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Dal Calderone recuperata la prima "carota di ghiaccio": Abruzzo protagonista nello studio della storia climatica

Si è conclusa con successo la spedizione del progetto Ice Memory possibile anche grazie al reparto volo dei vigili del fuoco di Pescara:

Recuperata dal ghiacciaio del Calderone la prima carota di ghiaccio. Quella che potrebbe sembrare una curiosità è invece una notizia molto importante perché riguarda lo studio del clima e, di conseguenza, la conoscenza del passato per pensare alle strategie future utili a contrastare il cosiddetto climate change. Il corpo galaciale più meridionale d'Europa, il famoso ghiacciaio abruzzese del Gran Sasso, è dunque protagonista del progetto Ice Memory e la fine della perforazione ha portato alla luce vegetali e insetti. Gli scienziati hanno ora pre la prima volta a disposizione un campione di ghiaccio profondo dal glacio-nevato, la cui analisi chimica permetterà di ricostruire il passato climatico e ambientale del massiccio e delle regioni circostanti, come spiega l'articolo apparso su VeneziaToday. Il ghiacciaio perde ogni anno un metro di spessore ed è una grande preoccupazione.

Per effettuare la perforazione in azione è entrata anche la “gru volante”, ovvero il super elicottero Erickson S-6 del vigili del fuoco. Ad organizzare la missione il Cnr-Isp el'università Ca' Foscari di Venezia, in collaborazione con l'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), l'università di Padova e le società Georicerche srl e Engeoneering srls. La spedizione, inizialmente condizionata dal maltempo, è durata 12 giorni ed è stata possibile grazie al corpo nazionale dei vigili del fuoco che ha messo a disposizione mezzi e personale dei reparti volo di Pescara e Roma-Ciampino per raggiungere la conca del ghiacciaio, ai piedi del Corno Grande, a 2.673 metri di quota. Il carotiere ha toccato la roccia basale del glacio-nevato del Gran Sasso a 27,2 metri di profondità, aggiornando la stima di 26 metri realizzata dallo stesso team nelle settimane scorse, grazie alle indagini geofisiche che hanno permesso di individuare il punto più promettente per la perforazione.

“La perforazione è stata piuttosto difficoltosa – spiega Jacopo Gabrieli, ricercatore Cnr-Isp e coordinatore sul campo della missione - sia per le condizioni meteorologiche spesso molto dure, sia perché il ghiaccio era plastico, ossia estremamente caldo e intriso d'acqua, e la punta del carotiere tendeva a impastarsi, non riuscendo ad inciderne la superficie”. “Il dipartimento ha colto da subito la rilevanza scientifica del progetto Ice Memory, assicurando la massima collaborazione al Cnr, con personale altamente formato e l'impiego di elicotteri, in grado di svolgere complesse e rischiose operazioni in alta quota”, sottolinea il prefetto Laura Lega, capo dipartimento dei vigili del fuoco. Campione dopo campione, i ricercatori hanno esplorato la profondità del Calderone. “Sotto una coltre di detriti, abbiamo via via incontrato un ghiaccio sempre più 'pulito' ma diverso da quello dei ghiacciai alpini a causa delle particolari condizioni termiche dei diversi strati - prosegue Gabrieli -. Attraverso mirati studi di laboratorio, cercheremo di definirne le caratteristiche e di acquisire le informazioni chimiche e isotopiche conservate, se disponibili. Nella parte mediana del profilo abbiamo verificato la presenza di residui vegetali e di insetti, la cui datazione potrà aiutare a comprendere quando si è accumulato il ghiaccio circostante”. “Questa spedizione era una scommessa, non sapevamo cosa avremmo trovato in profondità nel Calderone, che ogni anno perde circa un metro di spessore - commenta Carlo Barbante, direttore Cnr-Isp, professore all'Università Ca' Foscari e co-ideatore del programma internazionale Ice Memory.  “La carota estratta sembra avere tutte le carte in regola per poter ricavare importanti informazioni sulla storia climatica e ambientale dell'Italia centrale e dell'intero bacino del mediterraneo. Un archivio ambientale davvero unico che già a un primo sguardo presenta caratteristiche glaciologiche molto interessanti”, aggiunge.

Una volta terminata la fase preliminare di analisi dei campioni e verificata la conservazione della stratigrafia e dei segnali climatici ed ambientali, la carota sarà messa a disposizione del programma internazionale Ice Memory e quindi trasferita presso il sito di stoccaggio presso il sito di DomeC, in Antartide. Le attività sul Calderone sono parte di una serie di spedizioni per lo studio e la conservazione dei ghiacciai italiani finanziate dal ministero dell'università e della ricerca (con il Fondo integrativo speciale per la ricerca-Fisr) e con il supporto di Aku e Karpos.

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