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Il 23,6% dei bambini abruzzesi in povertà relativa, l'analisi di Save the Children

I dati emergono dalla XIII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia, dal titolo “Come stai?”, diffuso in vista della Giornata mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza da Save the Children

Disuguaglianze e povertà incidono sulla salute dei bambini anche in Abruzzo.
A confermarlo è l'annuale analisi svolta da Save the Children.

L’organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro fotografa anche quest’anno le condizioni di vita di bambini, bambine e adolescenti nel nostro Paese.

Per un bambino che nasce in Abruzzo l'aspettativa di vita media è di 82,6 anni, ma la speranza di vita in buona salute nella regione è di 62,3 anni, con un divario di quasi 5 anni rispetto alla provincia di Bolzano che ha quella più alta in Italia (67,2). Nella nostra regione meno di 1 bambino su 10 sotto i 3 anni accede agli asili nido pubblici e convenzionati (9,3%) e l’accesso alle mense non è uniforme, oscillando tra è il 98,8% per gli alunni della scuola primaria all’Aquila, il 51,4% a Chieti, fino al 25,5% a Teramo e 24% a Pescara. Nella regione, nessun posto letto nei reparti di neuropsichiatria infantile in degenza ordinaria e solo il 33% delle scuole è accessibile e privo di barriere per alunni con disabilità motoria. 853 bambini per pediatra in Abruzzo, dato leggermente inferiore alla media nazionale (883), ma superiore al limite massimo stabilito per legge (800). 

In Italia, dove quasi un milione e quattrocentomila bambini vivono in povertà assoluta, e l’Abruzzo registra il 23,6% in povertà relativa, superiore alla media nazionale del 22%, la pandemia ha amplificato l’intreccio tra disuguaglianze e salute, dalla nascita all’adolescenza. Troppi i volti di un servizio sanitario che, pur nell’eccellenza, spesso è “nazionale” solo sulla carta. L’organizzazione diffonde la XIII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia “Come stai?”, con una forte denuncia sull'impatto che le disuguaglianze socio-economiche, educative e territoriali hanno su salute e benessere psico-fisico dei bambini. Al via il nuovo Data hub di Save the Children, uno spazio virtuale aperto a tutti che sarà dedicato alla raccolta e alla diffusione costante di informazioni, dati, analisi e ricerche sull'infanzia e sull'adolescenza, in Italia e nel mondo. Tra le richieste più urgenti dell’organizzazione attivare le nuove case della comunità finanziate dal Pnrr come presidio per la salute dell'infanzia e dell'adolescenza, colmare il gap di 1.400 pediatri che mancano all’appello per assicurare il sevizio a tutti i bambini a livello nazionale, garantire in tutte le regioni i più avanzati screening neonatali, realizzare interventi organici per la prevenzione e la cura del disagio mentale degli adolescenti, ma anche assicurare la mensa scolastica e attività sportive gratuite per combattere povertà alimentare e promuovere sani stili di vita. 

Nella ripartizione dei fondi pubblici per la salute, nel nostro Paese, solo il 12% è impiegato nella prevenzione e nella medicina di base, che sono invece fondamentali per la salute dei bambini nel medio e lungo periodo. La quota principale (44%) è impiegata per l’assistenza ospedaliera, ma solo il 6% di queste risorse sono destinate ai minorenni, a fronte di una percentuale di questi sul totale della popolazione del 15,6%, e nel 2020 i posti letto in degenza ordinaria nei reparti pediatrici erano solo il 4,1% del totale. Nonostante il crollo demografico - con meno di 400mila bambini in media nati in Italia nel 2021 (6,5 il quoziente di bambini nati ogni 1000 abitanti in Abruzzo) - mancano all’appello sui territori ben 1.400 pediatri di base e la media di bambini under14 assistiti per pediatra è pari a 853 in Abruzzo(leggermente inferiore alla media nazionale di 883 che già supera il limite massimo stabilito per legge di 800 assistiti) , mentre lo screening neonatale esclude ancora, in molte regioni, alcune malattie anche gravissime, che potrebbero essere diagnosticate precocemente.

