Elezioni Comunali Pescara, l'intervista al candidato sindaco Baldini

A sostenere la candidatura a primo cittadino di Baldini è la lista "Riconquistare l'Italia"

Gianluca Baldini

Si chiama Gianluca Baldini ed è il più giovane, con i suoi 37 anni, tra gli 8 candidati sindaco di Pescara che si sfideranno alle imminenti elezioni amministrative di domenica prossima, 26 maggio.
A sostenere la candidatura a primo cittadino di Baldini è la lista "Riconquistare l'Italia".

Queste le risposte ai nostri quesiti, gli stessi posti agli altri sette candidati sindaco.

Cosa intende fare per riportare la qualità delle acque della costa a un livello accettabile?

«Il nostro programma pone al vertice delle priorità la salubrità dell’ambiente urbano, partendo proprio dagli interventi volti a ripristinare una qualità accettabile dell’aria e delle acque. Sul fronte idrico abbiamo previsto due azioni necessarie a riconsegnare ai cittadini acque salmastre balneabili e acque dolci bonificate dai veleni. La prima e più importante riguarda la separazione delle reti, ridisegnando i sottoservizi idrici. A Pescara abbiamo ancora la rete mista, benché dal 1996 si sarebbe dovuto procedere alla progressiva separazione delle acque meteoriche (piovane) da quelle reflue (le acque “nere”), che devono essere trattate negli impianti di depurazione prima di ritornare nel ciclo naturale. Quando piove, proprio a causa di questa carenza infrastrutturale, a Pescara si verificano due fenomeni: gli allagamenti, che producono ingenti danni a beni pubblici e privati che non vedono mai riconosciuto un ristoro e gli sversamenti dei liquami direttamente nel fiume, perché le abbondanti piogge innescano dei sistemi di pompaggio che scaricano automaticamente l’acq che evitano che il depuratore si inattivi a causa del flusso eccessivo. Questi problemi si risolvono solo con la realizzazione di questo intervento di separazione necessario e mai messo in cantiere. La seconda consiste nell’attivazione dei contratti di fiume, di cui si parla ormai da anni. Parliamo di strumenti di programmazione strategica e negoziata che possono aiutarci a riconsegnare vita al fiume Pescara coinvolgendo i partner privati interessati all’insediamento ricettivo sull’asta fluviale nella programmazione di un piano di interventi volti a mitigare il rischio idraulico, a ridurre l’inquinamento e a rinaturalizzare le sponde».

Ha intenzione di affrontare il problema del cementificio e della riqualificazione della zona?

«Mi piacerebbe poter disporre di risorse illimitate per poter realizzare il decommissioning del cementificio, ma lo smantellamento e la bonifica di una struttura del genere richiedono fondi di un ordine di grandezza non concepibile realisticamente per un bilancio comunale. Potremo liberarci di quella brutta struttura solo con l’intervento dello Stato, che noi ci impegneremo a sollecitare, ma non facciamo false promesse sul risultato ottenibile. Per la zona di Rancitelli-Villa del Fuoco abbiamo vagliato e implementato nel nostro programma una serie di proposte pervenute dalla brava Francesca Di Credico del comitato di quartiere “Per una nuova Rancitelli”. In primo luogo intendiamo puntare sul decentramento dei servizi, proponendo una sede universitaria e una stazione di polizia municipale che ospiti il nucleo di sicurezza urbana. In secondo luogo intendiamo programmare almeno un grande evento l’anno in questo quartiere, in modo che il ritorno dell’investimento produca effetti positivi sul rilancio delle periferie, perché ci sarebbe almeno un’occasione l’anno per fare interventi straordinari di riqualificazione urbana. Questi interventi straordinari non dovranno comunque sostituire la manutenzione ordinaria, che sarà realizzata quotidianamente dalle squadre comunali di giardinieri, operai stradali e spazzini che dovranno essere i garanti della bellezza della città».

La sicurezza è un tema molto caldo che riguarda non solo le periferie. Cosa intende fare per rendere la città più sicura?

