di Terapia Intensiva Neonatale che insieme ai suoi colleghi lotta da giorni per assistere i malati da Covid-19. 

Questo quanto scrive Stefano il "Palombaro", specificando che si tratta di 2 pensieri personali in un momento così complicato:

«Tanti colleghi, da ormai diversi giorni gridano all'Italia intera di stare a casa... abbiamo paura?! Eccome se ne abbiamo, ma ora non abbiamo tempo per l'ansia e con orgoglio mettiamo forze, professionalità, responsabilità e umanità per mettere in atto tutto il nosto dovere da infermieri perché se mollassimo, assieme a medici, Oss e tecnici, collasserebbe tutto. Ce la metteremo tutta, promesso. Tutto il resto dei fenomeni in circolazione che non ha paura mente, mente a se stesso perché pensa che tanto "i contagiati sono gli altri" e fortunatamente per lui, magari rimarrà cosi continuando ad andarsene in giro con una corazza apparente di totale incoscienza. E proprio tu... mi chiedo, ma non ti senti una m***a con tutto quello che senti e vedi di ciò che accade nella tua nazione, provincia, città o paese? Alcuni la definiscono una guerra e colleghi di questa guerra ne portano le ferite stremati da turni infiniti con vesciche sulla bocca, ulcere da decubito sulle orecchie e sulla fronte, danni fisici, per non contare quelli psicologici da ansia, paura e impotenza. Per finire vi domando: quanti di voi fenomeni in questo clima, in questa situazione drammatica, in questa momento surreale farebbero il nostro lavoro?! Aiutateci, restate a casa che noi infermieri, per tutti loro, non possiamo».

Poi Stefano spiega quello che è il suo lavoro ogni giorno:

«Sono infermiere di terapia intensiva neonatale. Posiziono ventilatori e linee centrali e somministro farmaci di primo soccorso. monitoro pazienti, me ne prendo cura, faccio loro le analisi, preparo l’occorrente per le terapie endovenose e somministro farmaci. Festeggio ogni tappa conquistata : ogni analisi del sangue positiva, ogni grammo acquisito, ogni tubo rimosso. Mi rallegro assieme ai genitori, nel giorno in cui si giunge alla dimissione dopo aver trascorso mesi all’interno del reparto di terapia intensiva neonatale. Assisto a dei miracoli. A volte viene da piangere o si piange. In questo periodo ancora piu difficile si combatte per non piangere e in questo, solo tutti voi potete aiutarci. Il piu grande aiuto che possiate farci è rispettare quel senso di responsabilità che dovrebbe far parte di ognuno di noi poiché artefici della nostra salute e soprattutto, in maniera riflessa, delle salute di ogni altro essere. La vera emergenza non è rappresentata tanto dal virus in se, ma dalla sua virulenza che porta cosi noi operatori a gestire questa situazione vestiti quasi con scafandri, ironia della sorte, da "Palombaro". La nostra non è una missione, non siamo ne angeli ne eroi, medaglie non ne vogliamo, perché il nostro lo facciamo sempre, mettendoci tutta la passione e professionalità acquisita negli anni, pandemia o non pandemia, epidemia o non epidemia.... perché anche noi vogliamo tornare a casa da una mamma, un padre, un fratello, una sorella, un fidanzato/fidanzata con la voglia di poterli abbracciare con il cuore gonfio di orgoglio per quello che facciamo..... senza nessun pericolo... Per tutti!».

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