Si riscaldano grazie a un falò per combattere il freddo. Per l'occasione ne approfittano anche per sfamarsi; arrostendo un po' di carne sulla brace. Intanto, a poca distanza da loro, alcune pattuglie tra carabinieri e polizia mantengono alta la guardia nel caso la situazione dovesse degenerare. Ma la protesta è composta e pacifica. Gli autotrasportatori abruzzesi non mollano e presidiano il casello autostradale dell'uscita A14 Pescara Nord/Città Sant'Angelo giorno e notte.
"Venerdì ci siamo dati appuntamento quì e Marco Forconi, candidato sindaco di Montesilvano, ha invitato tutti, di qualsiasi colore politico, apolitici e gente comune a prendere parte all'iniziativa. All'inizio ne eravamo una settantina, i camionisti ancora non c'erano perché la loro protesta è partita domenica notte". Sono le parole di un partecipante al Movimento dei Forconi d'Abruzzo e racconta che" venerdì scorso, nel tentativo di bloccare l'entrata dell'autostrada, Polizia e Carabinieri hanno intimato di spostarci, relegandoci in questa piazzetta adiacente. Molte persone, non abituate a questo tipo di situazioni, si sono spaventate e hanno abbandonato. Però parte del gruppo ha resistito ed è rimasto qui, compatto". Tutti quelli che aderiscono al Movimento non sono autotrasportatori ma solo cittadini incazzati con lo stato italiano. Cerco di approfondire su come è nato questo Movimento, almeno per quanto riguarda in Abruzzo, e mi conferma che " decisiva è stata la spinta venuta dal sud Italia. Tutto è nato seguendo quello che è successo in Sicilia. Abbiamo subito aderito al Movimento fatto partire da Martino Morsello, responsabile provinciale di Trapani".
Ringrazio e chiedo informazioni per parlare con qualche camionista. Mi avvicino al gruppo di autotrasportatori e mi presentano Corrado, uno dei più "arrabbiati" a capo della protesta. Tiene a precisare che "al governo Monti chiediamo prevalentemente il gasolio professionale. Perché riteniamo che sia ingiusto sostenere questi prezzi per ciò che per noi è materia prima; quindi non possiamo permetterci il lusso di mantenere i costi attuali. E poi anche sconti sulle autostrade. Sono questi i due requisiti fondamentali per la ripresa di un settore al collasso come quello dei trasporti". Gli fa eco un altro autotrasportatore che è voluto rimanere anonimo e sostiene che "non possiamo pagare il gasolio a questi costi. È impossibile anche per la gente civile. Questo incide alla fine del mese in maniera pesantissima. Qui c'è gente che lavora quotidianamente. E' inammissibile che una persona debba alzarsi alle 3 del mattino, tornare a casa alle 10 di sera e guadagnare solo 300-400 euro al mese. C'è bisogno che le autorità affrontino i problemi degli autotrasportatori, altrimenti quello che è successo in Sicilia si protrarrà a lungo".
Qui la protesta va avanti in maniera civile. Non si registrano blocchi alla circolazione. Però quanto successo ad Asti non passa inosservato; infatti sono tutti compatti con l'affermare che "la violenza è sempre sbagliata. Sta nell' intelligenza di chi manifesta capire che lo sciopero non si fa per pochi ma si fa per tutti; quindi devono unirsi alla protesta in modo pacifico ma comunque fermare i mezzi perché non è giusto vi siano dei colleghi che restano al freddo la notte a difendere anche le loro cause".
Alla protesta si uniscono anche autotrasportatori di altre parti d'Italia, persino rumeni e polacchi che decidono di fermarsi lì per dar man forte ai loro colleghi. Uno di loro, Francesco, un camionista che lavora come dipendente per una ditta milanese mi spiega che ha deciso di associarsi al presidio perché "se riescono a ottenere qualcosa si riuscirà nel tempo a migliorare il nostro modo di vivere. Io vivo a Milano e per lavoro faccio il pendolare tra Nord e Sud Italia. Mi associo a loro nella protesta e rimango bloccato qui finché vogliono loro; perché se me ne andassi sarebbe come voltargli le spalle".
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Sempre tramite le parole di Corrado fanno sapere che non vogliono nemmeno sentir parlare di smontare tutto e tornare a casa "andremo avanti sicuro fino a venerdì, presidiando i caselli in maniera pacifica e invitando la gente a fermarsi e a unirsi allo sciopero".
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