Fallimento Oma, niente esercizio provvisorio: ultimo giorno di lavoro per 330 dipendenti

Come riferiscono i sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl, nei mesi scorsi la Oma aveva presentato richiesta di concordato preventivo, successivamente la stessa azienda non ha depositato il piano concordatario entro i termini previsti e nei fatti si è arrivati al fallimento

Il fallimento della Oma (Officina metalmeccanica Angelucci) di Castiglione a Casauria è stato dichiarato da una sentenza del tribunale di Pescara lo scorso 22 ottobre.
Il deposito è avvenuto l'altro ieri, linedì 28 ottobre, e il curatore fallimentare, Costantini, ha accettato l'incarico che gli è stato conferito.

Come riferiscono i sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl, nei mesi scorsi la Oma aveva presentato richiesta di concordato preventivo, successivamente la stessa azienda non ha depositato il piano concordatario entro i termini previsti e nei fatti si è arrivati al fallimento.

«Tutti», scrivono in una nota le segreterie di Fiom Cgil e Fim Cisl, «ci aspettavamo che il tribunale concedesse l'esercizio provvisorio a fronte del fatto che l'azienda in questo momento ha le commesse per proseguire e oltre a questo dato non trascurabile, sono anche giunte tre manifestazioni d'interesse per possibile affitto di ramo d'azienda con il fine dell'acquisto. A partire dalla giornata di oggi è stato dichiarato dal Curatore fallimentare la sospensione di tutte le attività lavorative, non sarà consentito a nessun dipendente l'ingresso in azienda. Da domani le Officine di Bussi saranno senza manutenzione, e il committente Nuovo Pignone a causa del blocco delle attività di tutti gli stabilimenti, sia essi abruzzesi che toscani, non riceverà più materiali e servizi. Il Curatore ci ha informato che da domani inizieranno interlocuzioni con i clienti della Oma e che ha bisogno di un periodo che può arrivare addirittura a 20-30 giorni per analizzare la situazione e costruire un percorso che possa garantire il continuo delle attività della Oma e della conservazione dei posti di lavoro. La realtà più concreta, sentendo anche le organizzazioni sindacali degli altri territori purtroppo sarà un' altra: le Officine di Bussi non potranno permettersi di concedere nessuna sospensione, il Nuovo Pignone non aspetterà questo lunghissimo periodo e le conseguenze saranno la perdita delle commesse che passeranno ad altri fornitori, la perdita delle manutenzioni, la fuga delle professionalità che sono già corteggiate da altre aziende, la richiesta di forti penali alla Oma per il mancato rispetto degli impegni presi. A questo punto, molto probabilmente non si sarà fatto l'interesse delle maestranze che dopo 20-30 giorni non avranno più un'azienda con commesse, la Oma sarà ulteriormente indebitata anche a causa delle penali e gli stessi creditori non saranno salvaguardati. Per la cronaca riportiamo che il fallimento avrà altre conseguenze immediate, verrà tracciata una linea a oggi, 29 ottobre 2019, da oggi la Oma è fallita, le maestranze alle prossime scadenze non percepiranno le spettanze del mese di ottobre, si sta procedendo a richiesta di cassa integrazione straordinaria, purtroppo questa dovrà prevedere il pagamento diretto da parte dell'Inps sperando sempre che la richiesta sia accettata dal Ministero, bene che vada le lavoratrici e i lavoratori inizieranno a percepire l 'assegno non prima di 2/3 mesi. In un'assemblea con le lavoratrici e i lavoratori, avuta dopo un incontro interlocutorio con il Commissario che ringraziamo per averci ricevuto tempestivamente, abbiamo potuto misurare la pressione sociale che è alle stelle, la situazione è esplosiva, ci sono stati momenti di tensione e temiamo per questo clima, non escludiamo nei prossimi giorni che sia dagli stabilimenti toscani che abruzzesi partano manifestazioni dirette verso le istituzioni. La Regione Abruzzo è stata resa edotta dell' ulteriore evoluzione della situazione, ci aspettiamo pieno supporto». 

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