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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Attualità Stadio / Via Fernando Francesco d'Avalos

Chiude la pasticceria Alba, per Paolo De Gregorio è arrivato il momento del meritato riposo

La storica attività di via d'Avalos, attiva dalla fine degli anni '60, abbasserà le saracinesche domenica 31 dicembre. È la fine di un'epoca

A quattro mesi di distanza la storia, purtroppo, si ripete. Se, infatti, in occasione del ferragosto era toccata al panificio Cipollone di viale Muzii la triste sorte di chiudere i battenti per sempre, ora, proprio con la fine dell'anno, il 2023 si porterà via anche un'altra realtà storica della città, questa volta a Porta Nuova e più precisamente in via Francesco Ferdinando d'Avalos. Stiamo parlando della pasticceria Alba, che domenica 31 dicembre affronterà il suo ultimo giorno di lavoro.

Le motivazioni che ci vengono illustrate dal titolare, Paolo De Gregorio, sono molto simili a quelle che abbiamo già sentito da Enia Millia, moglie di Adriano Cipollone. Vale a dire: è arrivato il momento di andare in pensione e, poiché non c'è nessuno interessato a portare avanti l'attività, si decreta il "game over". Un epilogo, a quanto pare, inesorabile: "Io ho 62 anni - ci dice De Gregorio - e i miei figli sono impegnati in altre cose. Uno ha già un lavoro e all'altro mancano tre esami per laurearsi. Si sono fatti avanti alcuni imprenditori per acquistare il negozio ma volevano rilevarlo con me dentro, cioè avrebbero desiderato che io rimanessi a lavorare per loro, e non ero disposto ad accettarlo. Oppure è accaduto che abbiano fatto delle offerte insoddisfacenti perché non adeguate al valore economico di questa pasticceria, che francamente non ero intenzionato a svendere. Così ho detto basta".

Famosa, da sempre, per la torta millefoglie farcita con crema chantilly, la pasticceria Alba proponeva sia dolci da banco sia pasticceria secca, seguendo rigorosamente le ricette della tradizione. Un'avventura iniziata alla fine degli anni '60: "Sono stati mio zio e un socio, entrambi pasticceri, a impiantare questo locale nel 1968 - ripercorre Paolo De Gregorio - mentre io sono arrivato qui tra il 1971 e il 1972. I ricordi ovviamente sono tanti, non ce n'è uno in particolare. È stata comunque una bella esperienza, anche se faticosa".

Ed è qui sicuramente uno dei nodi della questione: "Io ho iniziato a fare questo mestiere da bambino. A 11 anni, quando chiudeva la scuola, andavo subito a lavorare", spiega De Gregorio. "Purtroppo alle nuove generazioni non piace fare lavori di sacrificio: qui devi alzarti la notte e andare a lavorare, invece i giovani alle 23 escono e tornano alle 4 della mattina. Noi, semmai, alle 23 stiamo già dormendo. Questo mestiere non lo vuole fare più nessuno. E così abbiamo deciso di abbassare le saracinesche".

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