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Caro gasolio, da lunedì niente più pesce in porto: i pescherecci non salpano più!

L'annuncio del presidente dell'associazione armatori Pescara Francesco Scordella: "Si fermano tutte le marinerie d'Italia e diamo indietro i documenti, così è inutile lavorare"

Da lunedì i pescherecci attraccati nei porti di tutta Italia, a cominciare da quello di Pescara e quelli di tutto Abruzzo, non salperanno più. Non solo. Gli armatori, lo stesso giorno, riconsegneranno i loro documenti alle capitanerie di porto. Lo anticipa a Il Pescara, come già fatto quando della protesta si era iniziato a parlare, il presidente dell'associazione armatori Francesco Scordella di ritorno dall'ennesimo incontro tenutosi con tutti i rappresentanti della categoria, al Comune di Civitanova Marche alla presenza del presidente della Regione Francesco Acquaroli. Con i rincari del gasolio è diventato “inutile” lavorare. Questa, in estrema sintesi, la posizione espressa. Pescara, Ancona, Civitavecchia, Napoli, sono solo alcune delle banchine dove, dalla prossima settimana, pesce fresco non se ne troverà più e per quanto tempo non si sa. Per ora la protesta è ad oltranza. Scordella sottolinea che cosa accadrà dopo è difficile dirlo, ma oggi continuare “non ha più senso”.

Di media, al porto di Pescara, spiega, per fare il pieno ad un peschereccio ci volevano 10mila euro: oggi ce ne vogliono 20mila. Rincari al 100 per cento che si aggiungono alle altre difficoltà delle marinerie a cominciare dalla legge 30 che da oltre un anno ha portato gli sgravi sui contributi dall'80 per cento al 40 per cento. A tutto questo si aggiungono i limiti del cosiddetto “sforzo di pesca” che prevede ulteriori restrizioni da parte della Ue. Come aveva già spiegato Scordella a IlPescara “ci saranno concessi circa 115 giorni di lavoro l'anno: praticamente ci mettono in ginocchio”. E sul caro gasolio il problema potrebbe essere anche un altro: le colonnine potrebbero non essere più rifornite perché i rincari colpiscono anche chi si occuipa del trasporto. E' come se, da lunedì, la marineria sparisse portandosi dietro perdita di posti di lavoro e garanzia di qualità del prodotto. Oggi stesso, ci dice infine il presidente dell'associazione armatori, informeranno prefetto, sindaco, presidente della Regione e il direttore marittimo della decisione presa. Difficile un ripensamento allo stato attuale delle cose per una protesta che, inizialmente, sembrava dovesse interessare le marinerie dell'Alto e Medio Adriatico e che invece, ora, coinvolgerà tutte quelle del Paese.

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