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Il comitato "Strada parco bene comune": "La beffa della parata Rampini"

Piovono nuove critiche da parte del comitato di cittadini dopo la presentazione ufficiale dei nuovi 5 autobus elettrici che, nelle intenzioni, transiteranno anche lungo via Castellare Adriatico (l'ex tracciato ferroviario)

Continua a far discutere a Pescara il tema della strada parco e del relativo passaggio lungo la stessa dei mezzi di trasporto pubblico.
Dopo una prova tecnica di passaggio eseguita nei giorni scorsi, sono stati presentati ufficialmente i 5 nuovi autobus elettrici, modello Rampini E80, che, almeno nelle intenzioni, verranno utilizzate proprio lungo l'ex tracciato ferroviario, ovvero via Castellamare Adriatico.

Come precisato già, però, lungo la strada parco non potranno sicuramente transitare prima di 6 o 7 mesi, visti alcuni lavori di adeguamento che devono essere fatti.

Nel frattempo i nuovi veicoli a zero impatto ambientale, tranne ovviamente l'impatto di produzione di energia elettrica per ricaricarli, saranno utilizzati per altre tratte cittadine. Ma nella presentazione odierna, alla quale hanno partecipato i sindaci di Pescara e Montesilvano, Carlo Masci e Ottavio De Martinis, e gli assessori Gianni Santilli e Luigi Albore Mascia, si è scelto di effettuare una nuova prova di passaggio dal terminal bus fino al palacongressi di Montesilvano. 

Come era prevedibile non si è fatta attendere la risposta del comitato "Strada parco bene comune" che offre il proprio punto di vista: «Archiviata la prova tecnica, con la presa in giro collettiva dei tempi di percorrenza (18 minuti senza compiere alcuna fermata, che equivalgono esattamente ai 35-40 minuti del 2/ con le 26 fermate previste), è andata in onda la prova, altrettanto insussistente, dell’incrocio superato dai bus elettrici Rampini sul corridoio verde ciclo pedonale della città (peraltro ripresi mentre sfiorano la carrozzina di un malcapitato disabile). Il tutto, a riprova della ferrea volontà della giunta Masci di occupare a ogni costo la strada parco di Pescara con un sistema di trasporto rapido collettivo che non avrà nulla in comune con i bus elettrici Rampini E80. Non fosse altro per le dimensioni del filobus Van Hool Exqui.City18T prescelto, di gran lunga più ingombranti del bus elettrico Rampini. Un patetico siparietto, che conferma l’inadeguatezza disarmante di una classe politica dirigente inadeguata e superficiale, almeno nel caso di specie. La misera realtà dei fatti rappresenta un’infrastruttura che non sarà mai in grado di accogliere i filobus Van Hool, neppure al termine delle lavorazioni indicate dal direttore dei lavori della filovia per ben 14,677 milioni di euro. Ma il medesimo direttore responsabile non aveva dichiarato a marzo 2017, alla sezione nazionale di controllo della Corte dei Conti, che la filovia di Pescara era stata completata al 98%? Come potranno valere 15 milioni di euro lavori corrispondenti al 2% del corrispettivo dell’appalto che, è bene ricordarlo, vale 25,1 milioni di euro? Qualcosina non torna, e la Corte dei Conti, dormiente dal 2010, farebbe bene a darsi finalmente una mossa. Per proprio conto, il sindaco Masci una sua risposta l’ha trovata: “Occorrerà ricostruire le banchine di fermata e le pensiline, perché nel frattempo è cambiato il mezzo. Quello di prima (fallito il 25 novembre 2014), era ibrido, mentre questo di oggi è totalmente elettrico”. Ben detto, anche se, notoriamente, il sistema di trazione dei vettori non ha alcunché a che fare con l’altezza delle banchine di fermata. Ma quanto meno, una risposta l’ha data, sia pure sbagliata. Pazienza. Così come non risponderà al vero che “i lavori che partiranno a gennaio (Tua ha già firmato il contratto, non sappiamo con chi, ma poco importa), serviranno ad abbattere tutte le barriere architettoniche”. Quando mai? Le “osservazioni” che Claudio Ferrante ha prodotto al comitato Via nel 2013, stanno lì a dimostrare l’esatto contrario. La strada parco, specie nel tratto di Montesilvano, è interessata da centinaia di barriere insuperabili che, alla fine della fiera, finirebbero per discriminare i portatori di disabilità dalla fruizione di un servizio di trasporto pubblico essenziale».

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