Flaiano Film Festival: le pellicole in proiezione il 24 giugno

Venerdì 24 giugno il 43° Flaiano Film Festival propone alle ore 20,45 nella Sala 5 "Perfetti sconosciuti" di Paolo Genovese: quante coppie si sfascerebbero se uno dei due guardasse nel cellulare dell'altro? È questa la premessa narrativa dietro la storia di un gruppo di amici di lunga data che si incontrano per una cena destinata a trasformarsi in un gioco al massacro. E la parola gioco è forse la più importante di tutte, perché è proprio l'utilizzo "ludico" dei nuovi "facilitatori di comunicazione" - chat, whatsapp, mail, sms, selfie, app, t9, skype, social - a svelarne la natura più pericolosa: la superficialità con cui (quasi) tutti affidano i propri segreti a quella scatola nera che è il proprio smartphone (o tablet, o pc) credendosi moderni e pensando di non andare incontro a conseguenze, o peggio ancora, flirtando con quelle conseguenze per rendere tutto più eccitante. I "perfetti sconosciuti" di Genovese in realtà si conoscono da una vita, si reggono il gioco a vicenda e fanno fin da piccoli il gioco della verità, ben sapendo che di divertente in certi esperimenti c'è ben poco. E si ostinano a non capire che è la protezione dell'altro, anche da tutto questo, a riempire la vita di senso. Paolo Genovese affronta di petto il modo in cui l'allargarsi dei cerchi nell'acqua di questi "giochi" finisca per rivelare la "frangibilità" di tutti: e la scelta stessa di questo vocabolo al limite del neologismo, assai legato alla delicatezza strutturale di strumenti così poco affidabili e per loro stessa natura caduchi come i nuovi media, indica la serietà con cui il team degli sceneggiatori ha lavorato su un argomento che definire spinoso è poco, visto che oggi riguarda (quasi) tutti. Per una volta il numero degli sceneggiatori (cinque in questo caso, fra cui lo stesso Genovese, senza contare l'intervento importante degli attori che si sono cuciti addosso i rispettivi dialoghi) non denota caos e debolezza strutturale, ma sforzo corale per raccontare una storia che è intrinsecamente fatta di frammenti (verrebbe da dire di bit, byte e pixel), corsa ad aggiungere esempi sempre più calzanti tratti dal reale.

Alle ore 18,30 sempre in Sala 5 sarà presentato per la rassegna Scirocco, "Amore, furti e altri guai" del palestinese Muayad Alayan: Mousa vive in un campo profughi palestinese e, per sopravvivere, ruba automobili. Un giorno si impadronisce della macchina sbagliata: una Passat con un soldato israeliano nascosto nel bagagliaio. L'uomo è stato rapito da militanti palestinesi come merce di scambio nell'ambito delle infuocate trattative per la liberazione dei prigionieri politici, detenuti nelle carceri israeliane. Mousa è un sempliciotto, che vuole soltanto raccogliere 5000 dollari per poter emigrare in Italia e giocare a pallone nella Fiorentina, come gli ha promesso un conoscente truffaldino. Mousa non vorrebbe avere niente a che fare con la difficile situazione politica del proprio paese e non sa che farsene dell'israeliano rapito, finito per sbaglio sulla sua strada. Ben presto, l'ingenuo ladro si ritrova al centro di una losca trama che vede coinvolti da un lato i miliziani palestinesi e dall'altro l'Intelligence israeliana. A rendere ancora più complicata la sua situazione, c'è la donna con cui ha una relazione clandestina da anni, una donna che ha messo incinta per poi scappare, e che adesso è sposata con un uomo benestante.

Amore, furti e altri guai è l'opera prima del palestinese Muayad Alayan, che ha studiato cinema a San Francisco, ma ha poi deciso di fare ritorno nel suo paese, accogliendo la sfida di un lavoro privo di risorse economiche, ma che fosse frutto dello sforzo e della creatività della propria comunità. Una sfida vinta con la realizzazione di questo primo film di finzione, ambientato nello scenario di un paese lacerato dalla tensioni politiche che la cronaca estera ci racconta da tempo immemore. L'intento del regista è quello di mostrare come la grande Storia influenza la storia individuale, quella di un piccolo uomo che non è né un eroe nazionale né un martire, ma semplicemente un essere umano che è nato e cresciuto in mezzo a una perenne lotta fratricida e, semplicemente - e forse egoisticamente - non vorrebbe più averne a che fare. Invece, le azioni che mette in campo, nel tentativo maldestro di andare via dal paese per costruirsi un futuro migliore, lo mettono pericolosamente con le spalle al muro.