«Come ho avuto modo di ripetere in più occasioni, la sicurezza non è “l’uomo con la pistola”. Noi intendiamo attivare un insieme coordinato di interventi volti a prevenire le devianze. Il decentramento dei servizi e i grandi eventi di cui ho appena parlato vanno in questa direzione. Oltre a ciò, sempre raccogliendo i suggerimenti di Francesca, pensiamo sia utile organizzare un mercato rionale settimanale e perseguire quell’obiettivo ambizioso della scuola dei mestieri, per permettere agli adolescenti che abbandonano gli studi di prendere un diploma e imparare una professione. Nel nostro programma abbiamo anche dato centralità allo sport e alla promozione dell’adozione di stili di vita salutari. Noi crediamo che la realizzazione di impianti polisportivi in queste periferie disagiate possa fungere da reale strumento di inclusione sociale e che l’organizzazione di eventi di rilevanza regionale e nazionale in queste strutture potrebbe avvicinare e dare un’alternativa di vita a quei giovani che vivono la strada e sono esposti alle devianze. Infine, per stimolare la rinascita del quartiere sotto il profilo commerciale, sarà necessario usare sapientemente la leva fiscale con finalità perequativa, cioè defiscalizzare le intraprese economiche che sfidano la marginalità. Chi apre un’attività a Rancitelli – Villa del Fuoco non deve pagare le tasse. Siamo chiaramente favorevoli a tutti quegli interventi repressivi volti a ripristinare la legalità (in primis sgombero degli abusivi e di chi non è in possesso dei requisiti per l’assegnazione di un alloggio popolare), ma se non si adottano quelle politiche volte a restituire il quartiere ai suoi cittadini e far rinascere la vita sociale, la repressione resterà uno strumento sterile, da agitare di tanto in tanto per dare la sensazione di aver fatto qualcosa».

Quali sono gli interventi necessari affinché Pescara diventi realmente una città turistica?

«Pescara, a nostro avviso, non esprime il suo massimo potenziale turistico perché da un lato soffre di alcune carenze infrastrutturali che sono da sempre un collo di bottiglia e dall’altro non si è prestata alcuna attenzione alla ricomposizione del mix dell’offerta turistica che avrebbe consentito di sfruttare più canali. Riteniamo innanzitutto indispensabile dotarsi di un portale web turistico collegato a un servizio permanente di promozione della città sui social network, in grado di valorizzare l’attrattività di Pescara sfruttando la presenza delle infrastrutture di trasporto anche internazionali. Tra le proposte di attrattività turistica alternativa che abbiamo avanzato citiamo l’istituzione di una fiera permanente per la stagione estiva dedicata alla promozione delle aziende enogastronomiche regionali in interscambio con l’offerta interregionale nell’area adiacente al porto turistico. La carenza delle strutture ricettive alberghiere ha prodotto uno sviluppo disordinato dell’offerta extralberghiera che andrebbe regolamentato, mentre intendiamo creare una rete di collegamento a livello regionale tra le zone turistiche costiere e le aree interne della regione. Vogliamo anche puntare sull’incentivazione del turismo giovanile attivando un’offerta di ricettività a basso costo (ostelli della gioventù, camping) che può essere anche un potente veicolo di incremento del traffico aeroportuale».

Quali saranno le sue politiche in materia di mobilità sostenibile?

«Abbiamo promosso la realizzazione della cosiddetta “strada parco estesa”, una direttrice dedicata al trasporto pubblico locale che attraversi tutta la città da nord a sud impegnando destinando corso Vittorio Emanuele II e viale Marconi al transito esclusivo di autobus elettrici e mobilità dolce (pedoni e biciclette). Il progetto è di fatto in cantiere e finanziato, ma nessuno vuole completarlo per non confliggere con alcuni interessi particolari. Noi crediamo nella necessità di fare questo passo per proiettare la città nel futuro, perché solo in questo modo, dotandoci di mezzi pubblici che dagli estremi nord e sud consentono di raggiungere il centro in meno di dieci minuti, sarà possibile indurre i cittadini a usare il trasporto pubblico riducendo il numero di veicoli privati in circolazione e quindi il traffico e rendendo più vivibile e pulita la nostra città».

Favorevole o contrario al progetto di una Grande Pescara?

