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Telecamere a bordo e niente più pesca a strascico: la rabbia degli armatori pescaresi a Quarta Repubblica su Rete4 [VIDEO]

L'Europa potrebbe concretizzare l'idea di far installare le videocamere per controllare il pescato e le multe, in caso di violazioni, sarebbero salatissime. Gli armatori non ci stanno e parlano di ennesima scelta fatta per "uccidere" la marineria che in città è un vero simbolo che ancora una volta rischierebbe di sparire

Ha scelto il porto di Pescara Angelo Macchiavello, inviato del programma di Rete4 Quarta Repubblica condotto da Nicola Porro, per parlare con gli armatori della decisione del parlamento europeo che potrebbe concretizzarsi presto: installare una telecamera a bordo per controllare il pescato e, nel caso di violazioni, elevare multe salatissime.

Solo l'ultimo colpo sul settore che proprio da Pescara aveva fatto partire l'anno scorso una forte protesta contro le politiche europee e il caro gasolio e che oggi continua a lavorare senza, lamentano tutti, alcuna prospettiva. Non solo l'agricoltura dunque che è quella che oggi si mobilità, ma anche la pesca con quella marineria che di Pescara è un vero e proprio simbolo e che potrebbe sparire, come si torna oggi a denunciare.

Un obbligo quello delle telecamere che interesserà le imbarcazioni sopra i 18 metri. “Se mettono la telecamera è meglio che non ci andiamo a mare”, dice l'armatore Franco Di Giovanni ai microfoni di Macchiavello.

“Sembra che andiamo a rubare – tuona il collega Quintino Paluzzi -. Se uno a bordo deve andare in bagno c'è la telecamera che ti riprende, ma che modo è di continuare questo”. “Quei pinguini in giacca e cravatta che stanno al parlamento europeo quando vedono come lavoriamo e la vita che facciamo forse si vergognano un po' di quello che hanno fatto e continuano a combinare”.

Un problema che si aggiunge a quello della pesca a strascico che l'Europa ha già annunciato, ricorda il giornalista, dovrà sparire nel 2030. Per gli armatori di Pescara che hanno tutte imbarcazioni a strascico, come rimarca l'armatore Enzo Vecchioli, si tradurrà in chiusura. “Che ci mettiamo a fare? Ci vogliono centinaia di euro per cambiare una barca”.

Una situazione che fa temere che nel porto di Pescara quelle imbarcazioni spariranno ben prima del 2030 visto il possibile obbligo di mettere quelle telecamere e le multe da migliaia di euro che potrebbero determinare. “L'ultima botta”, la definisce Macchiavello nel servizio.

“Questi non capiscono un cavolo – afferma quindi l'armatore Massimo Camplone -. Tutto il pesce che ributtiamo in mare (per le dimensioni) viene mangiato dai pesci grandi. A chiudere ti ci portano. Non è che l'Europa ti dice 'ora ti pago leva le barche che danneggi il mare'. No. Ti portano al punto che non ce la fai più. Qua le barche stanno per chiudere tute quante”.

La conferma arriva da un altro armatore, Fabrizio Virzulli della Federpesca. “Io sto pensando di chiudere. Aspettiamo ancora gli aiuti dei fermi biologici di tre anni fa”, aggiunge.

La sintesi la fa Francesco Scordella che guidò la dura protesta degli armatori riuscendo a mettere insieme gran parte degli armatori del Paese. “Sai quante volte ho pensato di vendere? - dice a Macchiavello -. Le barche erano la nostra buonuscita. Quando arrivavi alla pensione la vendevi: oggi se la regola nessuno la vuole e l'Europa è la prima causa del male di questo settore. Siamo 7mila 500 unità, quale nazione ce l'ha: nessuna e ogni volta si vota contro l'Italia”.

“Io la telecamera non la monterò. È come se io vengo a casa tua e monto una telecamera, è giusto?”, afferma con il giornalista che sottolinea come quello sarà un obbligo di legge. “Se la legge dice che mi devo ammazzare – risponde e conclude – io mi vado ad ammazzare?”.

Sulla banchina del porto di Pescara insomma, la rabbia è davvero tanta.

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