In Italia, nel biennio 2020-21, gli effetti della pandemia si sono fatti sentire fortemente. Per esempio, le vaccinazioni nei primi mesi di vita hanno subito una significativa riduzione, e si è verificata, tra il resto, una contrazione drastica delle diagnosi di tumore pediatrico che si sono ridotte del 33% nel 20201. Già prima del Covid19, nel nostro Paese, il numero dei consultori familiari si era andato assottigliando. Tra il 2014 e il 2020 c’è stata una riduzione di oltre il 6% del numero di centri attivi e nel biennio 2018-19 la media di utenti per singola struttura era di 27.873 persone in Abruzzo (32.325 la media nazionale) dove ci sono 29 consultori2, ben al di sopra dei 20.000 stabiliti dalla legge (34/1996). Gli effetti peggiorativi della pandemia sono evidenti anche nel crescente disagio mentale di preadolescenti e adolescenti. In 9 regioni italiane oggetto di monitoraggio, tra le quali c’è anche l’Abruzzo3, i ricoveri per patologia neuropsichiatrica infantile sono cresciuti in media del 39,5% tra il 2019 e il 2021 (prime due cause, psicosi e disturbi del comportamento alimentare), mentre in tutto il Paese si contano solo 394 posti letto in degenza in questi reparti, nessuno in Abruzzo , così come in Calabria, Molise, Umbria e Valle d’Aosta. Ma è molto grave nel nostro Paese, anche l’assenza o la carenza di strutture semiresidenziali, centri diurni, strutture per gli interventi intensivi a domicilio, tutta la rete coordinata di cura che dovrebbe evitare il ricovero. Purtroppo, invece, nel periodo 2020-21 il solo Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha registrato quasi un nuovo accesso al giorno per ideazione suicidaria o tentato suicidio (649 casi in tutto), con un aumento del 75% rispetto al biennio precedente. In generale, siamo di fronte ad un bisogno di sostegno consistente che non trova risposta. In Italia, secondo le stime4, già prima della pandemia 200 bambini e ragazzi su 1000 manifestavano un disturbo neuropsichiatrico (1.890.000 minori), ma meno di un terzo aveva accesso ad un servizio territoriale di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e nella metà dei casi non riusciva ad avere risposte terapeutico-riabilitative appropriate nel proprio territorio.

Come si evidenzia nelle pagine dell’Atlante, non è solo il sistema sanitario nazionale a dover assicurare la salute di un bambino. È l’intero ambiente di crescita, in tanti suoi aspetti, a giocare infatti un ruolo decisivo. Occorre dunque considerare che, in Italia, l’81,9% dei bambini vive in zone dove la concentrazione di polveri sottili è maggiore dei valori limite indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come non rischiosi per la salute (il 100% in ben 8 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Trentino Alto Adige, Veneto). Questi inquinanti sono una possibile causa scatenante dell’asma che, in Italia, colpisce l’8,4% dei bambini tra i 6 e i 7 anni, ma incidono anche sullo sviluppo cognitivo dei più piccoli, che migliora del 13% nelle scuole con i più bassi livelli di polveri sottili nell’aria6. In Abruzzo il 24,4% dei bambini 3-17enni non pratica mai sport, un dato in linea con la media nazionale del 24,7%, ma c’è un’ampia forbice che va dal 45,5% della Campania al 6,9% della Provincia Autonoma di Bolzano. Con la pandemia, in Italia, i bambini tra i 3 e 10 anni in sovrappeso o obesi sono passati dal 32,6% del biennio 2018-19 al 34,5% nel biennio 2020-21, la media nella fascia da 3 a 17 anni si è attestata al 27% (29% in Abruzzo). Nel nostro Paese, la povertà alimentare colpisce 1 bambino su 207, mentre l’accesso alla mensa scolastica, che per alcuni sarebbe l’unica chance quotidiana di un pasto equilibrato e proteico, se per gli alunni della scuola primaria, a L’Aquila è il 98,8%, a Chieti, ad esempio, scende al 51,4% fino a crollare a Teramo (25,5%) e a Pescara (24%), mentre a livello nazionale la media è al 53,5%; la mensa scolastica dovrebbe essere considerata come un servizio essenziale tra i 3 e i 10 anni. La buona alimentazione fa difetto anche per il 32% degli adolescenti 11-17enni, che su tutto il territorio nazionale, non mangia mai frutta e verdura.