«Contrarissimo e ho già argomentato dettagliatamente i costi che verranno scaricati su cittadini e attività produttive. I servizi che si vorrebbero unire sono già gestiti a livelli di governance sovracomunale, le paventate risorse che abbonderebbero in realtà sono modestissime perché la legge è prevista per i piccoli comuni e la fusione di realtà così grandi implica problemi organizzativi notevoli che genererebbero disservizi e caos amministrativo (vedi il caso di Corigliano Rossano, unico comune grande oggetto di fusione). Se non serve ad accorpare i servizi, diminuirà le risorse disponibili per il territorio, genererà disservizi all’utenza per via delle difficoltà di riorganizzare un ente così complesso, produrrà costi enormi sui cittadini e sulle imprese per problemi banali (per es. omonimie delle strade), distorce e stravolge la funzione di una legge che serviva ad accorpare i comuni piccoli in difficoltà e aumenterà i confini fisici generando nuove periferie che saranno sempre più lontane dalle istituzioni. Le città più vivibili e più vivaci sotto il profilo commerciale sono tutte più piccole di Pescara (come si evince dalle classifiche del Sole24ore e Italia Oggi con l’Università La Sapienza) e la nostra città è stata sempre apprezzata in ragione della sua dimensione “a misura d’uomo”, quindi non si ravvisa alcun motivo per ambire a ingigantirsi. Infine, argomento tabù, Pescara, Montesilvano e Spoltore dovrebbero rinunciare al proprio nome e alla propria identità. Perché i promotori non lo dicono? Perché non dicono come si chiamerà la nuova città e che tutti dovranno rinunciare alla propria identità?».

Mercato etnico. Resta o verrà smantellato?

«Da sindaco non avrei mai concepito una scelta simile, preferendo individuare di concerto con gli interessati e gli esercenti locali soluzioni realmente in grado di favorire l’integrazione, per esempio introducendoli nei mercati rionali. Sono stati spesi in epoca di pre-dissesto 250 mila euro di risorse pubbliche per fare un tunnel nel quale è forte il rischio di ghettizzazione degli ambulanti stranieri. Resta il fatto che ormai c’è e che credo non sia né intelligente né utile bloccare la sperimentazione a questo punto, ma ci si dovrà impegnare a consentire il corretto perseguimento dei fini auspicati dai promotori. Sono certo che nessuno lo bloccherà, anche perché la collocazione degli ambulanti nell’area di risulta fu anni fa una scelta proprio di quel centrodestra che oggi, in una fase della campagna elettorale, sembrava voler fermare il nuovo mercatino. Del resto, in mancanza di una seria alternativa, quegli ambulanti graviterebbero, come è accaduto dallo sgombero ad oggi, tra il parcheggio dell’area di risulta e altre zone del centro della città, nella ricerca di qualche modo per sbarcare il lunario».

Quale futuro e destino per l'area di risulta? In caso di vittoria ha già qualche progetto da realizzare?

«Sul tema abbiamo assunto una posizione di mediazione, invitando tutte le forze in campo a impegnarsi nell’adozione di un progetto condiviso. Noi riteniamo si possa partire dal parco centrale che occuperà la grande parte del 12 ettari, conservando i due silos nelle aree periferiche nord e sud che dovranno garantire i posti esistenti ed eliminando del tutto le opere interrate, che fanno lievitare i costi. Pensiamo a un’opera pubblica davvero utile per la collettività da collocare al centro di questo parco e proponiamo una biblioteca con aule studio confortevoli e spaziose, dotate di tutti i servizi avanzati, e di una sala polifunzionale in cui ospitare eventi culturali, spettacoli teatrali, convegni, presentazioni di libri, concerti di musica colta. Questa semplificazione del progetto presentato dall’ultima giunta consentirebbe di abbassare notevolmente il costo di realizzazione che potrebbe essere sostenuto con risorse pubbliche evitando il partenariato pubblico-privato, che noi contestiamo apertamente, perché la realizzazione in project financing consegnerebbe per vent’anni i parcheggi del centro a un privato, quadruplicando i costi di parcheggio attuali, quando “Pescara Parcheggi” versa nelle casse del Comune ben 2 milioni di euro l’anno, che in vent’anni sono 40 milioni, una cifra più che sufficiente a realizzare l’opera senza interramenti con le sole risorse pubbliche. Questo consentirebbe di evitare il project financing e quindi l’aumento considerevole delle tariffe che colpirebbe i cittadini, i lavoratori e le attività produttive».

