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Adopt Sebrenica 2018: quattro pescaresi raccontano il viaggio in Bosnia

Da anni il progetto prevede la visita nella cittadina di Sebrenica teatro del terribile genocidio avvenuto durante la guerra negli anni '90. Ecco il racconto dei quattro pescaresi protagonisti dell'ultimo viaggio

Un viaggio nella città del genocidio bosniaco avvenuto durante la guerra, per non dimenticare l'orrore ma anche per ridare dignità e giustizia alle madri, mogli e figlie che cercano ancora i corpi dispersi dei propri cari. C'erano anche quattro pescaresi quest'anno nel viaggio organizzato nell'ambito del progetto "Adopt Srebrenica".

Oltre a Edvige Ricci e Massimo Luciani, a nome delle associazioni che sostengono il progetto, sono arrivati in Bosnia Gina Vespucci,di Pescara, medica psichiatra  e  Laura Di Marco, giovane laureata in serbo-croato all’Università di Pescara che ha partecipato ai corsi della prof. Leto che ha preso da anni a cuore la Bosnia ed il progetto Adopt.

La novità di quest'anno è che "Adopt Sebrenica" è diventato a tutti gli effetti un progetto bosniaco, con le figli ed i figli di quel terribile massacro che hanno preso in mano l'associazione organizzando una settimana ricca di iniziative ed eventi per i quattro ospiti pescaresi.

Una speranza concreta per un futuro di integrazione e pace, per cancellare definitivamente l'odio e le ferite lasciate dal conflitto etnico e religioso. Oltre i dibattiti, le visite guidate, le occasioni di festa, l’Associazione Adopt di Srebrenica ha anche organizzato la presentazione di un libro fotograficoper confronto fra i luoghi di ieri e di oggi, realizzato con contributo della Provincia di Bolzano,  testi in bosniaco ed inglese. Il libro è a disposizione anche qui a Pescara.

Per il futuro il progetto di collegamento culturale ed economico fra Pescara e la Bosnia proseguirà con progetti agricoli e di artigianato.

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