Ricorso per 2 buoni fruttiferi postali, cliente ottiene 27mila euro in più grazie a Codici Abruzzo

Il legale ha presentato ricorso per conto di Codici Abruzzo, associazione consumatori coordinata da Giovanni D'Andrea di cui il possessore dei buoni fa parte

Un cittadino si è visto riconoscere 27mila euro in più per 2 buoni fruttiferi postali della serie Q/P emessi nel dicembre 1986 grazie a un ricorso presentato dall'avvocato Antonello Campanelli.
Il legale ha presentato ricorso per conto di Codici Abruzzo, associazione consumatori coordinata da Giovanni D'Andrea di cui il possessore dei buoni fa parte.

Il ricorso è stato accolto dall'arbitro bancario finanziario (Abf) interpellato per l'associato di Codici.

L’avvocato Campanelli, consulente dell’associazione, ha presentato il ricorso all’Abf di Roma che ha ribadito il principio secondo cui quando su un buono fruttifero postale è presente un timbro che modifica il tasso d’interesse dal primo al 20esimo anno, dal ventesimo e fino al trentesimo anno sono dovuti gli interessi previsti nel buono stesso, disponendo così che l’intermediario (Poste Italiane) debba corrispondere alla parte ricorrente gli importi determinati nella misura indicata sul retro dei titoli per il periodo successivo alla scadenza del 20° anno dalla loro emissione.

Questo quanto spiega il legale Campanelli:

«I buoni in oggetto erano stati emessi sul cartaceo della serie P, con tre timbri: uno sul fronte del titolo, con la dicitura serie Q/P e due sul retro dei titoli, con una doppia variazione dei tassi d’interesse, nulla dicendo però in merito alla variazione dei tassi per lo scaglione del periodo dal 21°al 30° anno».

Il ricorrente nel mese di giugno 2018 aveva provato a chiedere la liquidazione dei due buoni ma Poste Italiane gli aveva prospettato la liquidazione di un importo molto inferiore a quanto si aspettava. Così è partito subito il reclamo dell’associazione consumatori al quale Poste Italiane ha risposto confermando che gli importi da liquidare erano quelli previsti dal D.M. del Tesoro del 13 giugno 1986. Campanelli lo scorso settembre ha così inoltrato il ricorso all’Abf che, nello scorso mese di maggio si è pronunciato dando ragione all’associato e, nel mese di agosto Poste Italiane ha inviato l’assegno di euro 27mila euro.

L’avvocato Campanelli ricorda «che le decisioni dell’Abf non sono vincolanti per l’intermediario interpellato che potrebbe anche non adempiervi tuttavia, l’Abf non prevede la condanna alle spese del ricorrente, anche in caso di soccombenza, ma solo il pagamento delle spese di avvio della procedura pari a 20 euro. Abbiamo chiesto che fosse riconosciuto, per il periodo dal 21° al 30° anno, il diritto a riscuotere il buono nella misura indicata nel retro del titolo per ciascun buono di 2.000.000 di lire». Nel ricorso si è costituita anche Poste italiane, chiedendone il rigetto.

«Una bella vittoria per il nostro iscritto», conclude il presidente di Codici D’Andrea, «grazie alla decisione dell’Abf di Roma, infatti, un nostro associato, ha incassato ben 27mila euro in più della somma che gli era stata offerta quando si è presentato allo sportello delle poste per riscuotere i buoni».

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