Coronavirus: in Abruzzo i contagi crescono meno rispetto alle altre regioni del centrosud

I dati sono stati presentati dall'Unsic, sindacato datoriale che ha confrontato la crescita dei contagi da Covid in Abruzzo con quella delle altre regioni

In Abruzzo l’incremento dei contagi da Covid-19 negli ultimi due mesi è stato abbastanza contenuto se paragonato a quello delle altre regioni.  Lo ha detto Domenico Mamone, presidente del sindacato datoriale Unsic commentando i dati relativi alla diffusione del virus:

Dal 31 luglio i contagi sono cresciuti complessivamente del 28%, passando da 3.382 a 4.573 . Numeri che staccano decisamente la regione dalla situazione nelle sette regioni del Mezzogiorno, dove dai 16.491 casi registrati al 31 luglio si è passati ai 38.139 attuali, dal 6,6 all’11,7% del totale nazionale. Nel dettaglio, il totale dei casi è addirittura triplicato negli ultimi due mesi rispetto al periodo precedente in Campania (da 4.999 a 14.337) e Sardegna (da 1.404 a 4.229), è più che raddoppiato in Basilicata (da 452 a 920) e Sicilia (da 3.288 a 7.681), è quasi raddoppiato in Calabria (da 1.266 a 2.063) e Puglia (da 4.611 a 8.234). Preoccupa anche il Lazio, passato da un’incidenza del 3,5 al 5,4% dei casi sul totale nazionale (da 8.647 a 17.509).

Al Nord l’incremento è meno rilevante. Ad esempio la Lombardia, nello stesso periodo, è scesa dal 39 al 33,2% dell’incidenza nazionale: dai 96.219 contagi al 31 luglio è arrivata ai 108.065 del 4 ottobre, con 11.846 casi in più.

Il Covid ha ripreso la sua corsa e lo ha fatto soprattutto al centrosud, anche se in Abruzzo l'aumento è stato fino ad ora più contenuto rispetto ad altre regioni. Lo ha detto Domenico Mamone, presidente del sindacato datoriale Unsic, che ha analizzato il trend degli ultimi mesi per la diffusione del Coronavirus.

Dal 31 luglio i contagi sono cresciuti complessivamente del 28%, passando da 3.382 a 4.573 con nove deceii in più.

Numeri che staccano decisamente la regione dalla situazione nelle sette regioni del Mezzogiorno, dove dai 16.491 casi registrati al 31 luglio si è passati ai 38.139 attuali, dal 6,6 all’11,7% del totale nazionale. Nel dettaglio, il totale dei casi è addirittura triplicato negli ultimi due mesi rispetto al periodo precedente in Campania (da 4.999 a 14.337) e Sardegna (da 1.404 a 4.229), è più che raddoppiato in Basilicata (da 452 a 920) e Sicilia (da 3.288 a 7.681), è quasi raddoppiato in Calabria (da 1.266 a 2.063) e Puglia (da 4.611 a 8.234). Preoccupa anche il Lazio, passato da un’incidenza del 3,5 al 5,4% dei casi sul totale nazionale (da 8.647 a 17.509).

Secondo Mamone, occorre intervenire subito potenziando la sanità pubblica considerando che la situazione ospedaliera in queste regioni è decisamente più critica rispetto al nord italia che comunque ha dovuto affrontare dei mesi difficilissimi quando ci fu la prima ondata di contagi, ed un ulteriore lockdown totale sarebbe funesto per l'economia. Per questo auspica che venga incrementata la didattica a distanza, almeno nelle scuole superiori per evitare assembramenti e spostamenti sui mezzi pubblici, garantendo la continuità scolastica e mantenendo in presenza solo le interrogazioni.

Certo, la presenza è importante, ma il problema è che stiamo vivendo una fase emergenziale e non la normalità: arrivare al punto di dover chiudere anche piccole aree equivarrebbe a nuovi ingenti danni economici – conclude Mamone.

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Preservare maggiormente studenti, professori e personale ausiliario tutelerebbe maggiormente genitori e nonni a causa dei possibili contagi familiari, prima modalità d’infezione.

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