Pescara-Brescia, venti anni dopo, tra scandali e "biscottone"

Il big match con le rondinelle riporta alla mente una delle pagine più amare della recente storia biancazzurra

Quella di domani sera, domenica 3 febbraio, è la partitissima del 22° turno di campionato in Serie B.
Due squadre proiettate verso la promozione diretta in Serie A.

Una gara che può segnare un viatico importante nella corsa verso il traguardo finale e che fa tornare alla memoria dei tifosi biancazzurri un'altra sfida con le rondinelle, dal sapore amaro.

Era il 13 giugno 1999. Ultima di campionato, con il Pescara ad un passo dal quarto posto utile per salire nella massima serie. Già promosse con una giornata di anticipo il Verona e il Torino, restavano da assegnare gli ultimi due piazzamenti con la nostra squadra, allenata da De Canio, data per favorita sulla carta dopo il successo esterno a Lecce (gol di Sullo). Proprio i salentini, insieme alla Reggina, si diedero battaglia punto a punto nello sprint finale. La formazione calabrese si rilanciò proprio all'Adriatico vincendo lo scontro diretto. Una partita caratterizzata dall'errore di Gelsi dal dischetto e dall'assurdo autogol di Cannarsa. A soli 90 minuti dalla fine dei giochi, la vetta della classifica era la seguente: Verona e Torino 65 (matematicamente in A), Lecce e Reggina a 61, quinto il Pescara con 60 punti.

Ma il calendario lasciava sperare nell'operazione-sorpasso proprio sul filo di lana. Le nostre due dirette antagoniste dovevano necessariamente vincere in trasferta per essere sicure di farcela. Il Lecce, impegnato in trasferta al Bentegodi contro il Chievo già salvo, e gli amaranto sul campo del Toro già promosso. Due impegni di certo non proibitivi, ma comunque da giocare con la massima attenzione. D'altro canto, il Pescara, forte del fattore casalingo, si apprestava a chiudere la stagione ospitando il Brescia. Avevamo l'obbligo dei tre punti, con l'orecchio puntato sulla radiolina in attesa di buone notizie dagli altri due campi. La mettiamo subito in cascina, con la rete di Pisano al 32°, ma le altre non restarono a guardare.

Il Lecce l'aveva sbloccata già al 16° con un rigore trasformato da Giannini e, sempre dagli undici metri, la Reggina era passata in vantaggio con Cozza grazie ad un penalty concesso in maniera molto generosa. Si va al riposo, con la classifica che non cambia le sue posizioni di testa. Ad inizio ripresa, doppio vantaggio leccese, con il Chievo ormai sottomesso. A noi non restava che sperare in un passo falso dei calabresi. L'orgoglio granata si risvegliò al 62°. Il Torino raggiunse il pari con Ferrante. Quell' 1-1 digitato sul tabellone dell'Adriatico mandò in estasi il popolo biancazzurro. Siamo in A a meno di mezz'ora dalla fine. Sulle ali dell'entusiasmo, il Pescara centrò il raddoppio sempre con Pisano. Brescia alle corde e festa grande sugli spalti. La festa durò appena tre minuti. Al "Delle Alpi", una prodezza di Tonino Martino, abruzzese di Turrivalignani, riportò avanti la Reggina. Lo scandaloso biscottone venne portato a termine fino all'85°, quando una pacifica invasione di campo costrinse l'arbitro al triplice fischio anticipato. A nulla valse il terzo gol di Esposito. Torino e Reggina andarono a braccetto in serie A. Per la cronaca, i biancazzurri si imposero sul Brescia per 3-2. Vinta la battaglia, ma non la guerra.

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