Bruno Pace, quello che... il calcio lo sapeva raccontare

Un anno fa la scomparsa dell'amato ex calciatore e allenatore, oggi pomeriggio messa di suffragio alle ore 18 nella cattedrale di San Cetteo

Bruno Pace

Bruno Pace è stato mio inquilino nel palazzo condominiale di via Regina Margherita, al civico 36.
Lui al terzo piano, io al quarto. Stessa scala, stesso stabile. L'ho saputo soltanto qualche anno fa.

La sua famiglia si trasferì altrove quando ero ancora piccolo.

I nostri balconi si affacciavano davanti l'abitazione di Pietro Paolo Cimpiel, il rosso volante. Il destino però ha voluto che le nostre strade si incrociassero lo stesso in qualche modo. Non davanti al portone di casa o in ascensore, ma negli studi televisivi o in tribuna, durante le partite del nostro Pescara. Con il fratello Masetto ho condiviso anche una lunga e piacevole esperienza a Tele 9, mentre Giorgio, il terzo, l'ho intravisto qualche volta al Poggio senza mai entrarci in confidenza. Vicini di casa e vicini nei modi di vivere la città, accomunati anche dallo stesso nome di battesimo.

Da Bruno ho imparato a scoprire e apprezzare le cose semplici della vita. Una cena con gli amici, una passeggiata lungo il corso, quattro chiacchiere al bar e la forza di sorridere sempre, anche quando non c'è un motivo apparente. Salutava tutti, Bruno, con affetto sincero. Anche chi non conosceva. Mai un atteggiamento da divo altezzoso e saccente. E soprattutto, mai una parola fuori posto. Come opinionista era politicamente corretto. Sapeva pungere e bacchettare con garbo e ironia, senza turbare la suscettibilità di nessuno. Dotato di un senso dell'umorismo particolare, un po' all'inglese, riusciva sempre a risollevare le piatte e noiose discussioni nei salotti calcistici con i suoi racconti di gioventù.

Averlo come ospite in trasmissione significava garanzia di ascolti e argomentazioni interessanti. Da profondo conoscitore del calcio in ogni sua sfaccettatura, era impossibile controbatterlo. Ciò che diceva era frutto di anni di esperienze vissute sul campo e in panchina. Perle di saggezza e verità, pronunciate sempre in maniera scanzonata, seguendo i principi della libertà di espressione e dell'onestà intellettuale. Forse questo suo essere troppo sincero e indipendente gli ha precluso ogni possibilità di avanzamento di carriera, sia da calciatore e allenatore che come critico in tv. In certi ambienti non c'è mai stato spazio per le persone tutte di un pezzo, che hanno una faccia sola e che non si lasciano condizionare dalle pressioni esterne.

Un atteggiamento, il suo, scambiato per ribellione e che invece era il segno di una filosofia di vita basata sul rispetto reciproco e sul rapporto diretto. Pane al pane e vino al vino. Mi ha sempre dato fastidio quando nei programmi trasmessi dalle emittenti locali, Bruno Pace veniva interpellato soltanto per raccontare delle sue scorribande da ragazzo, evitando di fargli esprimere il suo pensiero su certe situazioni delicate. La verità fa male. Ma è vero anche che oggi, a distanza di un anno, tutti avvertiamo la sua mancanza. A me non resta che custodire il suo ricordo, fatto di pacche sulla spalla e di affetto travolgente. E chissà, se nell'infinità del Paradiso, non ci ritroveremo un giorno sullo stesso pianerottolo.

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