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Martedì, 9 Agosto 2022
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Il senatore D'Alfonso (Pd): "Con l'Associazione 358 per riaffermare una cultura garantista"

Domani la prima riunione della nuova associazione cui ha aderito anche l'Aiga, il senatore: pm si ricordino di cercare anche le prove in favore degli indagati

“L'articolo 358 del codice penale è un articolo che secondo me richiede pensiero laterale, libertà e una grande cultura delle garanzie. Sta lì, sembra quasi un lampadario estetico e invece noi lo vogliamo rendere istituto di garanzia e di diritto goduto. Il pubblico ministero, quando svolge il suo lavoro previsto dalla carta, deve anche ricercare le prove a favore dell'indagato e non mi risulta che questo sia accaduto sempre e vorrei dire che la riprova è quando poi l'attività di accertamento si conclude con assolto perché il fatto non sussiste”.
A dirlo il senatore Pd Luciano D'Alfonso su quale sarà il compito dell'Associazione 358 che si riunirà, per la prima volta, domani, venerdì 5 febbraio, in modalità remota e che ha già visto l'adesione di studenti, docenti, dottori in legge, cittadini e avvocati a cominciare dall'Aig rappresentata sul territorio da Andrea Cocchini, coordinatore Area Centro.

L'obiettivo è ambizioso: quello di muovere almeno “qualche centimetro”, ha detto ancora il senatore, perché si torni ad una cultura garantista che rimetta al centro di ogni procedimento la necessità di garantire e tutelare la dignità di tutti, sulla base di quel principio di innocenza che si dimentica troppo spesso. Dignità che va garantita, in primis, agli indigati le cui vite troppe volte, ha sottolineato D'Alfonso, sono andate distrutte quando non si è addirittura arrivati al suicidio come nel caso, ha ricordato, del consigliere comunale Dc Valterio Cirillo gettatosi nel vuoto nel 1993, ai tempi della Tangentopoli pescarese e cui oggi è dedicato un Largo della città.

“Pensate - incalza il senatore dem - a quante volte ci sono state misure restrittive a monte a valle sconfessate con una formula di assoluzione con formula piena. Se ci fosse stata la cura della realizzazione dell'articolo 358, avremmo evitato quella che io chiamo 'le farchie dell'emotività giudiziaria', dove c'è un impossessamento della verosimiglianza nei confronti della verità giudiziaria. Chi sono quelli che favoriscono le farchie? Alcune figure di alcune aliquote di Polizia Giudiziaria più interessate all'emotività, allo stupore e alla meraviglia che all'accertamento dei fatti”. Lo scopo è dunque quello di tornare a far prevalere il principio di innocenza perché non si debba più “avere paura”, dice ancora il senatore, della giustizia, ma fiducia nella stessa.

Due, tra l'altro, le Riforme che intende promuovere: la prima perché gli avvocati della difesa possano, nel corso delle indagini, interfacciarsi con il gip e non il pm al fine di “non svelare le informazioni alla controparti” e la seconda “una rotazione delle persone fisiche delle aliquote della polizia giudiziaria nel lavoro a supporto dei pm. Non possono fare questo lavoro per decenni”. D'Alfonso si dice quindi soddisfatto del percorso di riforma intrapreso dal ministero della Giustizia che promuove “il ritrovamento del principio di non colpevolezza”, così come si dice fiducioso del nuovo corso intrapreso dalla Procura di Pescara e la Corte d'Appello, “ma noi vogliamo dare un contributo importante”.

Altro compito dell'associazione sarà anche quello, si legge in una nota diffusa dallo stesso D'Alfonso, di chiedersi se lì dove si arriva ad una assoluzione piena, gli errori commessi “finiranno prima o poi sul tavolo del Consiglio giudiziario della Corte d'Appello dell'Aquila, se saranno o meno fonte di responsabilità per i magistrati coinvolti e se daranno luogo a quelle valutazioni negative della loro professionalità che, se ripetute, comportano blocchi di carriera, perdite di aumenti dello stipendio fino alla dispensa del servizio. Per ogni assolto perché il fatto non sussiste, l'Associazione 358 darà una misurazione dell'errore. Per ogni indagato rimesso in libertà dal Riesame o dalla Cassazione perché non andava arrestato per mancanza dei gravi indizi o per inesistenza delle esigenze cautelari, l'Associazione chiederà la parola e chiamerà a raccolta il meglio della riflessione intellettuale e istituzionale”.

L'obiettivo è dunque quello di dare un contributo perché non si costruiscano “castelli accusatori giganteschi” che si ritrovano poi ad essere solo fumo negli occhi lasciato dalle farchie, “utile a far perdere le tracce di ciò che si è sbagliato, o che finiscono con encomi privi di fondamento”, chiosa. Di qui anche l'esigenza di tornare a garantire quella “riservatezza” in fase di indagine, di cui si parla al comma 3 dell'articolo 111 della Costituzione e troppo spesso, conclude D'Alfonso, “violata”.

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