“Wildlife Photography Exposition”, Dell’Osa espone i suoi scatti in giro per il mondo

L’abruzzese Daniele Dell’Osa, viaggiatore appassionato di fotografia, torna nella sua terra con una mostra fotografica durante cui esporrà i suoi scatti più belli realizzati in giro per il mondo. Appuntamento il 5 maggio a Pescara (Bloom) con “Wildlife Photography Exposition”.

Daniele ha 31 anni, è originario di Chieti e le sue foto hanno una particolarità: i soggetti immortalati nei suoi scatti sono gli animali più particolari del pianeta, dai canguri e koala dell’Australia ai tucani, bradipo e colibrì della Costa Rica, dal pesce pagliaccio in Indonesia all’orango-tango della Malesia, dai cammelli e il deserto del Marocco alla schiusura delle uova della tartaruga “olivacea” in Playa Ostional in Costa Rica, unico posto al mondo dove avviene questo fenomeno.

Particolarità, questa, che gli ha permesso di ritagliarsi uno spazio di prestigio sulla nota rivista National Geographic che ha pubblicato a gennaio scorso un suo scatto, ovvero la raganella occhi rossi fotografata nel parco nazionale del Vulcano Arenal in Costa Rica.

“La mia passione per gli animali è qualcosa che ho sin da piccolo quando con mio nonno guardavo le videocassette di documentari girati in tutto il mondo – spiega Daniele Dell’Osa – da lì la mia prima partenza, nel 2009, verso l’Austria. Andai a lavorare come lavapiatti, ero straniero in terra straniera ma con una consapevolezza che tutti dovrebbero avere: che qualsiasi cosa fatta con passione sia possibile. Da quel momento in poi non mi sono più fermato, deciso a sostenermi economicamente con qualsiasi lavoro pur di realizzare il mio sogno, ovvero viaggiare e fotografare le ricchezze del pianeta”.

Poi fu la volta dell’Australia, dove ha imparato il mestiere di pizzaiolo ed è rimasto per quattro anni e mezzo, della Svizzera e poi di nuovo dell’Austria, fino al conseguimento a dicembre scorso della qualifica di accompagnatore turistico.

“Ricordo ancora il mio primo viaggio a caccia di scatti di animali rari – racconta Daniele – lo feci in solitaria e girai in due mesi e mezzo la Thailandia, l’Indonesia, la Malesia e lo Sri Lanka, avevo solo un borsone e una macchina fotografica compatta. Ero talmente appassionato da quello che vedevo e immortalavo che in quel momento dissi a me stesso che da lì in avanti mi sarei dedicato completamente alla fotografia”.

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