Lavoro in Abruzzo, l'allarme della Cisl: "L'economia regionale è ferma"

Gli occupati tornano sotto la soglia di 500mila lavoratori, riallontanando i valori da quelli del 2008

«L’economia abruzzese è ferma, è necessario un confronto a tutto campo con la Giunta regionale, al momento assente».
A fotografare la situazione del lavoro in Abruzzo è la Cisl

Gli occupati tornano sotto la soglia di 500mila lavoratori, riallontanando i valori da quelli del 2008.

I numeri dell'analisi proposta dal sindacato parlano chiaro: sono tornati a mancare 17mila posti di lavoro contro gli 11mila del 2018.

Il tasso di disoccupazione, pur essendosi attestato intorno al 10,8 per cento, è ancora lontano dalla fase pre-crisi 7,2 per cento.

L'analisi della Cisl Abruzzo si basa sui dati Istat rielaborati dall’Ufficio studi della Cisl e sono stati presentati questa mattina, martedì 24 settembre, insieme a Giuseppe Mauro, professore ordinario di Politica Economica nella Facoltà di Economia  della università D’Annunzio di Pescara-Chieti.
«Un trend negativo occupazionale, del II trimestre 2019, che ha interessato tutto il settore dell’industria», commenta il segretario della Cisl Abruzzo, Leo Malandra, «con -13 mila occupati (con una diminuzione di 10 mila persone nell’industria in senso stretto e 3 mila nell’edilizia). Il numero dei lavoratori in agricoltura è rimasto sostanzialmente stabile e nei servizi, invece, è diminuito di mille occupati. Registriamo un rallentamento delle assunzioni complessive, anche se sono superiori alle cessazioni. Se scorporiamo il dato sono in lieve crescita i contratti a tempo indeterminato, anche se le aziende continuano a prediligere quelli a tempo determinato come strumento contrattuale. Secondo i dati forniti dall’INPS, inoltre, sono in aumento il numero delle trasformazioni contrattuali».

Questo quanto aggiunge Mauro:

«Emerge che gran parte della crescita regionale è dovuta alla spinta propulsiva della domanda estera. Le esportazioni mostrano segnali di miglioramento assieme ad altri di frenata. Il valore dei prodotti esportati all’estero ha superato quello pre-crisi del 7,8%, nonostante un lieve rallentamento nei primi mesi di quest’anno causato da un’anomala e ingiustificata crescita della provincia pescarese registrata l’anno scorso». 

I mezzi di trasporto e i prodotti agricoli hanno retto ai colpi della crisi, invece quelli farmaceutici, chimici, articoli in gomma e materie plastiche e degli apparecchi elettrici hanno avuto dei cali. L’Abruzzo continua ad essere competitivo grazie alle grandi imprese, ma anch’esse stanno risentendo del rallentamento dell’economia italiana ed europea, delle turbolenze sui mercati internazionali, delle prospettive negative tedesche, tutti fattori che possono incidere negativamente sull’economia della nostra regione e frenarne la crescita.

Secondo Mauro «il lavoro va posto al centro dell’azione di politica economica della regione. Non solo per allargare la sfera occupazionale e il percorso di crescita, ma anche per assegnare ai giovani un ruolo ben definito all’interno dei processi di innovazione e di sviluppo competitivo. Per lo sviluppo occupazionale bisogna sostenere il tema della formazione attraverso l’università e i centri di ricerca.  Alla stessa maniera rimane fermo il bisogno di una adeguata attività creditizia a favore delle piccole e medie imprese che rappresentano il cuore pulsante del sistema economico dell’Abruzzo a forte vocazione industriale. Stiamo vivendo una fase congiunturale, perché i valori economici ed occupazionali non si riprendono, e una strutturale, perché avremo bisogno di passare ad un nuova economia».

Questo, infine, quanto chiede Malandra per il rilancio dell'economia abruzzese:

«Per il rilancio dello sviluppo appare quanto mai opportuno favorire una adeguata politica degli investimenti mettendo in cantiere quanto previsto dal Masterplan, dalla Carta di Pescara e dall’imminente riconoscimento delle Zes, al fine di rafforzare il PIl, l’occupazione e la domanda interna e favorire l’insediamento di una nuova imprenditoria. Ma tale politica di investimenti deve partire da una visione strategica che deve ricomprendere l’Abruzzo contestualmente nei flussi commerciali europei previsti dalle reti Ten-T, sia inerenti il corridoio Baltico-Adriatico che quello traversale Barcellona-Civitavecchia-Ortone-Ploce. Un progetto strategico di ampio respiro che abbia come obiettivo lavoro, crescita, sviluppo e riduzione delle tasse in modo armonico dell’intera regione. Un progetto che superi le disuguaglianze tra aree costiere ed interne, il dualismo tra grandi medie industrie e piccole e micro imprese. Spetta alla politica regionale dare risposte in tal senso, recuperando per un necessario confronto di merito con le forze sociali, al momento del tutto assente, se non sporadicamente attivato per tentare di dare risposte a qualche emergenza. Chiediamo da tempo alla giunta abruzzese, a partire dal presidente Marsilio, di avviare fruttuosi e concreti tavoli di confronto sulle principali tematiche inerenti lo sviluppo della nostra Regione, settore per settore. Solo con il confronto di merito e, puntando alla condivisione, si possono fare scelte equilibrate per il bene dell’intero Abruzzo. Il nostro ruolo non può essere solo quello di correre al capezzale di situazioni emergenziali, ma abbiamo il dovere di rappresentare centinaia di migliaia di lavoratori, giovani, pensionati, e cittadini abruzzesi: il presidente e la giunta ne devono tener conto! Onorando gli impegni ufficiali assunti, nello scorso aprile, di aprire tavoli di confronto con le organizzazioni sindacali confederali in tutti i settori».

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