Come intende affrontare il tema della gestione della movida e dei locali notturni, sul fronte della sicurezza, ordine pubblico e tutela dei residenti?

«È nostra intenzione coinvolgere gli operatori e gli esercenti cittadini attraverso percorsi di partecipazione alle scelte strategiche, agevolazioni e responsabilizzazione, ad esempio condizionando le agevolazioni all’istituzione di un servizio di sicurezza privata nelle zone ad alta frequentazione soprattutto negli orari notturni. Fermo restando che sarà prioritario garantire ovunque il rispetto delle regole di esercizio e reprimere fenomeni di concorrenza sleale, ma anche assicurare il rispetto delle regole di condotta da concertare con i residenti, va comunque ricordato che le aree interessate da queste problematiche sono due e sperimentano specificità differenti. In particolare, un occhio di riguardo sarà necessario per il centro storico, dove le scelte di deregolamentazione degli ultimi anni hanno aggravato il problema, che oggi necessita di terapie d’urto. Non è concepibile che nel centro di Pescara vecchia siano sorte vere e proprie discoteche, che esercitano fino alle prime ore del mattino violando spesso i limiti di emissioni acustiche e generando disagi ai residenti e agli esercenti del giorno per via delle condizioni indecorose in cui versano quelle strade al risveglio. Quel tipo di attività è incompatibile sia con la destinazione residenziale degli immobili lì da sempre esistenti sia con la vocazione storico-culturale che intendiamo riassegnare a quella zona, per cui riteniamo che, in mancanza di adeguamento, dovrà essere delocalizzata».

Pescara e il commercio, cosa fare per rivitalizzare questo comparto fondamentale dell'economia cittadina?

«Il futuro della città dovrà chiaramente passare anche da una nuova concezione delle politiche del commercio. Il primo atto amministrativo da compiere sarà la caratterizzazione commerciale della città, con una classificazione puntuale per territorio di appartenenza, tipologia merceologica e dimensioni strutturali, nonché individuando i diversi comprensori di attrazione regionale (es. centro), intercomunale (es. porta nuova), comunale (es. colli). Sulla base di tale caratterizzazione pensiamo di diversificare gli interventi, ad esempio incrementando gli eventi (ad es. culturali e sportivi) per qualità, numero e diffusione territoriale, distribuendoli anche al di fuori della zona centrale. Nelle zone di attrazione intercomunale intendiamo intervenire alleggerendo il sovracosto legato al parcheggio ipotizzando soluzioni di sosta gratuita ad esempio per la prima mezz’ora. Laddove le metrature lo consentano, incentiveremo l’inserimento di attività complementari al commercio in grado di creare una pedonabilità dei luoghi. Un’iniziativa realizzabile potrebbe essere il “Pit Shop”: in altre parole, dei posti auto lasciati con un disco orario brevissimo, per facilitare l’acquisto rapido da parte del cliente di passaggio. Ovviamente una simile tipologia di sosta, può essere prevista per le zone marginali del centro e soprattutto per tutti gli altri quartieri in cui risiedono esercizi di vicinato. In un periodo di crisi profonda che non accenna a passare, studieremo interventi volti ad alleggerire il costo degli affitti, ipotizzando una classificazione commerciale della città e inquadrando i singoli locali nell’area interessata, sulla base di parametri quali la pedonabilità, il valore commerciale e i servizi, agevolando attraverso delle consulte di categoria l’incontro fra domanda e offerta. Interverremo, inoltre, come descritto esaustivamente nei paragrafi precedenti, incrementando la sorveglianza e migliorando l’arredo urbano, la sua manutenzione ed eliminando le barriere architettoniche».

Come vede Pescara tra 5 anni?

