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Caccia al cinghiale di notte e con l'arco, il Wwf: pericoloso per la fauna protetta e per le persone

L'associazione boccia il disciplinare approvato dalla giunta regionale: sbagliato continuare a scegliere l'attività venatoria come unica soluzione per il contenimento, molti studi, sostiene il wwf, dimostrano esattamente il contrario

Cacciare di notte e farlo per di più con l'arco è un rischio non solo per la fauna protetta, ma anche per le persone. Il Wwf Abruzzo si dice “sconcertato” per quanto prevede il disciplinare approvato dalla giunta per la caccia di selezione al cinghiale che ha incassato il parere favorevole dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Il disciplinare prevede che fino a mezzanotte si possano cacciare gli ungulati anche con l'arco e attraverso l'ausilio di sorgenti luminose come visori ad infrarossi, visori termini, torce e fari. Una politica sbagliata, ancora una volta, per il Wwf perché la cosa davvero “sconcertante”, scrive in una nota, “ è il fatto che si continui a considerare la caccia (di selezione e non) quale unico strumento di contenimento dei danni da cinghiale, senza ipotizzare e programmare a larga scala nessuna altra azione che vada nell’ottica della messa in sicurezza delle colture agricole o della riduzione del rischio di impatto con autoveicoli. Si continuano solo ad allargare i periodi e le modalità di prelievo al cinghiale che ormai si può cacciare praticamente quasi tutto l’anno e con ogni metodologia venatoria, ma non si vedono certo i risultati sperati sul contenimento delle popolazioni”.

“La caccia notturna poi, andrebbe attentamente valutata anche per il rischio di disturbo che può provocare al resto della fauna selvatica soprattutto in questo momento quando la stagione riproduttiva non è ancora del tutto conclusa e alla sua pericolosità per i cittadini”, chiosa l'associazione che ricorda di aver organizzato a febbraio scorso un convegno sulla gestione del cinghiale insieme all'università di Teramo portando all'attenzione del pubblico circa 80  pubblicazioni scientifiche, riguardo all’impatto dell’attività venatoria sulla struttura di popolazione del cinghiale. Convegno nel corso del quale, citando alcuni studi, è stato rilevato che se è vero che la caccia al cinghiale è per l'animale la prima caccia di morte, è anche vero che questa si sia fin qui dimostrata inutile al suo contenimento senza considerare che questa agisce sulle diverse classi di sesso e d’età in modo diverso dalla mortalità naturale con l’effetto di diminuire l’aspettativa di vita media degli animali e ringiovanire le popolazioni. Un altro studio dimostra come la caccia inneschi risposte nella biologia riproduttiva della specie che, unitamente all’aumentata disponibilità trofica, causano un aumento della produttività delle popolazioni, prosegue il Wwf e che comunque quella in battuta ha conseguenze sulla demografia delle popolazioni cacciate può anche influenzare il comportamento spaziale dei gruppi familiari in quanto la perdita di una femmina dominante può portare maggiore instabilità spaziale tra gli individui sopravvissuti. Ci sarebbe poi una sorta di risposta compensativa da parte della specie: più si caccia più femmine nell'arco dell'anno partoriscono, cosa che invece non avviene lì dove l'attività venatoria è limitata. In ultimo c'è uno studio che ha rilevato come anche gli abbattimenti selettivi da punto fisso possono perturbare la struttura di popolazione tanto da sconvolgere gli accoppiamenti, la fecondità e il rapporto tra i sessi della prole che possono essere stravolti.

“In sostanza decine di studi scientifici hanno dimostrato che sperare di ridurre il numero dei cinghiali affidandosi esclusivamente alla caccia è sbagliato e illusorio, eppure la giunta regionale – conclude Filomena Ricci, delegata Wwf Abruzzo - continua a intervenire sulla gestione del cinghiale in modo caotico, aumenta i periodi venatori durante l’arco dell’anno e della giornata, allarga le possibilità dei metodi di caccia ricorrendo anche all’arco, tecnica mai usata in Abruzzo. Sembra insomma che si proceda facendo regali ai cacciatori senza prendere contezza del fatto che questo tipo di gestione in atto da decenni non sta avendo il risultato sperato. È ora che il problema venga affrontato con dati ed evidenze scientifiche alla mano e che si sperimentino altre tipologie di intervento sul territorio, note e praticabili, per la messa in sicurezza di campi agricoli e infrastrutture lineari”. 

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