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Lunedì, 22 Aprile 2024
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Lasciare il certo per l'incerto e vincere la sfida: l'avventura di una famiglia pescarese a Londra [FOTO]

Daniele Sichetti, sua moglie Severe e i due figli, Thomas e Nicole, avevano tutto, ma nel 2013 hanno deciso di cambiare vita rinunciando ad ogni comodità e la vita ha dato loro ragione: "Devi essere convinto, spero di ispirare chi le motivazioni le ha"

Se aveste una casa, un lavoro sicuro grazie ad un'attività ben avviata, una macchina e una bella famiglia, oltre al sole, il mare e gli amici, lascereste tutto per iniziare una vita nuova da un'altra parte del mondo? Se anche solo per pochi secondi vi siete fermati a riflettere probabilmente non siete totalmente convinti di una possibile scelta tanto drastica, ma se il vostro “sì” è convinto e soprattutto motivato e quindi sufficientemente forte da non temere le difficoltà che inevitabilmente vi troverete ad affrontare, allora siete pronti per compierla.

Ne è certo Daniele Sichetti che ormai dieci anni fa con sua moglie Severe Marcantonio e i due figli Thomas e Nicole che avevano all'epoca rispettivamente 12 e 9 anni, questa scelta l'ha fatta: una delle motivazioni più forti, in accordo con sua moglie, le ha trovate proprio nei suoi ragazzi e il futuro che immaginava per loro. Destinazione Inghilterra e nello specifico Londra o giù di lì. Da una bella casa ad un primo appartamento di 30 metri quadrati, corsi di lingua e tanto lavoro. Qualcuno, andandolo a trovare, gli ha chiesto se era davvero convinto di cosa stava facendo e la risposta è sempre stata la stessa: “Sì”.

Oggi Daniele ha la sua azienda, ha comprato con la sua famiglia una casa, sua moglie è una nanny referenziata, suo figlio studia all'università e sua figlia va al college. Daniele la sua storia la vuole raccontare, ci dice, perché spera possa ispirare chi le motivazioni giuste per osare un totale cambio di vita ce l'ha, ma deve trovare la forza per compiere quel passo che ti separa dall'oggi per proiettarti al domani. Una scelta che lui e la sua famiglia, è bene ricordarlo, non hanno fatto per disperazione come troppo spesso putroppo accade in un Paese dove in tanti faticano a trovare quella che in tempi di prima Repubblica avremmo chiamato “una sistemazione” e che oggi potremmo definire “comfort zone”, ma per motivazioni esattamente opposte. E' la storia di chi lascia il certo per l'incerto.

“La nosta avventura è iniziata nel 2013 - racconta - . A Montesilvano c'era l'azienda di famiglia, la Plura parquet che avrei dovuto rilevare. Lavoravo e non avevo problemi. Era un anno difficile, come molti ricorderanno, e nonostante non avessimo difficoltà particolari, sono iniziate una serie di riflessioni. Volevo dare qualcosa in più ai miei ragazzi e poi mio figlio già esprimeva la volontà di studiare qui. Insomma alla fine abbiamo deciso di provare: ci siamo 'spogliati' di tutto, siamo usciti dalla nostra zona di comfort e ci siamo lanciati”.

 

L'avventura di una famiglia pescarese a Londra, la fotostoria

 

La moglie ha trovato subito lavoro come nanny ed oggi è questa la sua professione ci spiega Daniele. Lui, appena arrivato, tramite alcuni agganci che proprio per il suo lavoro aveva in Italia, ha iniziato a fare qualche piccolo lavoretto. “Ho contattato un po' di architetti che lavoravano per noi e ho iniziato a fare qualcosa. Ci vuole tempo per inserirti e così alla fine ho trovato un'azienda che mi desse stabilità. Un'azienda simile alla mia. Ho imparato nuove tecniche di lavoro, quelle che si usano qui e grazie anche a quelle che già erano mie ho iniziato a farmi spazio e alla fine ho aperto la mia azienda, la DS London Wood Flooring Specialists, una ltd che in Italia corrisponde ad una srl: siamo presenti sui social, sia Instagram che facebook e le cose stanno andando bene". Se vi doveste trovare a passeggiare dentro il famosissimo Harrods sappiate che in alcuni negozi vi troverete a camminare su dei pavimenti di "casa" così come può accadervi in altre zone centrali di Londra come Knightsbridge, Kensington, Chelsea e così via. 

