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Marinerie protestano a Roma, arrivano a fiumi e la tensione cresce, ma non arrivano risposte

L'unica nota positiva, fa sapere Scordella (presidente dell'associazione armatori di Pescara), l'incontro al ministero dell'economia e finanze, ma con proposte lontane dal realizzarsi: da quello dell'agricoltura che hanno presidiato solo silenzio, lo sciopero va avanti

Erano tantissimi i pescatori arrivati da tutta Italia, tra armatori e imbarcati, che stamattina si sono dati appuntamento sotto il ministero dell'Agricoltura per protestare e chiedere soluzioni immediate al problema del caro gasolio, ma a casa ci sono tornati sostanzialmente a mani vuote e senza varcare, ancora una volta, la porta di quel ministero. Un migliaio almeno i pescatori presenti secondo quanto loro stesso riferiscono. L'unica nota positiva, fa sapere il presidente dell'associazione armatori di Pescara Francesco Scordella,  è stato l'incontro avuto al ministero dell'economia e finanze cui era presenta il senatore Pd Luciano D'Alfonso: “un piccolo spiraglio, ma con soluzioni che per arrivare richiedono tempo”. L'urgenza dunque rimane e la disperazione anche. Gli animi sono apparsi subito caldi una volta arrivati  in via XX Settembre, tanto che le forze dell'ordine sono subito intervenute dividendo in gruppi i manifestanti così da poter tener sotto controllo la situazione che, per chi in mare ci va, è ogni giorno più insostenibile.

Lo sciopero, dunque, non si ferma e in mare non si torna. Ma per quanto potranno resistere i marinai in questa situazione? Difficile dirlo perché tenere insieme tutta la categoria non è semplice e qualcuno, con la speranza di mettere qualcosa in tasca, potrebbe iniziare a dare segni di cedimento. Il prezzo del gasolio però è sempre a quell'euro e trenta che rende impossibile e improduttivo andare in mare. La disperazione è oggi l'unico appiglio di questi uomini che della fatica hanno fatto il loro mestiere e che, con fatica, continuano a tenere salda la loro posizione. Il bilancio della giornata, ribadisce Scordella, resta negativo nonostante l'impegno del Mef. La voce di quello dell'agricoltura e in particolare del ministro Stefano Patuanelli continua a mancare all'appello e per gli armatori questa “è una vergogna”, tornano a dire i rappresentanti della categoria.

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Protesta marineria (Foto Ansa)

Basta farsi un giro sui profili facebook di alcuni di quelli che oggi a Roma c'erano per capire il senso di frustrazione che si sta vivendo, accompagnato da quel senso di abbandono da parte di chi risposte dovrebbe darne e in fretta: le istituzioni. Tante le famiglie che rischiano di finire sul lastrico perché la gran parte di chi oggi protesta di mestiere ne fa uno e uno solo: il pescatore. Peggio ancora per gli imbarcati che alla cassa integrazione non hanno diritto, come sempre denunciato da Scordella, e per i quali dunque il licenziamento e la disoccupazione diventano sempre più l'unica soluzione possibile per tirare avanti.  

Del pesce fresco soprattutto locale la mancanza si inizia a far sentire come testimonia la decisione presa ieri dal Flag Costa dei Trabocchi che, anche per solidarietà verso la categoria, ha deciso di sospendere l'evento “Le stagioni del mare”. E' vero, obietterà qualcuno, il pesce fresco, per chi vive l'Adriatico, è anche quello croato e anche sulle nostre coste può tranquillamente arrivare, anzi arriva. Impossibile negarlo. Il prezzo però è più alto e non solo in termini meramente economici per chi vuole acquistarlo, sia esso un privato o un ristoratore, ma soprattutto in termini sociali. Sarebbe incalcolabile il danno se le nostre marinerie dovessero sparire, a cominciare da quella di Pescara. Sarebbe la scomparsa di antiche maestranze che, metaforicamente, sono le maglie che stringono da costa a costa, l'armatura del sistema non solo economico, ma identitario del Paese. 

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