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La Corte d'Appello conferma che la rimozione del direttore generale Mancini da parte della Regione fu illegittima

La Corte d'Appello dell'Aquila conferma la condanna della Regione Abruzzo respingendo il ricorso contro la decisione del tribunale di Pescara che aveva decretato come illegittima la decadenza dell'ex dg

La Corte d'Appello dell'Aquila ha respinto il ricorso presentato dalla Regione Abruzzo avverso la sentenza di primo grado del tribunale di Pescara e confermato l'illegittimità della rimozione dell'allora direttore generale della Asl, Armando Mancini.
Mancini venne dichiarato decaduto dal presidente della giunta regionale, Marco Marsilio, il 2 ottobre del 2019.

«Il 24 settembre 2020, un anno dopo», ricorda Mancini, «il tribunale di Pescara accertava la illegittimità della mia decadenza da direttore generale della Asl di Pescara e condannava la Regione Abruzzo. Avverso questa sentenza di primo grado la Regione proponeva appello. La Corte di Appello dell'Aquila il 6 maggio 2021 ha respinto il ricorso della Regione Abruzzo, confutando tutte le osservazioni mosse alla sentenza di primo grado e ribadendo che la mia decadenza era totalmente immotivata, anche nel merito (cioè il raggiungimento degli obiettivi). Condannando nuovamente (e ulteriormente) la Regione Abruzzo».

«Si tratta», aggiunge Mancini, «di una sentenza esecutiva ed estremamente chiara: non vi erano motivi reali, nell'ottobre 2019, per dichiararmi decaduto dall'incarico che stavo svolgendo e che sarebbe dovuto terminare tre mesi fa, in marzo 2021. All'epoca della mia “dismissione”, circa 20 mesi fa, i lavori del distretto sanitario di Pescara Sud erano in fase avanzata e dovevano essere terminati totalmente entro il 2020. Il nuovo pronto soccorso era terminato anche nella impiantistica e bisognava iniziare con gli arredi e le apparecchiature (non era ipotizzabile, ovviamente, la necessità di una seconda “camera calda” per il Covid). I lavori per l'ampliamento dell'hospice, con raddoppio dei posti, erano stati aggiudicati e affidati alla ditta Elettroidraulica-Sorgentone, Nel nostro atto aziendale, Penne aveva una Medicina con 52 posti; un pronto soccorso autonomo; reparti di Ortopedia e Artroscopia, Ginecologia ed Ivg, Chirurgia Generale, con posti letto e non solo Day Surgery. L'ospedale di Popoli manteneva il pronto soccorso, Riabilitazione, Medicina, Chirurgia Generale, Ortopedia, Endoscopia Digestiva, Rianimazione. I reparti di Chirurgia di Penne e Popoli erano stati riconosciuti e individuati con delibera quali centri di elezione aziendale per interventi di Colecistectomia, Ernia Inguinale e Chirurgia della Parete Addominale. A Pescara, luogo ove vi è il maggior numero di parti in Abruzzo, era stato istituito il servizio di parto indolore, con un protocollo condiviso tra anestesisti e ostetrici e l'assunzione di personale specializzato: avrebbe dovuto iniziare le attività nell'ottobre/novembre 2019. Era pronto per essere approvato (e portato al tavolo ministeriale) dalla Regione il Dea di II Livello Chieti-Pescara: insieme alla centrale unica del 118 avrebbe fornito, all'area delle due Province, dei servizi di elevatissima qualità per le situazioni di emergenza urgenza. Senza dubbio, il sopraggiungere della pandemia ha creato innumerevoli problemi e distratto forze e risorse umane. E debbo dire che sia il settore sanitario che quello degli uffici tecnici hanno dato il meglio di sé, con competenza e professionalità di alto livello. A loro va sempre la mia gratitudine. Ma non è possibile ignorare che la Asl di Pescara è stata lasciata senza vertice in un momento in cui era necessaria la massima coesione e rapidità di governo. E tutto ciò senza un motivo, in modo illegittimo e ingiusto, come la Corte d'Appello ha ribadito cinque giorni fa. Lascio a chi legge ogni amaro commento».

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