Arrivarci dove oggi Daniele Sichietti è arrivato non è facile, ma, dice lui stesso, “non posso dire neanche difficile” perché per lui difficile è una parola che non ha a che fare con la materialità. Cinque gli appartamenti cambiati nei primi anni fino all'acquisto di poco più di un anno fa. Il primo era di soli 30 metri quadrati da vivere in quattro: un bagno di due metri quadrati, un salotto di 15 con il letto a castello per I ragazzi, la camera da letto matrimoniale con dentro il frigorifero e una cucina così piccola da non essere abitabile.

Nella sua storia la famiglia, è evidente, ha un ruolo fondamentale perché la forza di cambiare arriva anche da lì e cioè da chi, nonostante le difficoltà trovate soprattutto dai due ragazzi catapultati in un Paese straniero di cui neanche conoscevano la lingua, ti sostiene comunque e ci crede quanto te che la scelta fatta insieme è proprio quella giusta.

“Non ho mai avuto dubbi. Guardo sempre avanti e poi oggi vedo I miei figli. Sono contenti, si sono inseriti e hanno avuto il coraggio di togliersi tutte le comodità e seguirci in questa avventura. Mio figlio va all'università nel centro di Londra, ad Holborn, mia figlia studia al college. Certo in vacanza veniamo a Pescara e un po' di malinconia i primi giorni c'è quando ti godi il mare, ma sono contento, lo siamo tutti. Quando dico che non è facile, ma che non è neanche difficile, intendo dire che qualunque difficoltà ti si possa presentare davanti non ti sembrerà tale se invece di pensare alle cose materiali guardi al tuo obiettivo. Siamo passati dal vivere in una bella casa e avere tutto, a stiparci in 30 metri quadrati, ma eravamo contenti e io non mi sono mai fermato. Non lo faccio neanche adesso. Esco la mattina presto, perché la casa l'abbiamo comprata appena fuori Londra, vado a lavoro, rientro la sera e la giornata è già finita, ma vivere in una grande città implica anche questo”.

Daniele è molto contento e se tornasse indietro, non ci sono dubbi, rifarebbe esattamente la stessa scelta. “Quello che ti devi chiedere è quanto è forte la tua motivazione, se hai già un piccolo dubbio allora devi fermarti. Se ce l'ho fatta io con quattro persone posso dire 'a carico' tra cui due bambini piccoli, allora, è questo che vorrei far capire, tutti possono farlo. Ci vuole solo determinazione”.

Determinazione che continua ad esserci. Sì perché ora c'è un altro passo da compiere: prendere la cittadinanza. Per farlo, ci spiega, bisogna sostenere un esame e dimostrare non solo di conoscere bene la lingua, ma anche di conoscere la storia del Paese. E così Daniele si divide ancora tra lavoro e studio così come ha fatto prima di partire con i corsi di lingua e una volta arrivato lì per acquisirne padronanza. “Ora tocca a me, ma la prenderemo tutti”. Daniele e Severe quando sono partiti avevano 35 anni, non erano adolescenti o neodiplomati o laureati, erano già una famiglia. Avranno anche vissuto in 30 metri quadri, ma le fondamenta della loro casa, quella in cui affondano le radici i sentimenti più autentici che anche la difficoltà ti permettono di viverla come una sfida da vincere o più semplicemente solo un momento da superare, sono sempre state solidissime e oggi, a quasi 44 anni, continuano ad essere il fulcro delle loro vite e quelle dei figli che i loro, di sogni, hanno appena iniziato a realizzarli.

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