rotate-mobile
Attualità

Carceri abruzzesi in "moderato sovraffollamento", il rapporto di Antigone

A commentare i risultati del rapporto di Antigone è Giuseppe Merola, coordinatore regionale del sindacato Fp Cgil

È preoccupante anche per le carceri abruzzesi il rapporto annuale di Antigone riguardo al sovraffollamento. 
«Abruzzo e Molise con moderato sovraffollamento, ma tenere sempre alta l'attenzione per lavoratrici/tori e detenuti» dice Giuseppe Merola, coordinatore regionale del sindacato Fp Cgil Funzioni Centrali (Ministeri). 

Il rapporto annuale di Antigone, storica associazione che si occupa di diritti e garanzie nel sistema penale, desta preoccupazione per i dati pubblicati sull'attuale condizione detentiva nel Paese.

Il tasso ufficiale di sovraffollamento è del 107.4%, con picchi in determinate regioni. In base ai dati diffusi dal ministero della Giustizia, al 30 aprile 2022, in Abruzzo sono presenti 1.737 detenuti a fronte di una capienza tollerabile di 1.656. A farlo sapere è Merola che torna nuovamente a rivendicare «la necessità di aprire serie discussioni sulle politiche detentive nel nostro Paese, con il giusto rafforzamento dell'esecuzione penale esterna, affinché vi siano ottimali situazioni lavorative per il personale e di vivibilità per la popolazione detenuta». «Occorre promuovere una nuova sensibilizzazione politica, giuridica e istituzionale sul sistema penitenziario, con il coinvolgimento di tutti gli attori sociali ed associazionali, affinché vi sia una seria riforma sulle precarie ed inaccettabili condizioni di vita all'interno delle carceri, con un relativo innalzamento del modello di civiltá sociale nostro Paese ed idonee soluzioni di welfare che rispondano al fabbisogno costituzionale», aggiunge Merola, «case lavoro (con poco o niente lavoro, come il caso di Vasto), suicidi tra le fila della popolazione detenuta e polizia penitenziaria, gesti autolesionistici, bambini in carcere con le madri, presenza di detenuti affetti da problematiche psichiatriche, aggressioni, carenze strutturali, organiche (di tutti i ruoli professionali, spesso con posizioni organizzative non riconosciute o sottovalutate), di mezzi e risorse sono ormai la punta dell'iceberg di un sistema che urge, oggi più che mai, logiche emancipative ed investimenti che tengano realmente conto della dignità umana e dei servizi istituzionali espletati quotidianamente con spirito di sacrificio». 

Poi così conclude Merola: «Durante l'emergenza epidemiologica, si sono registrate diverse vicissitudini negli istituti penitenziari che, allo stato dei fatti, impongono inevitabili riflessioni. È il momento delle riforme, del coraggio e delle scelte, per uno Stato di diritto che tuteli l'intera comunità penitenziaria, nella sua più ampia articolazione e vulnerabilità. Serve prevenzione e progettualità trattamentali che tengano conto della probation, quale sfida europea sulle pene».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Carceri abruzzesi in "moderato sovraffollamento", il rapporto di Antigone

IlPescara è in caricamento