I primi 1000 giorni

Le esperienze durante la gravidanza e fino ai due anni di vita influenzano lo stato di salute, l’apprendimento, così come il benessere sociale ed emotivo con effetti che durano per l’intera infanzia e fino all’adolescenza e all’età adulta. Per esempio, è stato dimostrato che alcuni interventi precoci sono in grado di migliorare la salute cardiovascolare dell’adulto e che le competenze interpersonali – promosse attraverso una relazione sicura e affettuosa con i genitori – generano empatia e autocontrollo che inibiscono comportamenti antisociali e la violenza. La maggior parte delle situazioni critiche in questa fase cruciale sembra essere legata alle difficoltà socioeconomiche dei genitori, con evidenti disuguaglianze territoriali e non solo. In Italia, tra il 2020 e il 2021, l’incidenza della povertà assoluta per le famiglie con 3 o più figli minorenni è aumentata dal 19,8 al 20,4%, raggiungendo un valore triplo rispetto alle famiglie con un solo figlio minorenne, e i minori in povertà relativa in Abruzzo sono il 23,6%, leggermente superiore alla media nazionale del 22%. Pesa anche il fattore legato alla cittadinanza. Nel nostro Paese, il 16,3% delle donne partorienti senza cittadinanza italiana effettua meno di cinque visite mediche durante la gravidanza, contro il 3,8% delle donne italiane, spesso il primo controllo ginecologico avviene solo dopo la dodicesima settimana di gestazione (12,5% contro 3,8% per le italiane) e si effettua una sola ecografia ostetrica (3,8% contro 1%)1. L’accesso alle cure e il sostegno alla genitorialità sono allora determinanti per ridurre i fattori di rischio e rafforzare quelli di protezione e di stimolo che avranno un impatto positivo dalla nascita del bambino fino all’età adulta. In attesa dell’attuazione degli investimenti del Pnrr per i servizi per la prima infanzia, in Italia solo il 13,7% dei bambini sotto i 3 anni accede agli asili nido pubblici e convenzionati, con l’Abruzzo dove lo frequenta quasi un bambino su 10 (9,3%) contro il 2,8% della Calabria la regione meno virtuosa, e la spesa pro-capite dei Comuni per servizi alla prima infanzia si limita in media a 409 euro nella regione Abruzzo (media nazionale 909 euro), lontana dalla Provincia Autonoma di Trento (2.617 euro), dall’Emilia-Romagna (1996 euro), e dalla Valle D’Aosta (1983 euro) e in linea con la spesa del sud, dove non supera i 600 euro e va dai 570 della Sardegna al picco negativo dei 110 euro della Calabria.

Salute e benessere tra i 3 e i 10 anni

È tra i 3 e i 10 anni che entra in gioco in modo prepotente l’effetto dell’ambiente che circonda i bambini. Se è sano o malato può fare una grande differenza. Per contrastare l’inquinamento a livello nazionale, ci vorrebbe il verde anche in città, ma la media nei capoluoghi di provincia dell’Abruzzo, per esempio, è di 27,3 metri quadrati per abitante, vicina ai 31 della media in Italia e superiore ai 20,8 delle regioni del Sud. L’inquinamento atmosferico in Abruzzo è comunque ai livelli minimi in Italia. In Puglia e Molise i metri quadrati si riducono a circa 10, e non si superano i 20 neanche in Campania, Sicilia, Liguria e Valle d’Aosta. Anche la deprivazione abitativa condiziona benessere e salute, come accade a più della metà (55,7%) dei minori in povertà relativa, in Italia, costretti a vivere in case sovraffollate. Il riscaldamento, già nel 2021 prima del caro bollette, era quasi un sogno per il 16,5% delle famiglie con figli a carico in povertà relativa. Per le famiglie più povere (1° quintile) quasi metà del bilancio familiare mensile è destinato all’abitazione - 47% circa al Centro Nord e 41% nel Mezzogiorno, mentre quelle più ricche (5° quintile) spendono in termini assoluti il triplo per questa voce che incide però solo per il 1/3 del loro bilancio familiare. In questa fascia d’età si manifestano anche Bisogni Educativi Speciali, legati a motivi fisici, biologici, fisiologici o anche psicologici e sociali, che secondo i dati ufficiali, in Italia, riguardano il 6,5% degli alunni della scuola primaria. Nel caso dei bambini con disabilità o limitazioni funzionali, il modello italiano di inclusione scolastica è tra i più avanzati al mondo, ma l’attuazione lascia a desiderare. In Abruzzo, solo il 33% delle scuole è privo di barriere e accessibile per alunni con disabilità motoria, a fronte di una media nazionale già bassa (32%), mentre si scende al 23% in regioni come la Campania e la Liguria. Solo una scuola su 100 su tutto il territorio nazionale, invece, è dotata di ausili per l’accessibilità degli alunni con disabilità sensoriali (cecità o ipovisione)4. Nell’anno scolastico 2020/21 le alunne e gli alunni disabili nel sistema scolastico pubblico a livello nazionale, erano più di 268.000, il 3,6% di tutti gli studenti, ma gli insegnanti di sostegno erano 152mila circa e un terzo non aveva una formazione specifica, il 20% era stato assegnato in ritardo.

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