Alle ore 22,45 sarà la volta di "Il club" di Pablo Larraìn: c'è una casa a La Boca dell'inferno e sulla costa cilena, dove vivono una suora e quattro preti sconsacrati. Perché ciascuno a suo modo ha profanato la sacralità della vita. La vita degli altri, dei bambini che hanno abusato, di quelli che hanno venduto, degli uomini e le donne che hanno tradito e di Sandokan, un infelice senza tetto e senza amore che accompagna gli spostamenti di padre Lazcano, prete pedofilo appena arrivato a destinazione. Traslocato a La Boca, Lazcano ha violato Sandokan da bambino, che adesso come un tarlo lo consuma dentro e lo aspetta fuori dalla porta. Sfinito dalla sua colpa, l'aguzzino si spara sotto gli occhi della vittima, avviando l'indagine di padre Garcia, gesuita e psicologo deciso a fare chiarezza sul suicidio e a interrompere presto il loro buen retiro.

In Sala 4 alle ore 10 per il concorso italiano verrà proiettato "Alaska" di Claudio Cupellini interpretato tra gli altri da Elio Germano e Marco D'Amore: Fausto lavora in un hotel e sogna di diventare maître, Nadine si presta controvoglia ad un provino per modelle (che poi passerà). I due si incontrano su un tetto di Parigi e vivono subito dopo la prima di molte disavventure che li porteranno tra la galera e l'ospedale, tra la ricchezza e l'estrema indigenza, tra Francia e Italia flirtando con il crimine come fosse niente e rovinando vite altrui. Tutto per inseguirsi come non avessero altri al mondo. E forse davvero non ne hanno. Non muovendo un passo dallo stile di messa in scena a cui il nostro cinema ci ha abituato negli ultimi anni, Claudio Cupellini realizza uno dei film più anomali che abbiamo visto, una storia che prima di tutto è densa di eventi, che lascia e riprende per strada dei personaggi come non contassero nulla, che cambia di tono, verso e direzione molte volte. In mezzo sempre loro, Fausto e Nadine, le loro vite parallele che si incrociano e si allontanano ma non smettono di influenzarsi, dentro e fuori diverse prigioni, costretti di continuo a rivoluzionare quello che pensano del proprio futuro ma mai rivolti verso il passato (sembra un dettaglio ma è invece un elemento molto influente nel differenziare questo film dai soliti finti thriller italiani).
Non c'è nessuna probabilità nell'incredibile susseguirsi di fortune e sfortune nella vita dei due ed è una delle prese di posizione migliori, l'aperta finzionalità di una storia che non somiglia alla vita vera, ma semmai all'epica del cinema e per questo riesce così tanto a parlare del mondo che viviamo. Pur non essendo un film d'azione Alaska è lo stesso una storia di grandi eventi e clamorosi ribaltamenti, di inseguimenti forsennati e decisioni repentine. Traduce nel cinema drammatico il passo esagerato del cinema d'avventura.

Alle ore 21.30, infine, "Al di là delle montagne" di Jia Zhangke: Fenyang, 1999. La Cina è a un passo dal nuovo secolo e da Macao, ultima colonia portoghese in Asia. Mentre il Paese si appresta a ristabilire la propria sovranità, Tao, una giovane donna di Fenyang, non sa decidere a chi appartenere. Corteggiata da Zhang, proprietario di una stazione di servizio che si sogna capitalista, e Lianzi, minatore umile che estrae speranze e carbone, Tao prova a fare chiarezza nel cuore. Tra una corsa in macchina e un piatto di ravioli al vapore, sceglie Zhang e getta nella disperazione Lianzi, che abbandona casa e città. Quindici anni, un matrimonio e un figlio dopo, Tao è separata e sola, Lianzi ha un cancro e Zhang vive a Pechino con un'altra donna. Cinico e ricco ha ottenuto l'affidamento del figlio, che ha chiamato come la valuta americana (Dollar) e ha deciso di far crescere in Australia. Terra promessa dall'altra parte del Mondo, l'Australia diventa la patria di Dollar che maggiorenne e inquieto ha deciso di ritrovare sua madre e la Cina. A ostacolarlo c'è Zhang, che non ha mai imparato l'inglese e non ha parole per raggiungere il suo ragazzo. A casa e sotto la neve, attende da sempre Tao.

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