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L'Abruzzo Pride contro la mozione per il fondo destinato alle donne che non abortiscono: "Siamo indignati"

Il coordinamento regionale del movimento critica la mozione approvata dal consiglio comunale di Pescara

Anche il coordinamento Abruzzo Pride critica la mozione approvata dal consiglio comunale riguardante l'istituzione di un fondo per le donne che decidono di non abortire. Il movimento si è detto indignato, parlando di un nuovo accanimento sui corpi delle donne e delle persone con utero, aggiungendo che si istituisce un fondo senza alcuna giustificazione o fonte riscontrabile, secondo cui la maggioranza delle interruzioni di gravidanza avverrebbe per motivi di indigenza e aggravamento delle condizioni economiche dovute alla pandemia:

Questa base argomentativa ignora completamente l’autodeterminazione delle donne e delle persone con utero nei processi gestativi. Molte gravidanze vengono interrotte anche per ragioni diverse da quelle economiche. 

Questa mozione non considera minimamente alcune delle problematiche strutturali permeanti la nostra nazione. Sono molti i fattori ad ostacolare un percorso genitoriale: la precarietà lavorativa, il costo troppo elevato delle abitazioni rispetto agli stipendi, la mancanza persistente degli asili nido e scuole dell’Infanzia nonché le discriminazioni subìte dalle donne e dalle persone con utero a causa del loro genere (molte perdono il proprio lavoro dopo essere diventate diventate genitori).

La reale applicazione della legge 194, spiega l'Abruzzo Pride, si ottiene con la prevenzione, sostegno e accesso ai servizi, co una diffusa e accessibile conoscenza dell'educazione sessuale e sfera contraccettiva, con un sostegno reale economico, psicologico e sociale a chi decide di interrompere una gravidanza.

L’istituzione della “Festa della famiglia e della vita” appare altresì una mera decisione propagandistica: anziché mirare a una piena attuazione della legge 194/78, mortifica chi vuole interrompere o ha interrotto una gravidanza, additando queste persone come “irrispettose della vita”. Questo giudizio morale è inaccettabile.

La legge 194/78, infine, per il coordinamento non va toccata e i copri delle donne e persone con utero non sono oggetti da strumentalizzare.

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