Mazzarelle o arrosticini? I teramani sfidano i pescaresi sulla tipicità del vero prodotto abruzzese

Arbitro della contesa a colpi di spiedo è l'associazione musicale e culinaria Djk che dopo aver omaggiato Maria "la scostumata" di Villa Celiera si appresta ad esaminare la specialità della Val Vomano

L'arrosticino cotto sulla canaletta a carbone è considerato da sempre la prelibatezza abruzzese per eccellenza. Divenuto negli anni un segno distintivo dell'intera regione, lo spiedino di carne di pecora viene oggi celebrato da esperti gastronomi e cultori dello slow food che ne apprezzano il gusto e la tradizione.

A Villa Celiera, patria della "rustella", c'è anche una nota ristoratrice che è stata premiata con uno speciale riconoscimento dagli amici della Djk, associazione composta da disc jockey e amanti della buona cucina.

La laurea simbolica consegnata a Maria di Celentano, detta anche "la scostumata" per i suoi modi poco raffinati, rischia però di essere spodestata. Da Basciano, in provincia di Teramo, viene infatti lanciato il guanto di sfida.

Motivo del contendere è la rivendicazione della tradizionale "mazzarella" quale piatto tipico e meglio rappresentativo dell'Abruzzo. Si tratta di una pietanza preparata in occasione delle feste natalizie e pasquali che richiede ore di preparazione ed ingredienti rigorosamente autentici.

Mazzarelle

Rispetto all'arrosticino vengono utilizzate le interiora di agnello, principalmente fegato, cuore e polmoni, tagliuzzate e insaporite con spezie e aromi, per poi essere avvolti in foglie di indivia e legate da budello lavato e spurgato con acqua, aceto e sale. Sulla cottura c'è chi preferisce quella al forno, chi sceglie di farle sbollentare in umido, oppure di soffriggerle con l'aggiunta di un saporito battuto di cipolle, carote e sedano.  In ogni caso il risultato è ottimo, anche se al palato il sapore è molto più consistente e leggermente amarognolo.

Lino Maranella, titolare dell'agriturismo "Il Portico", ha dunque invitato la speciale commissione enogastronomica ad assaggiare questo piatto che ricorda il sarmale rumeno.

"Accettiamo, ma con riserva di giudizio - dichiara Giovanni D'Addario, portavoce della Djk - prima di emettere delle valutazioni definitive. Pur essendo pescaresi, sappiamo distinguere la bontà della coratella che deve essere sì ben cotta, ma al tempo stesso morbida e gustosa. È importante il tocco finale di maggiorana con un pizzico di pepe. E poi il budello si deve sciogliere in bocca...".

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La conviviale è in programma prima di Natale. Riuscira la "scostumata"  a conservare lo scettro di regina della buona cucina abruzzese ? Il fuoco è acceso, sotto la brace.

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