 «Mi piacerebbe innanzitutto restituire decoro a tutta la città, perché la bellezza è data dall’ordine e dalla pulizia degli spazi urbani, partendo dalle strade, dai marciapiedi, dall’arredo urbano e dal verde pubblico. Se fossi sindaco mi impegnerei a riconsegnare ai cittadini una Pescara più vivibile, più verde, ed esteticamente curata con maniacalità. Non credo si debba promettere, come fanno in molti, di dotarsi di nuove mirabolanti opere pubbliche, ma si deve dare priorità al necessario. Quindi si deve partire dal decoro essenziale. Vorrei che in ogni periodo dell’anno chi gira per Pescara abbia la percezione di una città sempre curata. Mi è capitato di visitare città che avevano le strade che sembravano asfaltate il giorno prima, la segnaletica orizzontale che pareva disegnata da qualche ora, e gli alberi e le aiuole di una colore intenso che esibivano una rigogliosità che rappresentava la cura che era stata riposta nella manutenzione del verde pubblico. Io Pescara la vorrei trasformare in una città normale, che ripone la massima cura nella manutenzione dell’esistente. Già questa sarebbe una rivoluzione. Le uniche grandi opere necessarie, come ripeto sempre, sono tre: la separazione delle reti idriche per sanificare il mare ed eliminare gli allagamenti, la destinazione di una sede stradale protetta al transito dei mezzi pubblici per incentivare l’uso degli autobus e il grande parco nell’area di risulta, con due parcheggi di scambio e una struttura a destinazione culturale al centro (magari una nuova biblioteca con sala polifunzionale per ospitare eventi culturale ed artistici offrendo un nuovo spazio alle associazioni che operano sul territorio».

Perchè un elettore dovrebbe barrare proprio il suo nome sulla scheda elettorale?

«Per due ordini di motivi. Il primo sono l’unico candidato che si oppone a quel progetto scellerato di fusione dei comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore che, come ho dimostrato, scaricherà i costi sui cittadini, producendo disservizi e generando spese enormi a carico dei cittadini e delle attività produttive, mentre non produrrà alcun beneficio. Non ho ancora ricevuto alcun tipo di risposta alle obiezioni che abbiamo mosso e oggi i promotori hanno smesso di esibire i numeri perché abbiamo dimostrato che mentivano su tutto, a partire dalle risorse disponibili che hanno decuplicato per dare un’immagine positiva della “Grande Pescara”. Oggi non ci dicono neanche che nome avrà il nuovo comune, ma credo sia doveroso spiegare ai pescaresi che Pescara non si chiamerà più Pescara, non credete? O ai cittadini degli altri due comuni che in realtà non è una fusione, ma un’annessione. Il secondo motivo è che mi sto candidando con l’unico partito che ha una visione del mondo definita, che si pone obiettivi di lungo periodo e che sta lavorando nell’interesse del paese per riconquistare la sovranità che ci è stata sottratta dall’adesione ai trattati europei. Con il nostro programma per Pescara abbiamo dimostrato che è possibile declinare i principi costituzionali su un programma territoriale, ma il nostro obiettivo di medio-lungo periodo è entrare in parlamento per rimettere il paese su quei binari. Vogliamo contro-riformare tutto ciò che è stato toccato negli ultimi venticinque anni, dal diritto del lavoro alla previdenza pubblica, dalla sanità al diritto all’istruzione. Lo Stato deve tornare ad essere il garante della prosperità del paese e la spesa pubblica deve essere il volano dello sviluppo del settore privato. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un arretramento dello Stato su ogni fronte e ne stiamo pagando le conseguenze. Vogliamo riconquistare l’Italia e rimetterla nelle mani dei suoi cittadini, ricostruendo quel modello di sviluppo che ha consentito a un paese che partiva dalle macerie di una guerra persa, con il 20% di analfabeti, di diventare in trent’anni la quarta potenza economica mondiale. Se i pescaresi mi voteranno mi aiuteranno a mettere un mattoncino di questo edificio, alla cui costruzione ho deciso di dedicare la mia esistenza, consapevole delle difficoltà che incontreremo e del fatto che solo i nostri figli raccoglieranno i frutti del nostro impegno. Ma sono certo che questo sia l’unico approccio possibile alla Politica, perché senza una prospettiva storica di lungo periodo la politica diventa solo giochi di interessi particolari, clientelismo, favori, intrallazzi. Noi ci crediamo davvero: ci libereremo!».

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