Fondazione Papa Paolo VI, l'Unione Sindacale di Base: "Quale futuro per gli operatori?"

Nel mese di giugno dello scorso anno l’Unione Sindacale di Base entra nella Fondazione Papa Paolo VI, Onlus accreditata col Servizio Sanitario Nazionale che vede alla propria presidenza l’Arcivescovo di Pescara-Penne, Monsignor Valentinetti

Quale sarà il futuro degli operatori della Fondazione Papa Paolo VI?
È quello che si chiede l'Usb (Unione Sindacale di Base) che sottolinea da un lato il calo dell'utenza e dall'altro la chiusura dei centri.

Nel mese di giugno dello scorso anno l’Unione Sindacale di Base entra nella Fondazione Papa Paolo VI, Onlus accreditata col Servizio Sanitario Nazionale che vede alla propria presidenza l’Arcivescovo di Pescara-Penne, Monsignor Valentinetti.

La Fondazione esercita attività di riabilitazione per minori e adulti con disabilità fisica, psichica, sensoriale o mista e che necessitano di presa in carico globale da parte di un’equipe multidisciplinare. Svolge le proprie funzioni attraverso servizi socioassistenziali nelle proprie strutture presenti a Pescara e provincia, Chieti e in provincia de L’Aquila. La qualità riabilitativa e l'alta professionalità dei dipendenti ha fatto si che la Fondazione si espandesse sempre di più, con lo scopo di soddisfare le richieste degli utenti.

«Oggi invece», fa sapere l'organizzazione sindacale, «la qualità del servizio è scesa drasticamente. Sempre più frequenti sono le lamentele da parte dell’utenza. Cos’è cambiato?. Negli ultimi due anni molti dipendenti sono stati costretti a rivolgersi all'ispettorato del lavoro perché vittime di procedimenti disciplinari non meritati, alcuni hanno subito addirittura minacce di licenziamenti o trasferimenti non congrui. Un accordo peggiorativo in riferimento al contratto nazionale (Ccnl Aris 2012), sul tema della"Mobilità interna del personale”, ha portato a trasferimenti e demansionamenti unilaterali, mancando di rispetto alla legge in materia, ignorata durante tutto il percorso della contrattazione. Inoltre i carichi di lavoro eccessivi e il mancato rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro hanno ulteriormente messo in crisi la situazione dei lavoratori e della Fondazione stessa. Il futuro della Papa Paolo VI ci preoccupa, il calo dell’utenza e la chiusura di diversi centri, mette i lavoratori in pericolo.Gli stessi operatori, che da sempre sono il cuore dell'Ente,hanno scelto infine di unirsi all’Usb, che anche se è un sindacato non firmatario del contratto, resta l’unico strumento per cercare di  ripristinare un’adeguata organizzazione tecnico-amministrativa».

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