Venerdì, 19 Luglio 2024
Attualità Manoppello

Scontro sul canile di Manoppello, l'accusa della Leidaa

Mentre è in corso la disputa sulla struttura le uniche vittime di questa situazione restano gli oltre 140 cani ospitati al suo interno

«Condannata per maltrattamento, le viene restituito il canile. L’indignazione dei volontari di Manoppello».
A denunciarlo, scrivendolo nero su bianco in una nota, è la sezione di Chieti della Leidaa, la lega italiana difesa animali e ambiente. 

La certezza, per ora, è che appare senza fine l’odissea dei cani del rifugio di Manoppello, giunta all’ennesimo capitolo.

La Leidaa ricorda che «la struttura era stata posta sotto sequestro dai carabinieri del nucleo Cites su delega della Procura di Pescara dopo una serie di indagini scaturite dal decesso di Franco, un cane di razza pitbull custodito nel canile locale di proprietà di una donna residente a Cepagatti, il quale sarebbe stato, secondo la comunicazione di reato fornita nel 2020 dalle guardie del Wwf, lasciato morire di stenti in quanto privato delle cure veterinarie necessarie dalla titolare della struttura. A conclusione del processo, la condanna per maltrattamento ex art 544 ter del Codice Penale, alla pena di sei mesi di reclusione per aver cagionato la sofferenza e la morte di Franco. Questo era il nome del povero animale, amato da tutto il paese. Tuttavia, gli elementi emersi nel corso del dibattimento non sono stati ritenuti sufficienti a far condannare la donna anche per i trattamenti riservati negli anni, secondo l’accusa, anche agli altri cani detenuti, e nonostante l’inibizione a prestare cure agli animali derivante dalla condanna subita, il tribunale le restituiva l’uso della proprietà consentendole di nominare, in sua vece, un custode di fiducia. Adesso purtroppo non si conosce quale sarà la sorte dei cani di Manoppello, lontani dai volontari che in questi due anni del sequestro avevano finalmente avuto la possibilità di visitare, curare e dare in adozione, ciò che per tanto tempo era stato loro impedito. Ulteriore elemento che rende ancora più sconcertante la vicenda è che il custode nominato dalla donna al momento del dissequestro, un ex operaio del canile, avrebbe avuto un ruolo importante di testimone durante il processo. Ad aggravare ulteriormente la situazione è stato quanto dichiarato agli organi di stampa negli ultimi giorni dalla attuale gestione, che ha mostrato in maniera artificiosa una situazione di degrado che non corrisponde assolutamente a carenze attribuibili alla gestione precedente, ma riferibili semplicemente alle condizioni metereologiche verificatesi nelle ultime settimane (quali fango ed erba alta). Inoltre, le risorse video che mostrano criticità attribuibili eventualmente alla condotta umana sono state fatte a distanza di 6 giorni dal termine della vecchia gestione (alla quale, giova ricordarlo, non è stato consentito l'accesso al canile tantomeno per il passaggio di consegne). Contrariamente a quanto affermato, nessun cane risulta denutrito. A testimoniarlo sono anche i numerosi adottanti che hanno conosciuto la realtà di questo canile negli ultimi due anni. Per questo i volontari del Comune di Manoppello e le associazioni locali e nazionali chiedono all’autorità giudiziaria che sia fatta finalmente giustizia, nel nome di Franco e di tutti gli altri cani che, negli anni, sono transitati nel canile di Manoppello, dove hanno trascorso, nella maggior parte dei casi, l’intera loro esistenza».

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